Unimol/ sabato inaugurazione della mostra sulla stampa satirica in Italia

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“La stampa satirica in Italia, 1943-1949. Tutti i giornali” Aratro – Archivio delle arti elettroniche, laboratorio per le arti elettroniche – 2° piano II edificio polifunzionale, via De Sanctis, Campobasso. Inaugurazione mostra 9 maggio, ore 18.00. Aperta al pubblico dal 9 al 14 maggio. A cura di Giuseppe Pardini, Paolo Moretti, Lorenzo Canova e Piernicola Di Iorio.

L’Università degli Studi del Molise, in collaborazione con il prestigioso Fondo Paolo Moretti di Bergamo, realizza una mostra sulla satira politica in Italia dal 1943 al 1949. Si tratta dell’esposizione di ben 72 giornali (quasi tutti i primi numeri delle stesse testate), molti dei quali assolutamente introvabili, raccolti nello spazio di Ateneo dell’Aratro (Archivio delle arti elettroniche – laboratorio per le arti elettroniche).

L’Associazione culturale Fondo Paolo Moretti per la satira politica è stata costituita a Bergamo nel novembre 2005, ed è frutto di un trentennale lavoro di ricerche e acquisizioni di materiale a stampa, sì che costituisce ad oggi senz’altro il maggior archivio di riviste, album, libri, pubblicazioni e giornali di satira politica nazionale e internazionale, con un patrimonio, tra l’altro, di oltre 400 testate satiriche (circa 70.000 pagine). In collaborazione con la cattedra di Storia del Giornalismo dei corsi di laurea in Scienze Politiche, l’Associazione ha ritenuto interessante l’idea di esporre, per la prima volta in Italia, la collezione completa delle testate dei vari periodici e giornali satirico-politici italiani di quel lungo, complesso e travagliato periodo storico dal 1943 al 1949.

Si tratta di anni particolarmente importanti per la storia d’Italia, anni in cui il Paese rimase addirittura diviso in due diverse e contrapposte realtà istituzionali (nella mostra sono presenti anche cinque introvabili giornali di stampa satirica della Repubblica Sociale Italiana), uscì faticosamente dal Secondo conflitto mondiale (e la satira politica non esitava a ridere neppure delle maggiori calamità belliche e delle stesse disgrazie civili) e avviò infine un lento e graduale ritorno alla libertà e alla democrazia (1945-1946). La parte più consistente dei giornali verte poi sugli anni 1947-1949, in cui forti si andavano a intrecciare i temi esiziali del nuovo sistema democratico e repubblicano d’Italia: sono gli anni delle grandi contrapposizioni ideologiche e nei quali i vari partiti politici ritenevano importante l’apporto alle proprie posizioni anche del corrosivo intervento umoristi e satirico, che arrivasse in forma diretta e immediata, senza tanti giri di parole, al grande pubblico. La satira politica assunse così un ruolo molto centrale nel dibattitto politico, proprio perché poteva permettersi posizioni, affermazioni e interventi «non politicamente corretti» e dissacrare l’avversario quanto lo stesso sistema. Se molto incisiva appariva la satira politica di ispirazione comunista e socialista, altrettanto diffuse erano però pure le testate di ispirazione cattolica e democristiana, ma persino quelle di derivazione (dietro la forte spinta mediatica svolta da quell’eccezionale giornale che fu «l’Uomo Qualunque» di Guglielmo Giannini) liberale, monarchica e nostalgica. Non poche testate che si richiamavano al fascismo, infatti, sfruttarono decisamente il nuovo clima di libertà e, quindi, di libertà di stampa, per introdurre nel dibattito politico, attraverso la satira, posizioni ormai sconfitte e marginalizzate. Si trattò di un periodo di grandissimo fervore intellettuale e culturale, dove uomini, disegnatori, artisti di altissimo livello contribuivano a veicolare nelle masse le novità sociali, politiche e istituzionali che andavano prendendo forma a grandi passi. La satira ha sempre svolto, nella società moderna, un ruolo critico e libero, a maggior ragione in Italia, dove essa ha sempre finito per rivestire un carattere essenzialmente politico e sociale, riuscendo a cogliere sempre quegli elementi peculiari e caratterizzanti dei grandi temi che segnavano l’epoca.

