“Jo Paolo Saverio Di Zinno”

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di Massimo Dalla Torre

Sicuramente potrà sembrare strano il titolo che riporta la firma dell’ideatore dei misteri. Un personaggio di cui si è scritto molto e che nei secoli ha acceso la fantasia dei cultori delle tradizioni. Un personaggio caro ai Campobassani quanto il Castello Manforte altro simbolo che contraddistingue il capoluogo della ventesima regione d’Italia. Figlio del popolo che, nel corso della sua vita, ha dato corpo alla spiritualità più pura non solo attraverso gli ingegni che, ancora affascinano ogni qualvolta li si ammirano, ma anche con statue ed immagini sacre che addobbano numerose chiese sia in regione che fuori. Eppure, di Paolo Saverio Di Zinno, non si è compreso appieno lo spirito e di come questo lo ha spinto a dedicarsi alla creazione di veri e propri capolavori. Di artisti Italiani del settecento gli annali sono pieni, specialmente quelli che riguardano questa porzione di Paese in cui il benessere era un miraggio, anzi un utopia. Artisti protratti a dare vita a sentimenti che, oggi difficilmente si riscontrano, perché i valori sono profondamente cambiati. I quali, all’epoca si palesavano con gesti quasi routinari come: il lavoro nei campi e nelle botteghe, che erano il motore propulsore di una comunità schiava dei capricci di chi dominava e si arrogava il diritto di prendere decisioni per gli altri. Oggi che la situazione sotto certi aspetti è cambiata, anche se c’è ancora qualcuno che crede di essere “il signore del castello” i valori della cultura spronano e incitano a riscoprire le radici che sono andate perdute. Le quali, parlano, chiamano, gridano e fanno sì che la tradizione torni prepotentemente ad affacciarsi anche nelle menti dei figli del consumismo sfrenato. Radici che si possono ritrovare proprio nelle 13 macchine che, nella loro semplicità più disarmante s’ingigantiscono ogni giorno di più. 13 simboli di popolarità più pura, non nel senso della parola, bensì come espressione del popolo che furono creati dal fuoco. 13 simboli che si fondono tutt’uno con il Di Zinno. 13 simboli che sono la personificazione non solo del lavoro di un ragazzo, partito da Campobasso alla volta di Napoli per apprendere la difficile arte scultorea, ma quello che l’artista sentì all’atto in cui immaginò il volo degli angeli e lo stridore dell’inferno moniti di una spiritualità che il popolo non comprendeva. 13 simboli che annualmente rinnovano un patto tra la città e quelli che sono gli eredi di chi in Via Sant’Antonio Abate tornò ed operò affinché il suo lavoro non andasse vanificato, perso, distrutto che, nel giorno del Corpus Domini trova la sua rinascita, la sua apoteosi.

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