Rinnovabili/ Un problema del Sud o un’opportunità nazionale?

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Bene fa Italia Nostra ad approfondire in un apposito seminario a Roma la questione delle fonti di energia rinnovabile soffermandosi sui limiti, le distorsioni, le forzature e le infiltrazioni che hanno capovolto un’opportunità in un problema.
Le normative in favore delle imprese hanno impedito alle comunità locali di poter preservare il proprio territorio e di pianificare uno sviluppo ecocompatibile.
Si è arrivati a compromettere aree di pregio ambientale, zone ricomprese o adiacenti a parchi regionali o nazionali, siti archeologici, crinali paesaggistici di inestimabile valore, borghi storici, beni monumentali, fiumi o invasi, siti di interesse comunitario, aree di protezione silvo-pastorale e interi territori collocati per l’80% lungo la dorsale appenninica che dalla Calabria risale in Lucania, Puglia, Irpinia e Sannio fino al Molise.
Nessuno ha mai messo in dubbio la necessità di contrastare la produzione di energia da fonti fossili ma ciò non può rappresentare un via libera indiscriminato per devastare e stravolgere le aree interne, collinari e montane del Sud più povero e marginale? La tecnologia usata che si installa è quella a minor impatto ambientale e con maggiore potenza o è semplicemente quella a più basso costo, meno efficiente e più impattante?
Sono molteplici le regioni che hanno indotto migliaia di cittadini ad organizzarsi in comitati, reti locali, associazioni nazionali o gruppi che si sono mobilitati per frenare progetti non sempre trasparenti come ci confermano le cronache degli ultimi giorni con gli arresti di operatori del settore coinvolti in operazioni dubbie condotte ai massimi livelli istituzionali.
Non ci si può nascondere dietro un’esigenza incontrovertibile quale quella della diversificazione delle fonti di produzioni di energia per accentrare i poteri decisioni in luoghi ristrettissimi in cui gli unici che riescono a incidere sono i potentati finanziari e le lobby che hanno investito in questi settori con profitti di miliardi di euro pagati dai contribuenti italiani direttamente sulle bollette Enel.
Il giro d’affari delle fonti rinnovabili è pari a 14 miliardi annui e tutto ciò che accade con il traffico dei certificati verdi meriterebbe di essere conosciuto meglio offrendo a tutti l’opportunità di misurarsi su questo tema con gli stessi diritti.
Quando costa un ricorso al TAR o al Consiglio di Stato? Perché gli impianti vengono costruiti in gran parte nel Sud più marginale e non c’è una pianificazione nazionale delle aree idonee con esclusione di quelle sensibili?
La Rete dei Comitati e delle Associazioni di tutela Ambientale seguirà con grande interesse il seminario di ITALIA NOSTRA esprimendo un apprezzamento nei confronti di un’organizzazione che da poco meno di 20 anni lotta al fianco delle comunità locali per evitare la devastazione e lo stravolgimento di territori incontaminati.

P/La Rete dei Comitati di Tutela
Ambientale di Campania e Molise

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