“del diman non c’è certezza…forse”

159

di Massimo Dalla Torre

su invito di alcuni lettori ci permettiamo di dire la nostra, anche se ci rendiamo conto che ogni commento è superfluo, sullo “tsunami” politico che si è abbattuto sui palazzi del potere che ancora oggi fa sentire i suoi effetti. Una tempesta che nel Molise ha sconvolto gli equilibri, leggasi strali lanciati dalla Lega di Salvini all’indirizzo del numero uno della Regione.

Una rivoluzione che potrebbe portare a breve al cambio di alleanze che rappresentano la nostra realtà in seno ai massimi organismi Istituzionali. Una rivoluzione che deve invitare tutti e quando diciamo tutti, intendiamo tutti, nessuno escluso, a riflettere su quanto accaduto. Una rivoluzione che mette in evidenza come il Molise si è rivelato una Regione strana, difficile addirittura quasi impossibile da governare, non perché i molisani sono indisciplinati e non sopportano chi impone loro leggi, gabelle, editti e quanto promana dal potere politico-legislativo, bensì è una realtà talmente complessa e variegata che Pirandello non esiterebbe a coprirla con le fatidiche maschere tanto care alla sua tematica di scrittore e drammaturgo.

Una regione che, nonostante si professi progressista, è ancora troppo legata a doppio filo a quello che sono le tradizioni che affondano le radici nella notte dei tempi, anche se quest’ultime spesso e volentieri vanno a braccetto con il liberismo troppe volte sbandierato dai partiti che si professano innovatori. Un’entità territoriale in cui i partiti che governano spesso si sono dissolti come “la nebbia al sorgere del sole”. Il tutto, a dimostrazione che in politica le posizioni acclarate sono quanto mai precarie.  Gli opinionisti, e in queste giorni sono venuti fuori come funghi, hanno detto che non era il caso di ridare la parola agli elettori.

Questione che non fa da “pendant” con il gusto retro-amaro che rimane all’indomani dei grandi accadimenti. Un gusto che si prova soltanto dopo aver pasteggiato con i vini robusti che i viticoltori producono da Nord a Sud che uniti ai secchi ed asprigni di ceppo austro-ungarico lasciano una pastosità in bocca che ti induce a pensare che Molise è il luogo ideale per fare politica. Un luogo che nasconde abilmente quelli che sono i grandi segreti; e la politica di segreti ne ha. Un luogo in cui le “bottiglie” quelle più pregiate, quelle che contraddistinguono le grandi annate, si conservano con cura per essere “stappate” al momento giusto.

Ecco perché ci siamo concessi questa passeggiata enologico-mentale, ci scusiamo se abbiamo leso la dignità dei rappresentati politici, non è nelle nostre intenzioni, visto che ultimamente causa alcuni articoli apparsi sulla stampa locale sono accorsi degli spiacevoli incidenti di percorso di cui non stiamo a disquisire altrimenti usciremo dal seminato, sul rinnovamento che non si voleva anche se sotto certi aspetti è un rinnovamento che ciclicamente torna. Un rinnovamento che prima o poi porterà a rivoltarsi contro chi detiene lo scettro del comando.

Non fraintendeteci, non vogliamo assolutamente inneggiare alla sommossa perché di rivoluzioni, separatismi e frondismo la nostra realtà né è piena. Vorremo invitarvi, invece, ad osservare fin da questo momento quello che sarà e quello che accadrà da qui ai prossimi due anni, anche perché la caduta degli dei è dietro l’angolo.

Per quanto riguarda il leit-motiv che ci ha indotto a queste considerazioni abbiamo preso in prestito il verso dei canti “Carnascialeschi” del Magnifico “del diman non c’è certezza” che, purtroppo per il Molise si è rivelato veritiero. Un verso che darebbe ragione alla storia  che dopo i clangori di buccine, fanfare e rulli di tamburi costringerà all’esilio nel vero senso della parola, sia materiale che morale.         

Commenti Facebook