Sempre più poveri, sempre più soli
- redazione informamolise
- 17 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Il Rapporto statistico 2026 della Caritas Italiana fotografa un’Italia in cui diminuiscono i nuovi poveri, ma aumentano povertà cronica, intensità del bisogno e solitudine.
Il Report è un’occasione per approfondire le fragilità che attraversano il Paese a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori.
La povertà tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una “strutturale normalità”.
Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas cresce dell’1,7% rispetto al 2024: un aumento che di fatto non segnala una reale attenuazione delle difficoltà sociali, non si registrano flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia, viene fuori la condizione di una povertà che tende a radicarsi e a diventare situazione stabile nella vita di molte famiglie.
In dieci anni il numero degli ultrasessantacinquenni è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva del 48%, il dato richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.
L’invecchiamento determina anche la solitudine,così che le persone sole sono passate, nello stesso periodo, dal 23,8% al 32,9%, il fenomeno è caratterizzato molto spesso da eventi critici, quali lutti, separazioni o altre forme di rottura biografica, che compromettono la disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali.
La povertà si caratterizza sempre di più per lo sfascio dei legami; divorzi, relazioni, non accompagnamenti. momenti di maggiore difficoltà.
Il Rapporto evidenzia il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli psicologici, la presenza sempre più rilevante di lavoratori poveri, con prevalenza nelle fasce centrali di età, con il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni, lavoratori che pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 il fenomeno era al 13,3%).
Il 52% delle persone seguite convive con figli minori, Resta molto la mancanza di una dimora (persone “senza casa” e “senza tetto”), ma anche con enormi difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate, quello della casa rappresenta uno dei problemi più delicati della povertà, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro.
Le persone sono sempre più povere e permangono in questa condizione sempre più a lungo con un progressivo allontanamento dalla soglia minima di benessere economico.
La quota dei nuovi poveri si attesta al 37,6%, e si registra una graduale crescita dell’ISEE medio familiare (dal 4.315 euro a 4.974) un dato che non deve essere interpretato come un miglioramento delle condizioni economiche, bensì come il segnale di un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno
Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative servirebbe costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise e soprattutto una politica che non distolga lo sguardo dalla realtà ma unita pensi a soluzioni condivise.
Alfredo Magnifico



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