Sessanta anni di esplorazioni nell’abisso più profondo dell’Italia meridionale: Pozzo della Neve sul Matese

“Le origini di un corso perenne d’acqua sono in genere misteriose; le polle sotterranee che si raccolgono dalle falde stillanti seguono vie segrete, leggi non comprensibili di congiunzione , si raccolgono nelle viscere di un monte, nei cavi delle rocce sepolte, si richiamano secondo un linguaggio che nessuno comprende e poi tutte insieme vengono alla luce.”

Francesco Jovine non era uno speleologo ma nel suo Viaggio in Molise aveva in ogni caso compreso quanto complessa fosse la dinamica sotterranea delle acque che alimentano una sorgente come quella del Biferno. Oggi chi si occupa di ricerca in campo geo-speleologico si esprime proprio in termini di idrodinamica sotterranea nel descrivere “le vie segrete”, gli abissi, che l’acqua percorre nei grandi sistemi carsici prima di giungere alle fontane. Sui Monti del Matese di questi abissi ne esistono diversi, alcuni più conosciuti altri ancora tutti da esplorare. La loro conoscenza viene definita strategica in termini di risorse idriche sotterranee di ottima qualità, soprattutto, quelle destinate a scopi idropotabili. Per tali motivi, di frequente, chi gestisce le risorse idriche si rivolge agli speleologi per la comprensione di quel “linguaggio” spesso ancora sconosciuto. Fu proprio in una di queste occasioni che l’Abisso Pozzo della Neve, in agro di Campochiaro, oggi profondo 1050 metri, fu scoperto e incessantemente esplorato da diversi sodalizi speleologici di tutto il Paese. Dal 1955 fino a pochi giorni or sono, ma solo perché si è appena concluso l’ultimo campo esplorativo, la ricerca speleologica ha tentato e tenta ancora di fare luce e svelare le segrete vie che conducono le acque di quel versante del Matese fino alle sorgenti “Grassano” nel comune di Telese, in provincia di Benevento. Si, avete letto bene, buona parte delle acque meteoriche che piovono e si infiltrano nei boschi e nelle radure delle montagne di Campochiaro finiscono per alimentare importanti sorgenti distanti decine e decine di chilometri in linea d’aria o, per essere precisi, centinaia di chilometri di tragitti sotterranei che sprofondano nelle viscere della terra originando pozzi, cascate, laghi, canyon, meandri e molte altre articolate morfologie carsiche, percorribili solo da chi è padrone delle più impegnative tecniche di progressione speleologica.

È ciò che hanno fatto centinaia di speleologi negli ultimi sessanta anni, avvicendandosi, anche di generazione in generazione, nel tentativo di spingersi oltre le conoscenze acquisite appena l’anno precedente. Pozzo della neve è stato così esplorato, descritto, fotografato e disegnato perché si potessero tenere sempre le fila del cammino già percorso fino al punto in cui, sull’orlo di un pozzo, tra le acque di lago, nel buio di un alto camino, il tempo, la stanchezza, lo stillicidio dell’acqua o le ultime attrezzature disponibili non hanno più concesso di andare oltre lasciando ai “posteri l’ardua sentenza”. Sessanta anni dopo la sua scoperta l’Associazione Speleologi Molisani che nel 2015 festeggia anche i suoi primi venti anni di attività, ha voluto organizzare un evento, in memoria di due speleologi che oggi non sono più con noi – “Vittorio Vecchi e Alberto Moretti – per far si che a raccontare la storia delle esplorazioni di questo abisso fossero proprio coloro che quella storia l’hanno fatta e poi anche scritta. L’evento si terrà a Campochiaro sabato 5 settembre nei locali della scuola elementare alle ore 17.00. Saranno presenti speleologi di buona parte d’Italia, coloro che, fin dagli anni ’60, si sono avvicendati nelle esplorazioni di Pozzo della Neve. Ci saranno quelli del Circolo Speleologico Romano, dell’Associazione Speleologica Romana, gli Speleologi Romani, lo Speleo Club Roma, il Gruppi Speleologici del CAI di Roma, di Napoli e di Terni, il Gruppo Speleologico Fabriano, il Gruppo Speleologico Fiorentino, il Gruppo Speleologico del Matese, il Collettivo SpeleoMatese, il Gruppo Grotte Brescia, il Gruppo Grotte Città di Castello e l’Associazione Speleologi Molisani… per citarne alcuni.

