Petraroia: l’Italia scopre il Molise, era ora!

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Uno straordinario allineamento cosmico ha consentito ad uno dei luoghi meno conosciuti d’Italia di ritrovarsi al centro dell’attenzione nazionale. Non manca giorno che grazie alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, o dei principali leader politici nazionali, il Molise non si trovi sotto le luci della ribalta con manifestazioni, eventi, inchieste, commenti, ilarità, sfottò, sarcasmi o descrizioni salgariane.
Nessuno avrebbe potuto immaginare che 2.100 anni dopo le devastazioni perpretate da SILLA nell’ultima guerra sannitica, questo lembo  di un Sud nascosto anche a sé stesso, si venisse a trovare al centro di una contesa politica capace di influenzare la nascita del primo governo della Terza Repubblica. Più che il Friuli che voterà il 29 aprile, il voto del Molise potrà confermare anche a livello regionale l’affermazione del Movimento 5 Stelle come forza di riferimento nel Centro-Sud o al contrario potrà restituire al centrodestra le chiavi  di Palazzo Chigi.
 Berlusconi, Meloni, Gentiloni, Di Maio, Salvini, Di Battista, Speranza, Calderoli e uno stuolo di parlamentari, seguiti da giornalisti, reporter e personaggi dello spettacolo, si sono riversati in Molise trasformando un luogo dimenticato in un palcoscenico nazionale. Ovviamente i contendenti si guardano bene dal conoscere i problemi che assillano i molisani e si tengono lontani dall’assumere impegni concreti per risolverli. Ciascuno di loro recita la parte secondo un copione già scritto sostenendo il candidato di riferimento, lanciando stoccate agli avversari nazionali e auspicando il successo della propria coalizione.
Chi se lo può permettere riempie le piazze, gli altri si adattano nei locali al chiuso, qualcuno sceglie di entrare in un bar o fermarsi tra la gente con telecamere al seguito, ma a nessuno gli sfiora il pensiero di capire per davvero chi sono i molisani, di cosa abbiano necessità e come li si potrebbe aiutare. E’ la legge dello spettacolo che condiziona la comunicazione politica. Oggi tocca al Molise e domani a qualcun altro. Un luogo dove recitare senza alcun coinvolgimento emotivo sostenendo le stesse cose che il circo mediatico – istituzionale potrebbe asserire da Roma, Milano o Palermo.
I giornalisti si divertono a trovare notizie paradossali per colorare i propri articoli molisani ma salvo rare eccezioni non si spingono oltre le ataviche transumanze politiche, i feudi familistico-imprenditoriali, i rapporti poco chiari con la criminalità o altre pseudo-verità che coinvolgono parte del mondo politico locale. Ciò che manca è il racconto sul Molise, unica regione italiana che dal 1945 ha perso il 25% di popolazione passando da 410 mila abitanti a 310 mila, e alle prese con una nuova emigrazione che ne mina il futuro.
Una terra a cui è stato negato anche un solo ospedale pubblico DEA di II° livello con legge nazionale ( n.96/2017), e  in cui i livelli essenziali di assistenza sono una chimera. In treno da Roma si impiega meno tempo per arrivare a Milano che a Campobasso, non c’è una superstrada a 4 corsie, non esiste la manutenzione delle strade provinciali, comunali o statali che siano, chiudono gli uffici statali e peggiorano i servizi alle persone. Lo Stato è scappato, si è dato alla macchia ed ha lasciato migliaia di lavoratori dell’area di crisi senza risposte, così come non potenzia gli organici di Magistratura e Forze di Polizia per contrastare la sempre più pervasiva infiltrazione mafiosa.
I molisani meriterebbero risposte serie, scuse da chi ha governato, impegni certi e non annunci. Non siamo sul set di un teatro. Siamo persone che se andiamo ad un Pronto Soccorso dobbiamo affidarci alla buona sorte. Siamo cittadini di una Repubblica che non ci conosce e non vuole conoscerci !
Michele PETRAROIA
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