Pietracatella/Di Giacomo: Dna, lettere anonime e testimoni spontanei. La prudenza non può trasformarsi in paralisi
- redazione informamolise
- 1 lug
- Tempo di lettura: 3 min
“Le ultime notizie che arrivano da Pietracatella confermano quello che sosteniamo da tempo: l’indagine è entrata in una fase nella quale non si può più restare sospesi. Alla lettera anonima inviata agli inquirenti e alla scelta di un amico di famiglia di presentarsi spontaneamente per rendere dichiarazioni, si aggiunge ora un nuovo elemento di assoluto rilievo: il prelievo del DNA effettuato oggi al padre e alla figlia”.
Lo dichiara Aldo Di Giacomo, criminologo da oltre trent’anni impegnato nell’analisi dei fenomeni criminali e appartenente alla Polizia Penitenziaria, intervenendo nuovamente sul duplice omicidio di Pietracatella.
“Il prelievo del DNA non è un dettaglio secondario. È un passaggio tecnico che conferma come gli accertamenti siano entrati in una fase molto più concreta. Quando un’indagine per duplice omicidio arriva a questo livello, dopo mesi di testimonianze, analisi, chat, verifiche sui rapporti personali eaccertamenti scientifici, significa che il quadro investigativo non è fermo, ma si sta muovendo versouna definizione sempre più precisa”.
Di Giacomo, la questione centrale resta ormai l’iscrizione dei sospettati nel registro degli indagati .
“Lo diciamo con prudenza, ma anche con assoluta chiarezza: a questo punto è necessario iscrivere i sospettati nel registro degli indagati. Non significa indicare colpevoli, né anticipare sentenze. Al contrario, l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto di garanzia. Serve agli inquirenti per procedere con accertamenti pieni, trasparenti e irripetibili, e serve agli stessi interessati per esercitare tutti i diritti di difesa”.
Secondo Di Giacomo, continuare a restare in una zona grigia rischia di indebolire proprio il percorso investigativo.
“Quando in un’indagine così delicata compaiono lettere anonime, quando persone vicine all’ambiente familiare decidono di presentarsi spontaneamente davanti agli investigatori e quando, nello stesso contesto, vengono effettuati prelievi del DNA, il messaggio è evidente: il silenzio iniziale si sta rompendo e gli accertamenti stanno entrando nel vivo. La prudenza è doverosa, ma la prudenza non può trasformarsi in paralisi”.
Di Giacomo sottolinea anche il ruolo dei consulenti tecnici nominati sul caso.
“Sul caso Pietracatella sono stati chiamati periti tra i maggiori esperti al mondo nel loro settore.
Questo dimostra che non siamo davanti ad accertamenti approssimativi, ma a un lavoro scientifico di altissimo livello. Proprio per questo, il passaggio formale dell’iscrizione nel registro degli indagati diventa ancora più necessario: quando gli accertamenti sono così delicati, devono essere svolti dentro
perimetro processuale chiaro e garantito”.
Secondo Di Giacomo, le ultime novità confermano l’ipotesi di un’indagine ormai concentrata su un perimetro ristretto.
“Da mesi sosteniamo che questo non è un delitto casuale. La ricina, la dinamica della
somministrazione, il contesto familiare, il numero enorme di persone ascoltate, le chat, i rapporti personali, le testimonianze, la lettera anonima, le dichiarazioni spontanee e ora anche i prelievi delDNA portano tutti nella stessa direzione: un omicidio di prossimità. Chi ha agito conosceva luoghi, tempi, persone e abitudini. Non siamo davanti a un’ombra arrivata da lontano, ma a qualcuno che si
muoveva dentro o attorno a un ambiente ben preciso”.
Resta centrale, secondo Di Giacomo, anche l’ipotesi della presenza femminile nell’area del delitto.
“Una donna potrebbe aver avuto un ruolo diretto o comunque significativo nella vicenda. E non escludiamo che le persone da iscrivere possano essere due. Gli investigatori, a nostro avviso, hanno ormai in mano elementi sufficienti per compiere il passaggio formale. Il prelievo del DNA al padre e alla figlia conferma che l’indagine non è più nella fase delle ipotesi larghe, ma in quella degli accertamenti mirati”.
Il punto, conclude Di Giacomo, è che il caso rischia ora di entrare in una fase ancora più delicata.
“La situazione, con queste ultime novità, sembra quasi sfuggire di mano. Lettere anonime, dichiarazioni spontanee, persone che parlano dopo mesi, possibili versioni incomplete o contraddittorie, accertamenti tecnici e ora anche il DNA: tutto questo dimostra che il quadro non può più restare fermo. È il momento di stringere il cerchio. Non si tratta di fare processi in piazza, ma di consentire alla giustizia di procedere con strumenti pieni, trasparenti e garantiti. Pietracatella attende verità e giustizia. E la verità, ormai, sembra molto più vicina di quanto qualcuno voglia ammettere”.



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