Inizia la demolizione dei pescherecci della flotta termolese

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Riceviamo e pubblichiamo

Sono trascorsi 15 anni dall’ultima demolizione di un’imbarcazione da pesca della flotta termolese. Era il decreto ministeriale del 22 dicembre 2000 che regolava le “Modalità di attuazione della misura di “Arresto definitivo ” delle attività dello SFOP 2000/2006 (Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca). Dopo che il Fondo Europeo della Pesca (FEP 2007-2013) non aveva previsto le azioni di demolizioni, oggi il Fondo Europeo degli Affari Marittimi della Pesca (FEAMP 2014-2020) ha rintrodotto il premio di arresto definitivo e sono tre i pescherecci della flotta termolese che a breve non ci saranno più, tutti appartenenti all’Associazione Armatori Pesca del Molise e sono: “Nonno Nicola” di De Palma Pierluigi, “Maretto e Beniamino” dei fratelli Recchi Marone e Beniamino e “Giobbe” della Cooperativa d’Armamento Op San Basso. Il primo ad accedere in cantiere per iniziare la procedura di demolizione è il “Nonno Nicola”, nel pomeriggio del 3 maggio 2018, imbarcazione di legno del 1985. Ancor più anziana il “Giobbe”, motopeschereccio, sempre di legno, iscritto a Termoli ma che svolgeva l’attività di pesca a volante (per la pesca dei piccoli pelagici) presso il porto di San Benedetto del Tronto. Di acciaio ed invece più giovane il “Maretto e Beniamino”, addirittura tra i primi in graduatoria per accedere al premio dell’arresto definitivo per un criterio europeo che con il FEAMP va ad agevolare la demolizione dei motopescherecci più nuovi e competitivi e non i più vecchi come previsto dallo SFOP.

Se consideriamo l’area di pesca di nostra competenza, la GSA17 del Mar Adriatico, questa registra un elevato numero di imbarcazioni che verranno demolite, tra il più elevato in Italia. Ma il dato più preoccupante che testimonia lo stato di forte crisi della pesca italiana è l’elevato numero di domande che sono state presentate per accedere alla demolizione, in molti purtroppo hanno visto tale strumento come una “manna dal cielo” per abbandonare “finalmente” il lavoro di pescatore, che a causa di una pessima gestione non vuole farlo più nessuno in Italia. Molti sono gli armatori che non hanno potuto accedere al premio perché non in linea con i requisiti di idoneità fiscale, solo le imprese “sane” hanno potuto usufruire della demolizione.

Al termine di queste demolizioni il risultato sarà dunque di una perdita notevole di competitività della flotta Italiana nel Mar Adriatico, uno scenario quanto meno “preoccupante” in cui avremo sempre meno imbarcazioni italiane, che saranno sempre più vecchie  e che però dovranno competere con quelle sempre più nuove della Croazia. In conclusione chi ha un’imbarcazione vecchia, poco competitiva e che negli anni è stata costretta ad accumulare debiti con l’erario per far fronte alla difficile situazione economica e che magari aspettava la demolizione per poter chiudere l’attività in perdita e con il premio pagare tutti i suoi debiti, non ha potuto accedere al premio. Questo perché ciò non rappresenterebbe una riduzione dello sforzo di pesca, dato che questa impresa è già destinata a morire di suo. Criterio di ammissibilità quantomeno discutibile.

Se poi consideriamo che anche le “regole di pesca” non sono le stesse per entrambi gli Stati, con le imbarcazioni croate che pescono molti più giorni e soprattutto anche di sabato e domenica, è facilmente comprensibile come le prospettive economiche per la pesca italiana non siano delle migliori.Ad aumentare le preoccupazioni sul futuro della pesca in Adriatico, sono i dati pubblicati nell’ultimo Piano di Gestione Nazionale relativo alle flotte di pesca per la cattura delle risorse demersali nell’ambito della GSA17 e GSA18, pubblicato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali il 09 aprile 2018. In tale studio è illustrato come tra il 2004 e 2015, la capacità di pesca a traino si è ridotto di oltre il 30% sia in termini di numero di barche che di stazza lorda e potenza motrice. Il numero delle imbarcazioni in particolare è passato da 1.435 unità del 2004 a poco meno di 1.000 nel 2015. Gli indicatori di sforzo dello strascico segnano una riduzione di circa il 30% in questi 11 anni anche in termini di giornate di pesca. Nel 2004 un’imbarcazione pescava mediamente 145 giorni l’anno, nel 2015 si è scesi a circa 120 giorni. Negli ultimi anni inoltre molte marinerie hanno deciso di autolimitare lo sforzo di pesca stabilendo un massimo di 4 giornate di pesca a settimana al fine di tutelare la risorsa, date le catture in costante riduzione.

In tale Piano di Gestione Nazionale, tuttavia, sono contenute delle informazioni che a nostro avviso non trovano riscontro nella realtà, a causa di errate fonti di dati che in fase di elaborazione non hanno tenuto conto di fattori esterni sconosciuti agli studiosi. Un esempio è dato dal fatto che in tale Piano il gambero rosa è considerata una risorsa in sovra sfruttamento quanto in realtà è l’unica specie ittica, insieme al moscardino, per il quale si registrano trand di cattura in forte crescita. Ciò testimonia ancora una volta il fatto che i pescatori italiani non vengono assolutamente considerati nelle fasi di programmazione delle politiche della pesca, ne a livello nazionale ne a livello europeo e ciò è solo un ultimo esempio di come si stia portando la pesca verso il baratro.

Un’attività di pesca sempre più difficile da svolgere soprattutto se a ciò consideriamo i costi di gestione sempre più alti dovuti, non solo all’elevato prezzo del gasolio, ma soprattutto al crescente costo del personale necessario non solo a bordo ma anche e soprattutto “a terra” dato che le normative vigenti, sempre più esigenti in materia di tracciabilità ed etichettatura, che costringono un armatore non più a pensare solo all’attività di pesca ma soprattutto alle mansioni da compiere dopo lo sbarco. Se poi consideriamo  che in molti casi in adriatico la figura dell’armatore nella maggior parte dei casi coincide con quella di comandante e pescatore dell’imbarcazione è facilmente comprensibile come svolgere oggi l’attività di pesca sia diventato davvero molto difficile e dispendioso dal punto di vista economico, anche perché sono assolutamente proibite le distrazioni nelle fasi procedurali di sbarco e vendita, perché multe e sanzioni sono salatissime per infrazioni che con l’ultima “famosa” legge 154 sono ritenute tutte gravi. Chi le riceve poi può dire addio a demolizione, fermo biologico e  bandi di ammodernamento del proprio peschereccio. In conclusione il fatto che oggi siano in tanti gli armatori che vedono in cantiere la demolizione del proprio peschereccio con poca tristezza e molto sollievo, è la dimostrazione di come lo stato di crisi della pesca sia davvero profondo e di come necessiti di una riforma veloce e radicale che parta però realmente dalla base produttiva, ovvero dai pescatori che vivono sulla propria pelle quotidianamente le tante difficoltà, prima che il pescatore si estingua.     

ASSOCIAZIONE ARMATORI PESCA DEL MOLISE

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