Prorogato il bando “Re-Start Up” per sostenere l’imprenditoria delle persone con disabilità

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“Le attuali criticità che caratterizzano il mercato del lavoro non favoriscono di certo chi è in cerca di occupazione, tanto più se disabile – sostiene il Presidente territoriale ANMIL GIUSEPPE GNARRA- per questo abbiamo voluto promuovere il bando dell’IRFA (Istituto di Riabilitazione e Formazione ANMIL) che punta sull’autoimprenditorialità la quale, quando adeguatamente sostenuta, è in grado di creare nuove e importanti opportunità di accesso al mondo del lavoro”. Obiettivo di “Re-Start Up” è rendere le categorie svantaggiate protagoniste del cambiamento e dell’innovazione, facendone emergere attitudini e potenzialità attraverso la partecipazione ad un percorso formativo in consulenza imprenditoriale, finalizzato alla creazione di imprese.
“Ma è indispensabile accompagnare ogni iniziativa con un’adeguata formazione, soprattutto quando si tratta di persone con difficoltà fisiche e che hanno problemi di reinserimento sociale – continua il Presidente ANMIL -, affinché si diano a tutti le basi e gli strumenti necessari per affrontare con successo un percorso di inserimento e di auto-occupazione”.  Il bando “Bando Re-Start Up”, promosso in collaborazione con E-olo S.r.l. (società attiva nei settori della formazione e consulenza organizzativa), che inizialmente prevedeva la scadenza il 15 luglio, al fine di consentire la fruizione di tale opportunità al massimo numero di progetti finanziabili, essendone pervenuti in numero inferiore, è stato prorogato fino alle ore 18.00 del 4 settembre 2015.

Secondo la Relazione al Parlamento sull’attuazione, per il biennio 2012-2013, della legge 68/1999 sul collocamento mirato, anche quando i posti di lavoro riservati ai disabili ci sono e sono disponibili, questi continuano a non essere assunti. Infatti, in totale, nel nostro Paese, fra pubblico e privato, al 31 dicembre del 2013 risultavano 186.219 posti di lavoro riservati a soggetti con disabilità, dei quali 41.238 scoperti: in pratica il 22%, quasi uno su quattro. Oltre 26 mila, su 117 mila complessivi, sono nel settore privato, invece su 76 mila posti riservati, poco meno di 13 mila sono nel pubblico. Alla fine del 2013, gli iscritti agli elenchi unici provinciali del collocamento obbligatorio sono scesi a 676 mila ma, di fronte a questa potenziale platea di lavoratori, gli avviamenti al lavoro sono stati davvero limitati: poco più di 19 mila nel 2012 e ancora meno, 18.295, nel corso del 2013. In pratica nel 2013 ogni quattro nuovi disabili iscritti alla lista del collocamento obbligatorio, solamente uno ha trovato effettivamente lavoro. Ma se il termine di paragone sono tutti gli iscritti, il calcolo è ancor più impietoso: un avviamento al lavoro ogni 36 iscritti al collocamento.

“A fronte di questi numeri che dimostrano l’inefficacia della normativa – commenta il Presidente GIUSEPPE GNARRA la nostra Associazione, che da oltre 70 anni si occupa della tutela degli infortunati sul lavoro ed ha oltre 400 mila iscritti, non può rimanere indifferente e poiché ci teniamo a non sederci dalla parte di chi ama solo criticare, diamo vita a progetti come Re-Start up”. “Peraltro, nella nostra provincia le persone con disabilità che cercano occupazione sono davvero molte – afferma il Presidente ANMIL GIUAEPPE GNARRA- e, purtroppo, gli invalidi del lavoro disoccupati sono ben di più degli invalidi civili, nonostante la nostra categoria sia composta da persone che hanno sacrificato la propria integrità fisica sul lavoro a causa del mancato rispetto delle norme di prevenzione e, pertanto, il loro reintegro nel mondo del lavoro dovrebbe essere assolutamente garantito”.

Le domande per poter accedere al finanziamento di 20 progetti dovranno pervenire entro il 4 settembre, esclusivamente a mezzo posta elettronica all’indirizzo: [email protected] e per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.anmil.it oppure contattare l’apposita struttura tecnica di supporto attivata presso la sede della Direzione Nazionale dell’IRFA ai numeri 06.54196-280/554 o, infine, scrivere all’indirizzo di posta elettronica [email protected]

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