Ossario Molisano: viaggio tra i cimiteri della nostra regione. 9a tappa cimitero di San Giuliano di Puglia

“Ci chiamano i 27 angeli di San Giuliano di Puglia e ce ne siamo andati 17 anni fa, lasciando un vuoto incolmabile nei cuori dei nostri familiari e nel nostro paese. Non potremmo mai chiamarci -quelli del 96-. Eravamo bambini allegri, sorridenti e quando giocavamo facevamo tanto rumore, ma è stato più forte quel rumore del 31 ottobre 2002 alle 11:32, quando i vetri della scuola Jovine hanno iniziato a tremare, il volto della maestra si è improvvisamente incupito, ancora la vedo con la mano sulla fronte e poi il muro… che ci veniva addosso lasciandoci nel buio. Non lo ricordo se ho sentito dolore perché è stato tutto così veloce. Siamo rimasti bambini nel cimitero dove ci sono i nostri giochi, ma dove si ascolta un silenzio che pesa. Qui, invece, dove siamo ora siamo cresciuti, con la nostra maestra, che ci ha insegnato tante cose, anche quello che è giusto e quello che è sbagliato. Lei sostiene che saper perdonare sia un’ottima qualità. Noi lo abbiamo fatto! Anche se mamma e papà continuano a piangere, se non potremmo mai diventare medici, ingegneri, professori, modelle o meccanici ed idraulici… anche se c’è chi si ricorda di noi solo il 31 ottobre, quando la campana del nostro paese suona 27 ritocchi, che colpiscono dritti allo stomaco di chi è rimasto!”
Immagino, o forse meglio, mi piacerebbe che chi non c’è più possa descrivere così quello che è accaduto il 31 ottobre 2002. Io avevo 9 anni. Era festa e quindi la ricreazione si era prolungata. Io stavo mangiando il mio solito panino con il prosciutto di nonno, come ogni giorno, a Monteverde di Bojano, dove frequentavo le scuole elementari. Ad un tratto sento la sedia spostarsi. Mi volto: Martina, chissà che vuole. Era la mia migliore amica. Ma sembrava che non mi avesse chiamata. I bambini della scuola dell’infanzia dell’istituto accanto al mio erano usciti inaspettatamente e in modo ordinato nel giardino che dividevano con noi, più grandi. La maestra Carmelina, che ci vedeva dalle finestre, aveva chiamato ad uscire anche noi. Che bello! Che caldo! C’era il sole. Abbiamo giocato tanto fino a quando i nostri genitori sono venuti a prenderci, uno ad uno. La sera dovevo andare alla festa di Halloween dalla mia amica Federica, ero emozionatissima. “Stasera non vai a nessuna parte” mi aveva anticipato mia madre, cosa che mi aveva fatto tanto dispiacere ed anche un po’ arrabbiare. Perché io ancora non lo sapevo che ad un’oretta da casa mia, nella mia stessa regione, una scuola si era accartocciata su se stessa, avendo provocato la morte di bambini, della loro maestra, avendo provocato ferite ad altri uomini, avendo distrutto un paese dell’entroterra molisano.
San Giuliano di Puglia è stato per anni l’esempio dell’Italia Peggiore in termini di cattiva qualità di costruzione. Vennero avviate indagini per determinare le responsabilità del crollo: la scuola Jovine, infatti, fu l’unica struttura a crollare nel paese con una scossa di 6.0 gradi di magnitudo, seppur nel paese ci furono altri feriti e vittime per la caduta di detriti e calcinacci. Le indagini stabilirono che, nonostante la scuola avesse subito rimaneggiamenti e persino una sopraelevazione, bambini, maestre e bidelli vi erano fatti entrare senza neppure un collaudo.
A San Giuliano di Puglia poi è stata costruita una nuova scuola. Nuove case, nuove strade. È tutto perfetto oggi, tutto così innaturale. Nel 2012 è stato inaugurato il Parco della Memoria per ricordare le vittime di quel 31 ottobre 2002. 15 filari luminosi rappresentano la fragilità della vita, rappresentano i volti che non ci sono più, i cui nomi sono riportati in apposite targhe.
Rimangono rabbia e dolore e forse grembiuli, zaini e diari in cui il tempo si è fermato al 31 ottobre 2002, con l’avviso che i giorni seguenti la scuola sarebbe rimasta chiusa… chiusa per sempre.

di Angelica Calabrese

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