La riflessione/ Montenero come Montecarlo: ma il Molise dov’è?

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Premetto subito di non voler entrare nel merito dell’investimento cinese ‘South Beach’ a Montenero di Bisaccia, nel senso che non parteciperò alle polemiche su chi siano i potenziali investitori o il mediatore, perché non ho amici né in Cina e né in Canada per giudicare e poi perché le questioni vanno affrontate quando c’è un livello completo di conoscenza dei fatti e delle cifre e soprattutto carte e progetti esecutivi depositati e resi pubblici. Mi limiterò a cercare di capire quanto bene possa fare un’operazione del genere al territorio in prospettiva futura.

L’interesse dell’imprenditoria, anche nazionale, per il Molise, da un pò di tempo era nota anche se l’unico progetto che sembrava essere operativo risale ad alcuni anni fa ed era in buona sostanza quasi tutto ‘molisano’; allora ci sembrò già ambizioso quello che si sarebbe dovuto realizzare, più o meno in agro di Campomarino. Prevedeva strutture sanitarie d’avanguardia, ricettività turistica e l’immancabile campo da golf che è ‘ricomparso’ anche a Montenero di Bisaccia. Ora di fronte al progetto cinese quello sembra una formichina, eppure già allora qualcuno parlò di cementificazione ed impatto ambientale esagerato; un motivo in più per capire se poi un’operazione di questa portata (quella cinese) possa avvalersi di un’analisi costi/ benefici tale da giustificare lo sforzo immane in un tratto di terra molisana. E’ vero che Montenero di Bisaccia ha il casello autostradale, peraltro sul florido corridoio adriatico, ma è anche vero che non ha, al contrario, un bacino di utenza potenziale per reggere quei numeri turistici, anche perché le prime città di una certa consistenza sono ad almeno 100 chilometri di distanza sia verso Nord che verso Sud. Un villaggio turistico con 125 tra palazzoni e grattacieli richiama gente anche da centinaia di chilometri di distanza, ma per ‘durare’ ha bisogno di flussi quotidiani e non solo uno o due mesi all’anno. Comunque queste sono analisi che spettano agli operatori economici accreditati e mi limito a dire la mia, per quello che possa valere.

Per il resto sappiamo che la Regione organizzerà il tavolo tecnico degli Enti pubblici e locali, probabilmente per dare il parere tecnico ma anche per studiare un coordinamento nelle autorizzazioni e licenze che sia il meno farraginoso possibile, visto che poi sarà questo il maggiore ostacolo ad un’opera mastodontica che, se anche tutto filasse liscio come l’olio e senza contenziosi o ricorsi, richiederebbe (questa volta sono gli esperti a dirlo) alcuni decenni tra costruzioni e vendite. Entro nel merito di quello che si dice sul Molise, che avendo una vocazione turistica è giusto che la metta in campo. Bisogna chiarire bene la questione. Il Molise ha forse solo nel turismo uno sbocco occupazionale di un certo rilievo in prospettiva e quella è la carta economica che dovrà giocare in futuro, ma proprio dal punto di vista turistico non è pronto per sfruttare nel breve periodo un’opera di quelle dimensioni e forse neanche in quello medio, perché non ha, per sua natura, alcuna vocazione, tranne quella ‘originaria’ agricola. Voglio dire che per creare imprenditoria turistica bisogna prima formare le persone, creare la giusta mentalità che poi determina il mercato; in caso contrario vedremo ‘piovere’ risorse, ma solo una minima parte di queste andranno a beneficio economico ed occupazionale nel comparto turistico.

Allora il rischio è che tutto diventi una consistente occasione occupazionale, è vero, ma provvisoria e solo per il settore edile e l’enorme indotto che andrà a creare tra assunzioni di personale lavorante, fornitori di materiali, esperti ambientali per la realizzazione di ‘praterie’ di verde attrezzato (che pure tra una cementificazione e l’altra dovranno essere garantire). Potrebbe essere un’occasione per il commercio, collegando i ‘numeri’ alti della ristorazione e dell’accoglienza per ‘recuperare’ e poi dare ossigeno anche ai due centri commerciali viciniori, quello proprio di Montenero di Bisaccia e l’altro ancora più grande a Termoli, anche se si suppone che nel progetto cinese di gallerie commerciali ben più grandi di quelle citate ve ne siano a iosa; ma l’indotto crea altro indotto, se così si può dire. L’occupazione è occupazione e la mega opera ‘cinese’ comunque la garantirà: ma se il Molise non avrà anche la gestione turistica pluriennale dell’opera tutto finirà con il tempo. Come si dice: “Passato il santo, finita la festa!”.

In sostanza è presto per dire se questa sia la grande occasione o solo l’ennesima cattedrale nel deserto: ma senza sfruttare le intelligenze migliori sul territorio e anche quelle molisane che vivono e lavorano altrove non si andrà da nessuna parte. Montenero non è Montecarlo e la ‘contea’ molisana non è il Principato, perché mancano ampie vedute, innovazione e strutture finanziarie che da quelle parti hanno permesso di aprire una vetrina mondiale su una terra che in origine era più o meno deserta come la nostra. I tavoli tecnici vanno bene all’inizio, ma da soli non portano da nessuna parte, perché il Molise, per essere presente, dovrà offrire intelligenze imprenditoriali forti, capacità manageriali ‘alte’ e soprattutto formazione turistica di livello superiore. E’ un problema che sarà centrale per le generazioni future ma che dovrà essere programmato da questa: il filo tra successo ed illusione in questo caso è sottilissimo. E di quest’ultima non ne sentiamo più il bisogno.

Stefano Manocchio

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