Terza Classe in viaggio con Eduardo, per ultimare una scuola ad Agbanou (Togo)

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Giovedì 14 Giugno alle ore 20.30 la Compagnia “Terza Classe” metterà in scena alla Sala Teatro del Dopolavoro Ferroviario la replica di due atti unici del 1929 e 1932 di Eduardo De Filippo : “Gennareniello”e “Quei figuri di tanti anni fa”.Ancora una volta l’iniziativa sarà finalizzata ad una raccolta fondi a favore della ONLUS “ Les Mamans d’Afrique” per ultimare una scuola per l’infanzia nel villaggio di Agbanou, nel Togo. Terza Classe, conclude un anno interamente dedicato ad Eduardo De Filippo con la messa in scena delle prime opere “Pericolosamente”, “Amicizia” il monologo “De Pretore Vincenzo” “Le Chiavi di casa” (di Carlo Mauro ma interpretate da Eduardo) ed appunto “Gennareniello” e “Quei figuri di tanti anni fa”.
Alla ripresa autunnale inizieranno i lavori per approntare una tra le commedie più famose dello stesso Eduardo e “La Valigia sul letto” di Edoardo Tartaglia.
L’ingresso è gratuito, ma è indispensabile ritirare i biglietti presso il bar del dopolavoro “Lokomotive Haus” situato sul primo binario della Stazione Ferroviaria di Campobasso.
Ne corso della serata, sarà possibile sottoscrivere in modo del tutto volontario, per il Progetto delle “Mamans d’Afrique” per ultimare la scuola ad Agbanou.

Gennareniello”,
atto unico di Eduardo De Filippo, è andato in scena per la prima volta nel 1932.
Personaggi ed interpreti in ordine di apparizione:
· Concetta (moglie di Gennaro), Tonia Anzini
· Anna Maria (bella ragazza), Stefania Colucci
· Fedora (sorella di Gennaro), Dina Del Gaiso
· Tommasino (figlio di Concetta e Gennaro), Robertino De Gennaro
· Matteo (maestro di disegno), Daniele D’Adamo
· Gennaro (pensionato), Sebastiano Iannone
· Michele (giovane ingegnere), Michele Formica
· ‘O russo (saponaro), Dario Di Vincenzo

GENNARENIELLO
La commedia breve, apparentemente inconsistente nella trama e leggera per le figure comiche di Tommasino e della sorella zitella di Gennaro, è invece intrisa da una profonda melanconia dell’autore nei confronti di quegli uomini che, sempre attratti dalle grazie femminili e dalle lusinghe della giovinezza, non si rassegnano al passare del tempo e vivono in una famiglia che, essi pensano, non li circonda dell’amore e della considerazione che desidererebbero. Essi si sentono, ancora gennarenielli, ma senza reali speranze per l’avvenire, non si rendono conto, o non vogliono, di essere diventati, quello che forse sono sempre stati, dei poveri gennari. Tutti sembrano stimarli, l’inquilino pensionante, l'”ingegnere” del nord, meno i propri familiari e così apparentemente anche la moglie che solo nella difficoltà e di fronte all’offesa degli altri, reagisce difendendo il marito, mostrando in fondo di stimarlo. Ma forse è piuttosto per la lunga convivenza che alla fine, quasi per abitudine, le compagne della loro vita li proteggono sentendoli ormai come una parte di loro stesse.
Gennaro in silenzio chiede perdono a Concetta che, per pietà mista ad amore coniugale, vedendo ancora in lui il Gennareniello che era, abbraccia il suo uomo per quello che è diventato e per quello che avrebbe voluto essere, e al quale si sente ancora legata per tutta la vita lungamente trascorsa insieme.