La Giornata di Studi sarà coordinata dal Prof. Giovanni Badino, docente ordinario di Fisica all’Università degli Studi di Torino, già presidente della Società Speleologica Italiana; saluteranno i convenuti il Sindaco di Campochiaro Antonio Carlone ed a seguire Leonardo Colavita e Luciano Santagata, rispettivamente per l’Associazione Speleologi Molisani e per il Gruppo Speleologico del Matese. Aprirà gli interventi Massimo Mancini, presidente dell’Associazione Speleologi Molisani con un contributo sulla protostoria delle conoscenze sul carsismo del Matese, si avvicenderanno poi sulla storia di Pozzo della Neve Stefano Gambari, presidente del Circolo Speleologico Romano, Attilio Pasqualini e Franco Ciocci dell’Associazione Speleologica Romana, Andrea Bonucci, uno tra i primi speleologi a raggiungere il fondo di Pozzo della neve a – 1000 metri di profondità, Maurizio Monteleone, animatore delle punte più impegnative condotte dal Circolo Speleologico Romano, Matteo Diana, lo speleosub che in più occasioni tentò con successo di forzare i numerosi sifoni di Pozzo della Neve e del vicino abisso Cul di Bove; chiuderà i lavori Natalino Russo, attuale coordinatore del Collettivo SpeleoMatese che dal 2008, ogni anno, rinnova e tiene vivo l’interesse per le ricerca speleologica nell’abisso più profondo dell’Italia meridionale così come in molte altre grotte dell’intera area carsica del Matese. Sarà l’occasione per ascoltare storie di esplorazioni e di esploratori dell’ultima frontiera della ricerca geografica che ancora oggi è possibile condurre senza l’ausilio di tecnologie elettroniche, digitali e satellitari; l’unica che è ancora possibile condurre esclusivamente con l’occhio umano e che consente all’esploratore di vivere la sensazione di essere il primo uomo a mettere piede in quelle remotissime aree della terra.

I a Giornata di Studi Speleologici in ricordo di Vittorio Vecchi e Alberto Moretti
Pozzo della Neve- Sessanta anni di esplorazioni (1955/2015) nell’abisso più profondo dell’Italia meridionale – sabato 5 settembre 2015 ore 17.00
Piazza Madonna delle Grazie / Campochiaro (CB)
Saranno con noi, sempre, anche Vittorio Vecchi e Alberto Moretti, è a loro che dedichiamo questa prima Giornata di Studi Speleologici sul Matese.
PROGRAMMA
Saluti
– Antonio Carlone Sindaco di Campochiaro
– Leonardo Colavita Associazione Speleologi Molisani
-Luciano Santagata Gruppo Speleologico del Matese
Modera
– Giovanni Badino Università degli Studi di Torino
Interventi
– Massimo Mancini / Associazione Speleologi Molisani. Le conoscenze speleologiche sui Monti del Matese prima di Pozzo della Neve (1561/1955)
– Daniela Ialicicco / Associazione Speleologi Molisani. Le campagne degli anni ’60 e il campo estivo del 1971 dello Speleo Club Roma dal diario di Alberta Felici
– Attilio Pasqualini e Franco Ciocci / Associazione Speleologica Romana
Pozzo della Neve 1972-1974: le esplorazioni dell’Associazione Speleologica Romana
– Maurizio Monteleone / Circolo Speleologico Romano. Da Pozzo della Neve a Cul di Bove: una congiunzione di ricordi
– Andrea Bonucci / Speleologo Oltre la Fessura del Casco (1988)
– Matteo Diana / Gruppo Speleologico del CAI di Roma. Le immersioni nei sifoni profondi degli abissi Pozzo della Neve e Cul di Bove
-Stefano Gambari / Circolo Speleologico Romano. Il contributo del Circolo Speleologico Romano e dello Speleoklub Dabrowa Gornicza alle esplorazioni di Pozzo della Neve
– Natalino Russo / Collettivo SpeleoMatese Pozzo della Neve, le esplorazioni recenti (2008-2015)

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