IAC/ Noi amiamo Campobasso che lavora

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“Punto 3 del Manifesto. Noi amiamo Campobasso che lavora: non una città accidiosa, che aspetta interventi dall’alto, ma una città delle opportunità, che si costruiscono rivitalizzando e valorizzando il centro storico e murattiano, poli di attrazione da incentivare e supportare nel terziario e nei servizi. Una città in cui la condivisione della conoscenza è al servizio dell’innovazione di qualità e delle idee di sviluppo e progresso, economico e sociale. Una città delle buone pratiche alla guida dell’attività amministrativa, che riaffermi il principio di sussidiarietà sancito dalla nostra Costituzione e utilizzi in modo efficace ed efficiente i fondi pubblici e privati disponibili”.

La Villa Comunale chiusa quando dovrebbe essere aperta, i parchi di quartiere abbandonati, le piazze del centro murattiano in degrado, gli slarghi e i vicoli del Centro Storico sporchi e pericolosi. Quasi tutti i giorni la cronaca locale ci racconta una città che ha perso il filo, che non riesce neanche a gestire l’ordinario, non riconoscendosi più in sé stessa.

La prima reazione che tutti noi abbiamo quando leggiamo o ascoltiamo questo racconto è di incolpare l’Amministrazione, “i politici”, primi e unici responsabili di ogni male. Ebbene, le cose non stanno esattamente così.

La colpa è anche nostra, del nostro modo di interpretare il rapporto con chi ci amministra, basato sulla completa deresponsabilizzazione del singolo e sulla delega incondizionata, oltre che, purtroppo, sullo scarso senso civico che spesso mostriamo.

Eppure, esiste un’altra via, un modo più attivo ed efficace di sentirsi pienamente cittadini. È la nostra stessa Costituzione a indicarci la strada, sancendo il principio della sussidiarietà orizzontale, basato  sull’assunto che “le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità e che è possibile che queste capacità siano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale.”

Io Amo Campobasso pensa che sia tempo di ricostruire dalle fondamenta il rapporto fra cittadini e Amministrazione, partendo dalle realtà di auto-organizzazione già presenti sul territorio, esempio virtuoso di impegno civico, e proponendole al resto della cittadinanza come modello di collaborazione fra singolo e collettività.

C’è bisogno di un nuovo e più solido rapporto fra amministrazione e cittadini, basato sull’impegno reciproco per il bene comune. Se da un lato non è più pensabile, per ragioni economiche e organizzative, che l’Amministrazione comunale riesca a occuparsi e gestire direttamente tutte le aree verdi, le strutture, i parchi della città, dall’altro esistono realtà consolidate di cittadini auto-organizzati che chiedono a gran voce più possibilità di prendersi carico di recuperare, rigenerare e gestire le tante zone degradate della nostra città.

Per questo motivo pensiamo che Campobasso debba seguire l’esempio delle città virtuose del nostro Paese. A Bologna, per esempio, già dal 2014, sono attivi i Patti di collaborazione fra cittadini e Comune, che danno piena attuazione al principio di sussidiarietà sancito dalla nostra Costituzione.

Altre 184 città grandi e piccole si sono dotate da allora di questo strumento, con cui il Comune ed i cittadini attivi concordano tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi di cura, rigenerazione e gestione dei beni comuni in forma condivisa.

Campobasso deve recuperare il tempo perduto e riallinearsi alla parte del Paese che guarda avanti, che coinvolge i propri cittadini nella cura dei beni comuni, responsabilizzandoli certo nei confronti del luogo in cui vivono. Io Amo Campobasso proporrà l’immediata predisposizione del regolamento per l’istituzione dei patti di collaborazione e, in accordo con associazioni, comitati, gruppi spontanei di cittadini, costruirà il nuovo modello di gestione di tutti quei luoghi che potrebbero far brillare la nostra città e che invece ne rappresentano oggi plasticamente

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