QUEI FIGURI DI TANTI ANNI FA
L’atto unico, della durata di circa un’ora, racconta una serata nel “Circolo della caccia”, nome fittizio che serve da copertura per una casa da gioco clandestina, gestita da don Gennaro Fierro (detto “punto e virgola”; soprannome, questo, affibbiatogli “affettuosamente dai compagni di galera”). Gennaro Fierro è il fidanzato di Peppinella (da lui chiamata “Sciù Sciù”), una donna che vive, insieme alla madre, Assunta (la “marchesa madre”), nel Circolo. Filomena è la cameriera del Circolo e delle due donne, disperata per i modi rozzi di come la trattano. Mentre fervono i preparativi per una serata di gioco, arrivano don Gennaro Fierro e un altro uomo, Luigi Poveretti. Quest’ultimo viene istruito dal gestore del “circolo” per fare il nuovo “palo”, per aiutarlo, cioè, a vincere passandogli opportunamente le carte, sollecitato da determinati segni concordati tra i due. Altro personaggio importante nella bisca è “il Barone”, che ha il compito di trovare giocatori inesperti da utilizzare come “polli da spennare”. Uno di questi è l’avvocato Peppino Fattibbene, che durante la stessa serata viene portato al circolo proprio dal Barone.
La casa da gioco è frequentata anche da altri personaggi. Uno di essi è Scuppetella, pregiudicato per furto. Un altro è Scamuso, latitante e ricercato per aver ucciso sua moglie. Sono amici, anche se il loro rapporto è caratterizzato da una forte rivalità nel gioco d’azzardo. Quando il gruppo dei giocatori è completo, con l’arrivo di Barbarella (“dama di compagnia” di Assunta), di Giovannino (giocatore incallito, rovinato dai debiti) e di Riccardo (amico di Giovannino e fidanzato della sorella di quest’ultimo, Emilia), si può cominciare il gioco.
Due sorelle, Rosetta e Rafilina (rispettivamente, la baronessina Rosy e la contessina Fifì), hanno il compito di far cadere le inibizioni dell’avvocato Fattibene, allo scopo di fargli effettuare puntate alte. Luigi Poveretti, che nel frattempo ha fatto conoscenza con l’avvocato, dimostra di non essere all’altezza del compito assegnatogli e mette in difficoltà don Gennaro, il quale, ogni tanto, lo trascina con sé in bagno per punirlo a furia di schiaffi.
All’improvviso, giunge nella casa da gioco Emilia, sorella di Giovannino, la quale lancia accuse pesanti contro don Gennaro Fierro e gli altri giocatori. Mentre il litigio è al culmine, arriva la notizia che sta arrivando la polizia. Immediatamente Fierro e i suoi iniziano a trasformare la sala da gioco in un innocuo salone, nascondendo le fiche e il denaro in una fioriera, rendendo un quadro raffigurante un’immagine sacra quello che, in realtà, è il tavolo da gioco, e sostituendo i lampadari e altre parti dell’arredamento in modo da rendere l’ambiente meno sospetto. Inoltre, il latitante Scamuso viene nascosto dietro un quadro.
All’arrivo della polizia, guidata da un severo delegato, non ci vuole molto a smascherare la bisca, grazie alle rivelazioni di Luigi Poveretti. Ben presto tutta la comitiva, ad eccezione di Giovannino, che la sorella riesce a trascinare via, viene trasportata al commissariato, nella scena che chiude l’atto unico.

PERSONAGGI E INTERPRETI
· Assunta: Tonia Anzini
· Peppenella: Stefania Colucci
· Filomena: Dina Del Gaiso
· Rosetta: Luisa Spina
· Rafilina: Maria Trivisonno
· Gennaro: Sebastiano Iannone
· Luigino: Daniele D’Adamo
· Scamuso: Robertino De Gennaro
· Scuppetella: Goffredo Tullo
· Barone: Nino Caminiti
· Peppino: Michele Formica
· Giovannino: Alessandro Maritato
· Riccardo: Dario Di Vincenzo
· Barbarella: Patrizia Fiammelli
· Emilia: Silvana Di Paola
· Delegato : Bruno Paura

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