Ariston, niente centro commerciale ma riqualificazione urbana e rivitalizzazione economica della zona

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Dopo anni di silenzio, dopo aver appreso tante false notizie, dopo aver pagato giustamente e  regolarmente-anche dopo la chiusura dell’Ariston-le varie tasse sugli immobili per il sol fatto di essere proprietari, senza aver usufruito di alcun pubblico servizio, la famiglia De Benedittis ritiene giunto il momento di fare chiarezza. “Negli ultimi giorni sono circolate informazioni di ogni genere circa le sorti dell’immobile che ospitava il cinema teatro Ariston; informazioni ben lontane dalla verità dei fatti, che ci feriscono a livello personale, per la nostra storia familiare e per tutto quello che la famiglia De Benedittis, per circa 60 anni, con i propri sacrifici e senza alcun tipo di sovvenzione pubblica, né aiuto politico, amministrativo o di altra natura, ha fatto per la città di Campobasso e per il Molise, con la propria attività d’ impresa.


Chiudere l’Ariston è stata una scelta dettata da esigenze familiari, dalla  crisi del settore cinematografico e dal mutato contesto socio-economico. Sin dal 2005, l’immobile di nostra proprietà è stato posto in vendita ed abbiamo chiesto sostegno a tutti gli enti locali e a tutti i politici che all’epoca si sono succeduti al governo comunale, provinciale e regionale, con la convinzione che il soggetto pubblico potesse farne buon uso. Per anni, a parte promesse e manifestazioni di interesse portate avanti quasi esclusivamente a mezzo stampa – come leggiamo anche oggi sui giornali- nulla si è concretizzato.
Oggi, al contrario, esiste un privato realmente interessato all’acquisto della struttura, non per creare ecomostri, o imponenti centri commerciali, come leggiamo da piu’parti, bensì  per attuare un processo di riqualificazione urbana e rivitalizzazione economica della zona, attraverso un progetto pienamente rispondente alle norme urbanistiche ed alle leggi attualmente esistenti. A quella parte della città che ora ospita una struttura fatiscente e potenzialmente pericolosa per la pubblica incolumità si regalerà un luogo che sarà anche, con la sua piazzeta ed il suo verde attrezzato, punto d’incontro e di aggregazione.
La valutazione della nostra famiglia si è orientata verso un progetto che facesse ricordare il buon nome del vecchio Cinema Teatro Ariston,  non certo verso la costruzione di grattacieli di 10 piani, o di mostruosi centri commerciali. Piuttosto è lo stato attuale dell’immobile, ormai usurato dal tempo che, nostro malgrado, deturpa la zona ed è potenzialmente pericoloso per la cittadinanza. Ciò che si ha in mente dell’ Ariston è un lontano ricordo poiché la struttura ha subito,  anche internamente, diversi danni dovuti all’impietoso trascorrere del tempo. Non si comprende davvero perché ci sia questo accanimento sulla”questione Ariston”; non vi sono motivi, né fondate questioni di opportunità,  né leggi che possano giustificare queste limitazioni alla libertà di disporre di un proprio bene.
Riteniamo che non sia giusto, né possibile tentare di riparare adesso, solo sulla nostra pelle, agli errori politici commessi nel passato, senza porre mai l’accento su tutti i posti di lavoro che il progetto di riqualificazione urbana creerà e sulle opportunità anche per l’indotto dei servizi ( forniture, ristorazione, ecc.ecc.). Riteniamo, inoltre, nostro malgrado che gli Enti locali non abbiano oggi la concreta possibilità-non la volontà-tra spending review e leggi di stabilità,  di investire risorse economiche per l’acquisizione della struttura, che andrebbe innanzitutto portata a norma, prima di essere aperta al pubblico, con ulteriore aggravio di spese a carico della collettività. Alla nostra Campobasso chiediamo di smetterla con la disinformazione, con le polemiche fini a se stesse e con le cattive insinuazioni e di provare a credere, una volta tanto, che dietro ad un progetto di reale riqualificazione del territorio, non ci sia sempre e comunque del marcio“.

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