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La guerra non è un gioco. Cosa c’entra l’esercito al Comics?

  • redazione informamolise
  • 21 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

La notizia ha sconvolto molte persone: un evento che riempie la città di gioia e divertimento si fa vetrina di una campagna di promozione della guerra e dell’arruolamento militare. Perché?! Ci sembra una circostanza grave, che merita una riflessione approfondita, senza sconti ma sempre con un’apertura al dialogo.


Perché in questa fase storica segnata da un gigantesco riarmo globale, dall’espansione delle spese militari, dalla moltiplicazione dei conflitti e dalla costruzione sistematica di una cultura della guerra, il Comics si presta a diventare strumento di normalizzazione della guerra?


La cosa ci stupisce e ci preoccupa ancor più perché si tratta di un evento rivolto alle persone giovani, una fiera legata al fumetto e al gioco, spazi dell’immaginazione, di una creatività che nella sua migliore tradizione è sempre stata ostile a tutte le frontiere, ai nazionalismi, alla logica del nemico.


Qualcuno dirà che non c’è nulla di male. Che si tratta semplicemente di mostrare ai cittadini il lavoro delle Forze armate. Che è una presenza istituzionale come tante altre.


Ma è proprio questa apparente normalità a dover preoccupare.

In questo quadro, ogni spazio sociale viene progressivamente occupato dalla retorica militarista: le scuole, le università, gli eventi sportivi, i festival culturali e ora perfino le fiere del fumetto. Siccome le persone giovani sono per la stragrande maggioranza contrarie alle guerre, si rende necessaria questa propaganda subdola per combattere la loro sensibilità pacifista.


In un luogo in cui le persone si ritrovano per esprimere la ricchezza delle differenze e dell’immaginazione, uno strumento progettato per il combattimento viene esposto come un oggetto da fotografare, toccare, condividere sui social. Per costruire familiarità emotiva con l’apparato militare. Dimenticando che una guerra è sempre morte, devastazione, traumi, mutilazioni, rimuovendo dalla vista questa realtà per farne spettacolo.

Da oltre due anni ormai, come gruppi che si sono mobilitati contro il genocidio in Palestina cerchiamo di animare nel nostro territorio un dibattito contro la cultura della guerra e la militarizzazione delle coscienze. Ci piacerebbe che anche il Comics fosse uno spazio per diffondere questa consapevolezza. Invitiamo gli organizzatori a riconsiderare le loro scelte e siamo disponibili a un confronto aperto su questi temi, che possa evitare in futuro compromissioni come quella di quest’anno.


Quando pensiamo al fumetto non ci immaginiamo un carrarmato schierato in piazza in mezzo a migliaia di giovani in festa, ma ci piace pensare al nostro Jacovitti che ridicolizzava la retorica bellica e i suoi paladini, a Cocco Bill che infuriato annodava i fucili come se fossero di gomma. È lui il nostro testimonial ideale.

Il fumetto ripudia la guerra.


Assemblea Palestina libera - Basso Molise


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