I professionisti penalizzati dal D.L. Cura Italia

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I liberi professionisti iscritti a ordini e casse previdenziali diverse dall’INPS sono stati dimenticati dal DL Cura Italia, il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo entrato per loro non prevede tutele, anche se titolari di partita Iva alle quali è riconosciuto il bonus di 600 euro.

Il decreto ha previsto per alcune categorie di lavoratori, un reddito di ultima istanza, che tra la bozza del decreto e il testo ufficiale si è perso per strada ed ha subito modifiche tali da penalizzare i liberi professionisti.

Il bonus è riservato ai liberi professionisti, iscritti alla gestione separata INPS, ai professionisti; commercialisti, avvocati, architetti, giornalisti, che sono iscritti alla gestione separata della cassa previdenziale di riferimento, anche i liberi professionisti iscritti a un ordine sono colpiti dall’emergenza coronavirus con l’attività ferma alla stregua, chi più chi meno, di tutti gli altri lavoratori.

I liberi professionisti sono nell’articolo 54 del decreto, che prevede l’attuazione del Fondo solidarietà per i mutui “prima casa” il cosiddetto “Fondo Gasparrini”  per i prossimi 9 mesi  blocca il mutuo sulla prima casa, con autocertificazione che attesti :“di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo del proprio fatturato, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus.”

Dimostrarlo, così come la norma è posta, è molto più difficile per un libero professionista iscritto a un ordine rispetto al lavoratore autonomo titolare negozio o attività commerciale fatta di orari di apertura, chiusura e di una determinata clientela.

Gli aiuti per i professionisti sono contemplati in un articolo del decreto, che riguarda un Fondo per il reddito di ultima istanza. Qui fanno capolino anche i liberi professionisti, ma sempre in una posizione marginale, infatti ai liberi professionisti va il reddito di ultima istanza, o quasi, nel DL Cura Italia i liberi professionisti sono messi in una posizione marginale.

L’articolo 44 istituisce un Fondo di ultima istanza cui possono accedere lavoratori dipendenti e autonomi che abbiano cessato o ridotto l’attività a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, che con modalità definite in un secondo momento, viene garantita un’indennità nel limite di spesa di 300 milioni di euro.

Con lavoratori autonomi e dipendenti apparivano nella bozza del decreto anche i liberi professionisti iscritti a ordini ed elenchi, anche se con un limite reddituale (per tutte e tre le categorie) di 10.000 euro nel 2019. Nel decreto Cura Italia ufficiale i liberi professionisti appaiono solo alla fine nel secondo comma del suddetto articolo in cui si legge:

Saranno definiti i criteri di priorità e le modalità di attribuzione dell’indennità di cui al comma 1, nonché la eventuale quota del limite di spesa di cui al comma 1 da destinare, in via eccezionale, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica, al sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103”,  e sono “soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione, il cui esercizio è condizionato all’iscrizione in appositi albi o elenchi. ” o che “esercitano attività libero-professionale, ancorché contemporaneamente svolgano attività di lavoro dipendente.”

Per i liberi professionisti, come si evince dal testo dell’articolo, la quota è eventuale e in via eccezionale sempre nel limite di spesa stabilito per il reddito di ultima istanza.

Molti di questi professionisti, al contrario di quanto si possa pensare, saranno penalizzati dalla situazione di blocco delle attività dovute al coronavirus. Ne sapremo di più con i decreti attuativi in con la speranza che un occhio di riguardo vi sia anche per i liberi professionisti.

Alfredo Magnifico

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