In occasione del 70° anniversario dell’avvento della Prima legislatura repubblicana, questa mostra permette visivamente di verificare le temperie di un periodo fecondo di attese e di speranze, ma anche di idee e di passioni che uomini di alto valore cercavano di tradurre e sintetizzare in vignette, motti, facezie, disegni, battute, racconti. Tra questi occorre qui ricordare il grande molisano Benito Jacovitti a cui, come omaggio alla sua opera, la mostra dedica due tavole: la prima relativa al settimanale satirico «Fra’ Cristoforo», e il visitatore riconoscerà subito l’inconfondibile tratto del maestro nel disegno della testata e dello stesso frate («l’unico frate che teneva nella mano sinistra il rosario, perché la destra era impegnata con un nodoso randello…»), che venne animato e illustrato dal grande artista termolese, anche attraverso una dissacrante serie di fumetti; e la seconda relativa al periodico «Gran Macel», che, sulle orme del più famoso settimanale di costume «Grand’ Hotel», trattava i temi contingenti delle maggiori vicende politiche nazionali col solito tono umoristico e divertente. Si tratta di una pagina poco nota nel percorso lavorativo di Jacovitti, che tuttavia appare meritevole di approfondimento e tale da contribuire a una valorizzazione completa del suo percorso di artista.

Molti altri aspetti, molti altri scrittori e autori, sarebbero da sottolineare e approfondire, ma il visitatore vedrà che illustrare doviziosamente questa intera messe di giornali e di testate esposte, che occupa gli interi spazi espositivi dell’Aratro, non appare certo opera di poco conto e riassumibile in qualche parola di introduzione…

Il Fondo PAOLO MORETTI per la Satira politica

L’idea iniziale del Fondo Paolo Moretti per la satira politica nasce alla metà degli anni Settanta quando ho deciso di abbandonare l’impegno politico militante, che pure era stato breve, ma intenso e ricco di soddisfazioni personali, preso dal desiderio di approfondire in modo non banale né conformistico, le vicende storiche dell’Ottocento e del Novecento. Ho trovato nella satira politica lo strumento più intrigante per raggiungere il mio obiettivo. Ne è nato quello che con un pizzico d’ironia, o meglio di autoironia, ho sempre definito “la mia insana passione”. Sono stato incoraggiato nella ricerca delle prime riviste dell’Ottocento da Pier Carlo Masini, storico del socialismo libertario, per me vero maestro, uomo di profonda cultura e onestà intellettuale da me molto stimato e ammirato, che mi ha sapientemente indirizzato nei primi approcci verso un mondo particolare nel quale raffinatissimi librai antiquari si mescolavano a dimessi omini dediti alla ripulitura, assolutamente legale ed incoraggiata dagli eredi, delle biblioteche padronali. Sono diventato negli anni un collezionista, figura non priva di perversione, nella ricerca appassionata e apparentemente irrazionale di riviste, libri, album, almanacchi, strenne, calendari, tutti esclusivamente dedicati alla satira politica, alla caricatura e all’umorismo grafico. Partito da una ricerca rigorosamente limitata alla satira politica italiana, negli anni successivi non sono stato insensibile alle splendide riviste e ai bei libri francesi, inglesi e tedeschi che mi hanno consentito di notare i tanti legami artistici e culturali che reciprocamente influenzano le esperienze nazionali, così come ho preso atto che non esiste un rigido confine tra satira politica e satira di costume, nonché tra satira ed umorismo grafico. A poco a poco negli anni il collezionista bibliomane è diventato un bibliofilo, uno studioso, starei per dire, se non mi salvasse una doverosa autoironia, un esperto del settore, collaborando sullo specifico argomento ai giornali locali e alle riviste nazionali “Esopo” e “Buduar”. Ho caparbiamente e con successo ricercato le più importanti riviste italiane dall’Ottocento ai tempi nostri, toccando con mano la vivacità culturale delle varie capitali dell’Italia ottocentesca, nonché l’impegno e la tensione morale che hanno incoraggiato la nascita di tante testate giornalistiche in periodi particolari (il quarantotto, la breccia di Porta Pia, l’inizio secolo tra ansie di riscatti sociali e belle époque, i conflitti mondiali, il sessantotto in tempi più recenti). Nei decenni, assecondato nella mia insana passione da amici che mi trovavano all’estero libri e giornali satirici, ho raccolto materiale in varie lingue, che spaziano dall’americano al russo, dall’inglese all’arabo, dallo spagnolo al polacco.

