La statistica/ Molise, la ripresa parte dal basso

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Siamo abituati a non lesinare critiche, peraltro motivate, sul tenore e qualità della vita in Molise; le motivazioni non mancano e si scontrano con il solito stereotipo (che alla fine corrisponde a verità) di regione dove tutto sommato ancora si vive tranquilli e buona per passarci la vecchiaia. Fin qui nulla da dire; si potrebbe aggiungere il motto dei nostri avi, che dopo tutto quello che avevano visto ( a cominciare da una guerra mondiale) si accontentavano di “aria pulita, acqua fresca e genuina, pane e pasta buoni che non mancano a nessuno”. I tempi cambiano e con essi anche le esigenze: i giovani continuano ad andare via, non più con la voglia matta di ritornare, il lavoro boccheggia, pane e pasta sono ancora garantiti quotidianamente ma con difficoltà.

La premessa, un po’ lunga, per dare una chiave di lettura del posizionamento del Molise nella classifica 2020 stilata da Italia Oggi (quotidiano di economia e finanza) relativa alla qualità della vita. Subito il risultato: su 107 province, Campobasso si porta al 65esimo posto rispetto al 71esimo del 2019, mentre Isernia sale dall’84esima postazione alla 79esima. Buone nuove, con i due capoluoghi che migliorano la posizione. E i parametri che hanno permesso l’ascesa verso posizioni più comode sono quelli citati in premessa. Ad iniziare dall’incidenza dei reati: Campobasso guadagna più di venti posizioni nella graduatoria della tranquillità e Isernia addirittura oltre 70. Bene (sembrerebbe strano ma è così) il sistema salute dove Isernia piazza addirittura il podio massimo e Campobasso, pur scendendo, è nei primi 15 in Italia. Diversa la situazione ambientale, a smentire il detto dei nostri antenati: si registra anche una sonora bocciatura, con il capoluogo regionale che addirittura non entra nei primi cento, a conferma che quello che andiamo scrivendo da tempo è un dato di fatto e distrugge continuamente la buona fama, che poi è quella di tutta la regione. Da anni, forse decenni, viviamo di rendita nella convinzione di avere ambiente incontaminato e benessere ‘verde’ e dobbiamo renderci conto che non è più così, anche perché dalle nostre parti proprio la cultura ambientale è una chimera.

Per il resto figura da comprimari per entrambi i capoluoghi su gran parte delle tabelle dello studio, con una differenziazione netta per i dati sul tempo libero, visto che Isernia, si colloca al 35esimo posto e Campobasso solo al 90esimo posto. La percezione è ancora peggiore. I numeri del Molise in alcuni casi migliorano per debolezza degli ‘avversari’ se così si può dire e, strano anche solo a pensarlo, soprattutto dei comuni centro settentrionali (Vercelli da 46 a 59, Torino 49/64, La Spezia 47/66, Lucca 42/67, Piacenza 32/73, Cremona 28/74, Lodi 43/80). Ma alla fine sono meridionali i capoluoghi nelle ultime 27 posizioni (le solite ‘due Italie’)

Questi i numeri non ci lasciano soddisfatti, ma ci portano a dire che l’avevamo previsto e anche detto; la nostra è una regione che accumula degrado, anche mentale ed ideologico, che non ha fame di cultura e non ha strumenti per utilizzare il tempo libero in maniera diffusa ed organizzata, fatta eccezione per la passeggiatina a piedi o quella in bici sulle piste ciclabili. Poche manifestazioni pubbliche (prima del lockdown, perché adesso sono di fatto vietate) e purtroppo limitato interesse per la lettura, rispetto a realtà progredite soprattutto del Centro-Nord.

Se ci dovrà essere ripresa, questa potrà partire solo dal basso, anche perché scendere ancora porterebbe al guado del fiume della disperazione economico-sociale, dal quale raramente si torna indietro bene.

Stefano Manocchio

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