Teatro Savoia: la morte avverrà per eutanasia

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savoia1La mancata soluzione della vicenda Teatro Savoia, sembra materializzarsi allo scadere del 31 gennaio 2014, la morte avverrà per eutanasia, ovvero verrà staccata la spina e basta; eppure le cure ci sono, semmai mancano i medici che quelle cure dovrebbero diagnosticare ed applicare. Ci era stato promesso, all’indomani della nostra conferenza stampa del 14 dicembre scorso, che la Provincia e la Regione si sarebbero recate alla Corte dei Conti per verificare la fattibilità del passaggio di proprietà del Teatro tra i due Enti, al momento, dopo un mese, non sappiamo neppure se effettivamente il quesito sia stato almeno presentato alla Corte dei Conti, quindi se aspettiamo la soluzione da questa strada, ci sembra ben lontana dal manifestarsi;

– Le ultime notizie, (che noi apprendiamo dalla stampa), sono: l’interessamento da parte del Comune alla vicenda, e la possibilità di continuare con un contratto a progetto o a “gettone”;

– per quanto riguarda l’interessamento del Comune, l’iniziativa è lodevole, se non fosse per il semplice fatto che forse si manifesta un pelino tardiva, (è da un anno che paventiamo la chiusura del Teatro), ed allorquando intempestiva: a meno di venti giorni dalla chiusura della Fondazione(e quindi del Teatro) e a tre mesi dalle elezioni comunali (c’è aria di propaganda?);

– Per quando riguarda la possibilità di continuare con un contratto a progetto o a “gettone”, ci chiediamo: sovvenzionati da chi? Se la provincia il suo ultimo sforzo l’ha fatto con il prolungamento di un mese delle attività, e visto che il comune deve ancora manifestare la sua proposta? E poi ancora: il progetto reale qual è? Quali sono le prospettive? Quali sono le linee programmatiche nel campo culturale? Il Teatro non può essere visto come una sala di un ristorante, che si prende in affitto per una sera e poi chi si è visto si è visto; un Teatro deve svolgere una funzione diversa: deve proporre iniziative culturali, non subirle; deve incentivare la crescita dei talenti locali, non ostacolarla, deve fare il Teatro insomma, non altro.
E la Regione in tutto questo? È sparita? E’ stata accantonata o si è accantonata da sola?
Non possiamo pensare che la nostra massima istituzione locale sia in grado di rivendicare solo il possesso del bene e non pensi alla possibilità di farlo fruire a tutti i cittadini regionali.
Tramite la nostra rappresentanza sindacale, volevamo ri-proporre a tutti gli Enti la nostra soluzione, non l’unica sia ben inteso, ma almeno la più logica e la più legale possibile: Fondere le due Fondazioni(Cultura e Teatro Savoia) e cominciare con un comodato d’uso del Teatro con l’impegno di trovare nei prossimi sei mesi una soluzione alla questione della proprietà, contro questa soluzione non si può mettere nessuno, ne la politica, ne la Corte dei Conti, ne chicchessia, ma forse, proprio perché la più semplice, tale strada non verrà mai percorsa? Staremo a vedere.

Abbiamo sentito anche voci di una gestione privata del Teatro Savoia, è inutile che diciamo che sarebbe la rovina, un privato non garantirebbe nemmeno per sogno uno standard di sicurezza adeguato ed andrebbe a lesinare anche sulla cura e la manutenzione della struttura, senza poi considerare i costi per l’affitto del Teatro che sarebbero almeno il doppio o forse più; Forse, non si è considerato un ulteriore aspetto, che con lo scioglimento della Fondazione Teatro Savoia, i beni presenti all’interno del Teatro saranno a disposizione del liquidatore nominato dal tribunale e devono essere devoluti ad associazioni senza scopo di lucro, quindi, se entro in possesso di una macchina ed il motore, il volante ed i sedili non sono miei, risulta difficile guidarla.

Quindi,  se questo è il progetto per il futuro noi non ci stiamo, non vogliamo vedere morire sotto i nostri occhi una “creatura” che da vent’anni vediamo crescere e che amiamo almeno alla pari dei nostri figli, come si può solo pensare di chiedere ad un lavoratore che loro stessi hanno definito “specializzato”, di andare a lavorare solo quando serve, semmai serve; quindi fatte queste doverose premesse, ribadiamo che noi non siamo affatto disponibili ne ad essere strumentalizzati da nessuno, ne a scendere a compromessi con chi questo Teatro vuole portarlo alla rovina, non accetteremo mai una gestione diversa da quella pubblica e non accetteremo mai un contratto diverso da quello che abbiamo al momento, tranne se migliorativo; a livello nazionale si va incontro alla soppressione di tali contratti (Co.Co.Co.- Co.Co.Pro.-ecc…) e qui invece si propongono come soluzione? Torniamo indietro di vent’anni, questo non è giusto ne nei nostri confronti, ne nei confronti delle nostre famiglie, (se mai questo importasse a qualcuno).Abbiamo svolto per anni mansioni che vanno al di là del nostro compito, lo abbiamo fatto volentieri, in vista di una crescita esponenziale sia delle attività teatrali che della qualità stessa delle proposte culturali, ci occupiamo di tutto, dalla sicurezza in primis( vedi evacuazione dell’ultimo terremoto); alla manutenzione dello stabile ( ci si è mai chiesto perché a Teatro non è mai arrivata una ditta edile?); dalla vigilanza antincendio alla manutenzione degli impianti e delle attrezzature, oltre a svolgere la nostra reale mansione, quella di tecnico teatrale, mansione svolta, lasciatemelo dire, in maniera professionalmente ed umanamente ineccepibile(chiedete a tutti quelli che sono passati di qui), e il ringraziamento qual è? il nostro licenziamento.

Ci teniamo inoltre a ribadire un’ultima cosa, in questi mesi di tensione, abbiamo cercato di mantenere la calma e la serenità all’interno del Teatro (anche quando magari la calma era meglio non mantenerla), come un genitore che non vuol far ricadere sui figli i problemi della famiglia, seppur tentati, abbiamo sempre difeso le attività culturali ed i loro organizzatori, sebbene era un nostro sacrosanto diritto scioperare, non lo abbiamo mai fatto per non danneggiare quella che veramente sentiamo essere la nostra famiglia: gli operatori culturali, gli artisti, ma soprattutto il pubblico, e diciamo grazie a tutti coloro che in questi mesi ci hanno manifestato solidarietà e vicinanza (e vi assicuriamo che sono stati tanti), lottiamo anche per loro, perché non si distrugga ciò che con anni di sacrificio è stato costruito, e la risposta di pubblico dei mesi di Novembre e Dicembre ne è la testimonianza, la gente molisana ha fame di cultura, ebbene la politica a questo punto ha un compito: sfamarla.
Evitiamo che la chiusura diventi una vergogna politica, salviamo dalla catastrofe annunciata un simbolo della Regione intera, un vanto nazionale; per noi sarebbe una perdita di un posto di lavoro, ma per tutti sarebbe una sconfitta sociale che non è possibile sostenere.

Comitato Teatro Savoia

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