Campobasso/ Raccolta differenziata: la ‘summa’ delle decisioni sbagliate!

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Mi sono occupato del problema l’ultima volta, o meglio l’ultima di almeno una decina di volte, all’incirca sei mesi fa con la speranza di scrivere il ‘pezzo’ seguente parlando della soluzione almeno parziale del problema; purtroppo pare che a Campobasso la raccolta differenziata sia destinata ad essere citata tra le incompiute ‘ a divinis’. Come nella saga di Harry Potter e dei Pirati dei Caraibi, giusto per citare i fantasy di maggiore successo, la storia non finisce qui e forse non finirà mai.

Nel capoluogo di regione da circa un paio di anni è stato effettuato il ritiro dei bidoni dell’umido nelle zone dove ancora la differenziata ‘porta a porta’, o meglio condominiale, non era stata effettuata; allora si disse che la misura sarebbe stata transitoria e che nel giro di alcuni mesi si sarebbe provveduto a risolvere il problema. Anche volendo capire la ‘sospensione’ per il lockdown e i rallentamenti della macchina burocratica cittadina conseguenti la questione non è giustificata; i bidoni per la raccolta ‘porta a porta’ ancora non si vedono in queste zone della città e francamente non si capisce il motivo di questo prolungato stop solo in una parte della città , come se fosse composta da ‘cittadinanza di riserva’ rispetto ad altri.

Il problema non è politico, nel senso che non riguarda solo l’attuale amministrazione, che pure parte del lavoro l’ha ereditato e non completato, ma decisamente ‘trasversale’, visto che la politica della differenziata langue nel capoluogo di regione da molti anni. E questo acuisce la difficoltà di comprensione, perché non si capisce cosa freni qualunque amministrazione, di centro destra o centro sinistra, a completare il servizio.

I soldi in teoria ci dovrebbero essere e anche tanti, visto che Campobasso è stata al centro di un progetto di finanziamento pubblico anche cospicuo. Nei giorni scorsi, poi, una novità ‘peggiorativa’: in alcune di quelle zone si è deciso di ‘chiudere’ i bidoni azzurri della plastica (vogliamo immaginare per impedire che all’interno vi si conferisse ogni genere di rifiuto). Sapete quale è stato il risultato finale? Che la gente ha dovuto adagiare le buste di plastica all’esterno, cioè per terra (anche perché con il freddo di questi giorni l’impresa di svuotare le buste e conferire la plastica nelle due piccole bocchette sopra il coperchio sarebbe stata idea poco felice); nel mentre i bidoni ‘chiusi’ all’interno erano vuoti. La foto nell’articolo è recente e testimonia quanto scritto; è una situazione disdicevole, ma facilmente prevedibile, tranne che a Palazzo San Giorgio evidentemente. La differenziata nel capoluogo di regione non può andare bene se non si completa e non si trovano soluzioni giuste al posto di quelle ‘adattate’ alla bisogna.

Concludendo con l’italianizzazione di un detto gergale: “Sul cotto l’acqua bollita!”.

Stefano Manocchio

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