Fsi-Usae, Bonazzi: I contratti della PA saranno del tutto insoddisfacenti. Il diavolo si annida nei dettagli del patto per l’innovazione del lavoro pubblico”

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Nel Patto per l’innovazione nel lavoro pubblico e la coesione sociale viene ribadito e confermato lo stanziamento complessivo per gli aumenti del settore statale che è di 3,775 miliardi di euro (le rispettive risorse per i comparti della sanità e delle funzioni locali vengono analogamente stanziate dalle regioni  e dalle autonomie locali), pari ad un 4,07% della massa delle retribuzioni di un milione e ottocento cinquantamila dipendenti pubblici dei Ministeri, delle Agenzie fiscali, degli Enti pubblici non economici, dell’Istruzione (ma anche delle Forze di polizia).

 Persone che, nella media generale, percepiscono 34.250,00 euro lorde annue, con un aumento che sarebbe corrispondente ai 107,00  euro medi mensili pubblicizzati dal Ministro Brunetta.  Ma per arrivare a tale media bisogna considerare che, a loro volta,  i diversi settori hanno retribuzioni differenti che vanno dai 30.211,00 dei Ministeri ai 40.864,00 degli Enti pubblici non economici (invece per la sanità sono 31.095,00 e per le Funzioni Locali 29.135,00).

“I contratti della Pa saranno del tutto insoddisfacenti. Il diavolo si annida nei dettagli del patto per l’innovazione del lavoro pubblico. Dai 3.750,00 miliardi stanziati, vanno sottratte alcune voci” spiega il Segretario Generale Fsi-Usae, Adamo Bonazzi: “come l’indennità di vacanza contrattuale che i dipendenti stanno già percependo e che vale da sola 500 milioni di euro; l’elemento perequativo, cioè  il bonus  per i redditi più bassi introdotto dal precedente contratto, che vale 250 milioni;  i fondi per il trattamento accessorio delle Forze di polizia, delle Forze armate e dei Vigili del fuoco, che vale altri 210 milioni di euro. Il totale di tutte queste voci è di 960,00 milioni di euro. Una cifra che si mangerà il 25% degli aumenti (pari ad un 1,03% circa della massa stipendiale).

Questo significa che il lordo mensile medio in più per l’intero settore statale, non sarebbe più di 107,00 euro come stimato dal governo, ma di soli 79,00 euro mensili. E, ovviamente, questa riduzione degli aumenti si ripercuote su tutti i comparti e per la sanità si tradurrà, al netto delle indennità previste dalla legge di bilancio, in una media di 72,00 euro lordi mensili. Una vera miseria.

Avevamo ampiamente ragione a dubitare della Triplice che, ancora una volta, ha guardato più all’interesse di bottega che a quello dei lavoratori. Ma ci sembra che anche le organizzazioni di categoria siano zitte a cuccia e si preparino a bere l’amaro calice per firmare un pessimo contratto andando a ruota della Triplice. In questo momento siamo l’unica vera voce fuori dal coro. Un contratto cosi non lo accetteremo di certo. A costo di scatenare l’inferno. Le professioni ordinistiche vanno traslate nella dirigenza e la riclassificazione deve dare soddisfazione agli operatori altrimenti risulterà essere una presa in giro generale.”

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