Solennità di Cristo RE: Ordinazione diaconale per 12 Diaconi Permanenti

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Per ogni comunità cristiana i diaconi sono un “segno vivo di Cristo”, un “dono di amore elargito da Dio” come ha detto di recente papa Francesco. Nel segno regale della solennità di Cristo RE, Domenica 23 novembre, alle ore 17,00, presso la Cattedrale della Ss. Trinità di Campobasso , l’arcivescovo di Campobasso –Bojano ordinerà 12 Diaconi Permanenti . Una lunga strada percorsa insieme all’arcivescovo per un cammino di preparazione durato sette anni attraverso tre passaggi vissuti bene in sei tappe, per sei anni: il Lettorato, l’Accolitato e l’Ostiariato. Al settimo anno gli aspiranti sono “oggi donati alla Chiesa come dono di Dio e dono per la comunità – come ha detto mons. Bregantini. I 12 diaconi sono di diversa provenienza , di diversa preparazione culturale ma tutti con il medesimo “cuore zelante e attento” alla realtà parrocchiale ed alla realtà diaconale, con l’attenzione verso i poveri e con momenti di attività specifica dentro le Associazioni, gli immigrati, i poveri. Il Presule di Campobasso ha così sintetizzato le prerogative di un diacono: 

“Il diacono Dio lo ha donato alla Chiesa per cinque doni: il legame alla terra che si concretizza nella incardinazione nella diocesi; la dimensione sponsale del legame affettiva ed il loro cuore dove anche le loro spose sono state coinvolte nel giorno della presentazione dei ministeri; il servizio con la preghiera;l’annuncio al vangelo specialmente nei cenacoli al Vangelo ed alla Catechesi sistematica agli adulti; in più i dodici diaconi sono anello di congiunzione tra la famiglia e la Comunità. Poiché sono sposati ed hanno un lavoro possono essere mediatori di una presenza di grande bellezza fatta attraverso il servizio in quanto sposi ed in quanto lavoratori”. Questa ultima domenica dell’anno liturgico, dunque, dentro il messaggio di portata universale che riguarda ogni uomo inteso come sguardo di Dio che fa emergere il bene e il male che abitano nel cuore dello stesso uomo: l’annuncio del giudizio vuole suscitare la responsabilità del credente nel mondo affinché la sua prassi unifichi misericordia e giustizia. Una grammatica senza la quale non si potrà mai comporre una frase veramente cristiana: l’uomo è colui che risponde di un altro uomo.

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