Fondazione ‘Giovanni Paolo II’/ ‘Molise art’, ovvero l’umanizzazione delle cure mediche

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L’umanizzazione delle cure mediche è un punto fondamentale nella cura di patologie gravi, in primis quelle oncologiche. Il tema è delicato ed in maniera delicata e corretta è stato affrontato nella sala ‘Crucitti’ della Fondazione “Giovanni Paolo II” a Campobasso. Si chiama ‘Molise art’ ed è la continuazione, che non vuol dire replica, dell’analogo progetto già attivo presso il Policlinico Gemelli di Roma. La presentazione, unitamente a quella del nuovo Acceleratore lineare per la cura dei tumori con Radioterapia di ultimissima generazione,oggi alla presenza di numerosi rappresentanti istituzionali della Regione Molise, delle associazioni del territorio e dei Vescovi delle Diocesi Molisane. Significativa la presenza dei Sindaci che hanno offerto la loro fattiva collaborazione alla realizzazione dell’iniziativa. Per l’occasione la Fondazione era presente ai massimi livelli: tra i relatori il presidente, Maurizio Guizzardi, il direttore scientifico, Vincenzo Valentini, il direttore generale, Mario Zappia ed il direttore dell’UO di Radioterapia, Francesco Deodato, mentre la parte operativa del progetto è stata affidata alla dottoressa Rescigno. Iniziamo a scindere i due argomenti, precisando che tutto questo è sicuramente per il Molise e i molisani, come hanno tenuto a precisare tutti i relatori.

La Fondazione Giovanni Paolo II ha avuto la possibilità di avviare un Piano di Investimenti pluriennale volto all’ammodernamento degli spazi e delle apparecchiature, con l’obiettivo di offrire cure di altissima qualità, in un percorso che mira a garantire al paziente ed alla sua famiglia elevati livelli di accoglienza, sicurezza e comfort.

La qualità delle cure è una ‘mission’ fondamentale, abbiamo fatto importanti investimenti per la Radioterapia, con apparecchiature tecnologiche di ultima generazione”, ha affermato Maurizio Guizzardi, Presidente della Fondazione. E’ poi entrato nello specifico di questi investimenti.

Abbiamo impegnato sei milioni di mezzi nostri, che naturalmente vanno a beneficio dei nostri pazienti, che sono in larga parte molisani, ma non solo (la mobilità attiva del centro è stimata intorno al 40 per cento). Altri tre milioni sono stati impegnati nell’attuale progetto ed ulteriori sei milioni saranno investiti nei prossimi anni. Dopo un periodo di razionalizzazione delle risorse adesso stiamo cominciando ad aumentare gli organici; stiamo sicuramente facendo il nostro dovere”.

Per Guizzardi ‘Molise art’ è un progetto importante; valorizzando il ruolo della bellezza si vuole dare un segnale di speranza ai pazienti. Sarà molto legato alla realtà del Molise; noi lavoriamo per offrire ai nostri pazienti assistenza sanitaria di qualità, con particolare attenzione alla dimensione umana e spirituale in coerenza con i nostri valori di riferimento”, ha detto in conclusione.

Nella sua veste di moderatore, il direttore Zappia. Investiamo sul Molise ed il progetto è per i molisani- ha detto in premessa – ma siamo riferimento anche per altre regioni. Abbiamo fatto tanto, ma vogliamo fare di più; il CdA ha dato una piega nuova alla nostra presenza, che non è solo quella della razionalizzazione delle risorse. ‘Molise art’ è un progetto che, analogamente a quanto avvenuto a Roma, vede impegnati i locali della struttura sanitaria, dal corridoio fino alla sala macchinari”.

L’intervento del dott.Valentini è entrato nello specifico del progetto, con una dose altissima di umanità. Ha spiegato innanzitutto che la parola ‘art’ è un noto acronimo utilizzato in radioterapia, che nello specifico della struttura campobassana si sostanzia in due macchinari di altissima tecnologia.

Ma ‘art’ è anche arte- ha continuato – cioè un ponte sulla bellezza, l’amore realizzato”. Per Valentini, quindi, l’umanizzazione delle cure mediche è un dovere e la scienza medica è arte perché dona. Ecco come è nato il progetto. Sei anni fa è stato disegnato un nuovo centro di Radioterapia per il Gemelli; in ogni sala di terapia veniva rappresentato un luogo di Roma, dove, ad esempio, far vivere le favole ai bambini”. Il messaggio era : ‘dacci la macchina, noi la rivestiamo di solidarietà’.

I malati hanno bisogno di non essere abbandonati- ha continuato il relatore- e l’attività non può limitarsi all’atto terapeutico; ma gli operatori devono prendersi in carico il ruolo di educatori. ‘Ti accompagniamo per farti vedere come si vive questo momento di fragilità’. Ma per fare ciò servono grandi sinergie”.

In questa esperienza alla Fondazione hanno visto che la gente c’è e sa che la bellezza è amore realizzato. Bisogna toccare con mano la sofferenza e accompagnare la persona verso una lezione a cui non è preparata; umanizzazione delle cure mediche vuol dire vivere la profondità di una testimonianza. A ‘Molise art’ servono i vostri occhi per aiutarci a guardare i nostri pazienti con la bellezza del Molise”: la chiosa dell’intervento di Valentini ha commosso più di qualcuno in sala.

Il progetto è stato presentato dalla dottoressa Rescigno.

L’idea è quella di un percorso, quello che fa il paziente, fatto di salite, soste e silenzi. La parte artistica è stata affidata a Barbara Spidalieri, creativa molisana residente fuori regione, ed il tema scelto è quello dei tratturi: il pastore come il paziente abbandona la quotidianità per iniziare un viaggio lungo e difficile ed intorno a questo argomento si crea tutto un mondo di valori diversi. L’allestimento prevede che nel corridoio, considerato un pò il ‘punto zero’, sarà creata una strada verde nel pavimento con delle immagini sulle pareti; si andrà a creare movimento con delle foto con spessori differenti e grazie alla sovrapposizione di immagini in bianco e nero e a colori. Nella sala d’attesa ci saranno immagini che parlano della presenza umana, soprattutto volti, ma anche mani, sia immagini fotografiche che contenuti di parole e frasi”.

Discorso diverso nella sala terapia, dove- come ha precisato sempre la Rescigno- grazie al lavoro di una ‘street artist’ di origini molisane, che ha studiato la visione delle malattie tumorali, si cercherà la trasformazione di queste in arte, con apposite opere. L’idea è di andare oltre la stanza attraverso la bellezza e l’amore; una linea verde sulle pareti andrà poi a formare un reticolo, un filo che si trasforma ed incornicia le immagini”, ha concluso la Rescigno.

Inaugurato oggi anche il nuovo Parco tecnologico della Fondazione: tra pochi giorni sarà attivo e operante un nuovo Acceleratore lineare di ultimissima generazione, che permette di ridurre al minimo i danni ai tessuti sani, aumentando l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità dei trattamenti radianti somministrati. Tratteremo l’argomento in maniera dettagliata domani, in uno spazio apposito, con tutte le annotazioni tecniche dell’innovativo macchinario.

Stefano Manocchio

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