Riandando col pensiero alla collezione formatasi in tanti anni, ricordo con nostalgia i blitz parigini per setacciare librerie e bouquinistes della Rive Gauche alla ricerca dei magnifici portraits charge di Andrè Gill o delle litografie di Honore Daumier e Toulouse Lautrec. Da questi viaggi ricavavo la convinzione di quanto fosse banale ed errata la definizione di arte minore riservata alla caricatura e alla grafica satirica. Libri francesi e inglesi in particolare mi hanno dimostrato quanto, anche nel lontano passato, fosse insito nell’animo umano il senso del grottesco e quanta sacralità vi fosse nel riso e nel sorriso.

Altre pubblicazioni mi hanno convinto su un aspetto importante della satira vista come strumento efficace e pungente di propaganda: nei conflitti mondiali, ad esempio, accanto alla guerra dei cannoni e delle trincee, è stata combattuta anche una spietata guerra delle matite. Cinicamente e scientificamente le riviste satiriche sono state utilizzate da entrambe le forze contendenti come strumento per risollevare il morale delle truppe e demonizzare l’avversario, anzi il nemico.

Il Fondo Paolo Moretti per la satira politica ha vissuto fasi alterne ma ha fatto il salto qualitativo necessario nel 2005 quando ho trovato in un grazioso palazzetto di Bergamo alta una sede adeguata per una biblioteca specializzata che conta ormai più di quattromila libri e almanacchi e circa settantamila fogli di giornale ripartiti su più di quattrocento testate. Il Fondo, visitabile su appuntamento, mette a disposizione il materiale a chi intende preparare, tesi, dottorati, studi e ricerche sul tema specifico della satira e dell’umorismo grafico.

Senza falsa modestia posso affermare che anche per mancanza di concorrenti il Fondo è stato definito il più importante in ambito nazionale e annoverato nella top ten delle collezioni private mondiali che riguardano espressamente la satira politica. Negli anni si è creata un’articolata rete con il mondo delle Università che ha preso l’avvio con un’intensa collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo che per alcuni sessioni accademiche, sotto la supervisione della prof.ssa Sonia Maffei, ha promosso, con il contributo di dott.ssa Francesca Sana, laboratori coinvolgendo decine di studenti nella digitalizzazione delle testate satiriche italiane ed estere presenti nel fondo.

Alla gradita partnership con l’Università degli Studi, si aggiungono quelle con ricercatori e studiosi provenienti dalle università di Pisa, Napoli, Milano, Parma e Viterbo. Nell’ambito locale particolarmente proficui sono risultati i rapporti con il Museo delle Storie e la Biblioteca Angelo Mai, con la quale è stata allestita recentemente, da febbraio a maggio, la mostra “Arte per ridere. La caricatura italiana dal Cinquecento ai tempi nostri” che ha riscosso un notevole successo di pubblico e di critica.

Con molto piacere ho accolto l’invito del prof. Giuseppe Pardini, apprezzato docente di Storia contemporanea e al contempo appassionato studioso della stampa satirica del ’900, per organizzare con lui la presente mostra che mi auguro posso rappresentare l’inizio di una stimolante collaborazione con l’Università degli Studi del Molise. Ho quindi selezionato alcune curiose e storicamente significative riviste del periodo che va dalla fine del fascismo agli ultimi anni quaranta, che offrono una rappresentazione non banale e suscettibile di ulteriori studi e approfondimenti, di pagine importanti della vita politica del nostro paese. Sono poste a confronto testate della Repubblica Sociale e del mondo partigiano, giornali di orientamento progressista e qualunquista, con alcune “chicche”, quali ad esempio l’edizione speciale per il Molise della rivista napoletana “6 e 22” e “Bologna sperrzone”, rarissimo numero unico di capodanno uscito in quel settore della città felsinea che i nazisti avevano temporaneamente lasciato alla gestione delle brigate nere.

 

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