Laboratorio Progressista : Sul tema della sanità regionale, chiediamo ai Sindaci molisani, di essere presente al consiglio regionale del 28 gennaio

Il sistema sanitario regionale non è né dei medici, né degli addetti alla sanità, il diritto alla salute è un diritto inviolabile dei cittadini italiani ed è un diritto costituzionale che riguarda tutti noi. Chiediamo ai Sindaci molisani, in primis, al Sindaco del Capoluogo regionale, al Sindaco di Isernia e Termoli, in qualità di autorità sanitaria locale, nelle vesti di primo cittadino, di farsi carico delle istanze che i cittadini molisani attraverso le associazioni, i movimenti, ei comitati della sanità presenteranno al consiglio regionale.

La presenza dei Sindaci,il giorno 28, alla seduta del consiglio regionale su un tema di interesse generale quale è il tema del sistema sanitario regionale, è doverosa e necessaria. Chiediamo ai Sindaci di prendere una posizione chiara in riferimento ai piani operativi sanitari 2015/2018 presentati al consiglio regionale dal commissario ad acta il governatore Paolo Di Laura Frattura, tali piani spostano l’asse verso una sanità privata che dovrebbe essere, a nostro avviso, complementare al servizio pubblico regionale.

Laboratori Progressista, unitamente ad altri movimenti associazioni ha recepito e fatto proprio il seguente documento presentato all’assemblea pubblica del 20 gennaio 2016 da alcuni comitati tematici che sarà alla base del costituente FORUM PER LA SANITA’:

PROPOSTA
Il diritto alla salute, così come sancito nell’art. 32 della nostra carta costituzionale, è un bene comune. In quanto tale deve essere preservato e non può essere assoggettato ad una logica di profitto.
Pertanto riteniamo che nella nostra Regione l’organizzazione del Sistema Sanitario debba essere pubblica e che il privato convenzionato debba svolgere solo una funzione complementare e solo per alcuni servizi che il pubblico non riesce ad erogare.
Complessivamente, l’incidenza del privato convenzionato, così come avviene nella media del resto del nostro Paese, non può e non deve incidere per più del 20% in ogni singolo settore — posti letto per acuti, posti letto di lungodegenza, medicina territoriale — anzi, per noi, deve essere assoggettato ad un budget predefinito di spesa del 15% del FSR, tenendo conto della pletora di strutture pubbliche con le quali è possibile organizzare l’offerta dei servizi all’utente.
Il Molise ha il secondo indice di invecchiamento della popolazione in Italia ed è giusto portare i servizi in prossimità dei pazienti. L’organizzazione del SSR deve passare, pertanto, dall’attuale impostazione ospedalocentrica ad una impostazione territoriale.
Nell’attuale ingorgo strutturale solo tre Ospedali devono essere individuati come strutture per acuti: Campobasso, Isernia e Termoli. In queste strutture, l’attivazione delle Unità Operative deve rispondere strettamente al parametro del bacino di utenza. Ogni Unità Operativa dovrà avere la dotazione ottimale di mezzi e personale per il proprio funzionamento. L’attività di queste U.O. si estenderà sul territorio regionale con postazioni ambulatoriali che faranno sempre riferimento, specialmente per le attività chirurgiche, alle suddette U.O.
Quando, per le caratteristiche del bacino di utenza, deve essere attivata una sola U.O., questa va ubicata nell’Ospedale Regionale di riferimento, che non può che essere il Cardarelli di Campobasso, per questo definito come centro HUB per tutte le specialità.
Gli Ospedali di Larino e Venafro vanno riconvertiti in Strutture con posti letto a bassa e media intensità di cura, Ambulatori attivi h 6-12, Ospedali di Comunità. Questi ultimi costituiscono una struttura fondamentale di riferimento, ad alta incidenza di assistenza infermieristico-riabilitativa, gestita con la collaborazione dei medici di base e di continuità assistenziale. È un supporto fondamentale del territorio per pazienti non gestibili a domicilio, ma che non hanno patologie acute che richiedono ricovero ospedaliero. L’Ospedale di Agnone, se effettivamente ci sarà un accordo di confine con l’Abruzzo e sullo stesso inciderà il 15% della popolazione abruzzese con relativo e proporzionale contributo economico, potrà rimanere come Ospedale di zona disagiata. In assenza di questo accordo e relativo contributo finanziario dovrebbe avere la stessa riconversione degli Ospedali di Larino e Venafro
La riconversione di questi ospedali permetterà di mantenere l’indotto economico in quelle aree cambiando solo la tipologia degli utenti.
Un altro punto essenziale della medicina territoriale è l’assistenza domiciliare. Anche in questo caso il coinvolgimento dei medici di base e di continuità assistenziale, nonché l’associazione delle organizzazioni dei Dottori in Infermieristica, è fondamentale per meglio armonizzare i servizi da portare al domicilio dei pazienti.
È indispensabile, in ogni caso, abolire la precarizzazione dei rapporti di lavoro in tutte le forme attualmente previste. I danni del precariato si ripercuotono sul funzionamento delle strutture, con una perdita continua di personale formato e, quindi, di conoscenze. La precarizzazione destabilizza le comunità minando i rapporti sociali e toglie la sicurezza del futuro.
È necessario rimodulare l’organizzazione del 118. In quasi tutte le Regioni italiane il personale del 118 è gestito dai Pronto Soccorso. Questa organizzazione permette di armonizzare meglio l’emergenza ospedaliera e territoriale. Permette, inoltre, una continua osmosi di informazione-formazione, nonché di adattamento organizzativo tra ospedale e territorio. Per ottimizzare le risposte all’utenza va anche implementata la telemedicina, come supporto all’attività dell’emergenza territoriale; individuati implementati e valorizzati i percorsi per patologia(IMA, ictus, trauma, ecc): deve esserci un continuum nella presa in carico del paziente dal territorio fino ad arrivare nella struttura più idonea al trattamento della patologia da cui è affetto, senza passare per altre strutture intermedie. Vanno rimodulate, in base anche ai dati in possesso, le attuali postazioni del 118 per un migliore utilizzo delle risorse. La medicina convenzionata va proporzionata alle esigenze del territorio e vi si deve far ricorso solo dove il pubblico non può essere utilizzato . Indicazioni estremamente utili vengono dall’analisi dei dati del dott. Carmine Ruta. Da quei dati si può partire per le convenzioni da fare. Un discorso a parte, ma che dovrà diventare fondamentale in una prospettiva a breve termine, è quello della medicina preventiva. Riuscire ad investire per modificare gli stili di vita ed i rischi ambientali significa ridurre, nel tempo, l’incidenza di molte patologie. Tuttavia questa è una scelta non strettamente sanitaria bensì di politiche sociali, lavorative, industriali, alimentari.

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