Commissione europea : senza cultura non c’è futuro

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La Commissione europea alcuni anni fa adottò una comunicazione sul ruolo che assume la cultura nel contesto della mondializzazione, assumendo per la prima volta una strategia comune europea. Nel documento si affermava non solo il ruolo fondamentale che la cultura svolge nel processo d’integrazione, ma si propose un’agenda totalitaria che abbracciava l’Europa e i paesi terzi. Il documento si basava su tre grandi obiettivi: creazione artistica e promozione della diversità delle culture e del dialogo tra le varie realtà europee; promozione della cultura come catalizzatore della creatività nel quadro della strategia di Lisbona; promozione della cultura come elemento vitale nelle relazioni esterne dell’Unione. Con questa comunicazione s’intense riconoscere la necessità di una strategia unica della cultura aperta alla diversità e, al mondo, oltre che proporre misure che rafforzarono l’importanza della cultura come elemento del dialogo politico con i paesi e le regioni partner, promuovendo gli scambi culturali, integrando sistematicamente la cultura nei programmi e nei progetti di sviluppo. Al fine di sostenere azioni specifiche nei paesi ACP, fu creato un Fondo culturale UE-ACP con un budget di circa 30 milioni di euro come contributo comune destinato a favorire la diffusione e, in alcuni casi, la produzione di prodotti culturali dei paesi ACP purché quest’ultimi prevedessero ulteriori sforzi finanziari. Elemento fondamentale su cui si basava la comunicazione era l’introduzione di un sistema di cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni europee, il cui fine era il “metodo di coordinamento aperto” già utilizzato con successo per organizzare la collaborazione tra gli Stati membri nei settori dell’istruzione e formazione, della gioventù e della protezione sociale. Inoltre, gli Stati membri e la Commissione europea stabilirono una strategia comune basata sulla valutazione ogni due anni dei progressi realizzati per il raggiungimento degli obiettivi. La comunicazione, inoltre cerò di coinvolgere in maniera più diretta non solo il mondo accademico, cioè quello in giacca e cravatta ma anche i singoli operatori e le industrie del settore creando un “forum culturale” che costituiva un’efficace struttura di dialogo e cooperazione. Il tutto a dimostrazione che la cultura rappresentava e rappresenta uno dei “caditori” su cui la politica dell’Unione è imperniata perché senza conoscenza ma soprattutto senza cultura non c’è futuro.
Massimo Dalla Torre

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