Il lavoro cresce ma aumenta precarietà e povertà lavorativa
Il governo ci propina ogni giorno dati che parlano di aumento di occupazione ma si omette di dire che aumenta solo instabilità, futuro incerto e salari miseria.

I dati sciorinati dai nostri governanti si fermano ai numeri di occupati, ma Istat e osservatorio del precariato dell' Inps confermano che nei primi mesi del 2026 trovare lavoro è facile ma trovarne uno stabile, dignitoso e in grado di garantire un'esistenza autonoma è praticamente impossibile.
Nel primo trimestre del 2026 i lavoratori con contratto a tempo determinato sono circa tre milioni, un dipendente su sei sa già che il suo contratto ha già scritto la data del termine.
La crescita occupazionale dimostra tutta la sua fragilità, in essa sono coinvolti soprattutto i giovani intorno ai trent'anni.
Istat afferma che la porta principale nel mercato del lavoro per i giovani è soprattutto il tempo determinato.
Questo handicap produce conseguenze disastrose per la società poiché si rinvia; l'uscita dalle famiglie di origine, l' acquisto di una casa, la decisione di mettere su famiglia e avere figli.
Come diceva mio nonno sulla scottatura l'acqua bollente, non solo contratti a tempo determinato, ma esplodono i contratti intermittenti, ovvero i contratti a chiamata che rallenta il contratto stabile, che rallenta e trasforma in lavoro in somministrazione il 43% delle assunzioni.
Il lavoro di agenzia di interinali viene utilizzato come strumento di flessibilità e non come strada verso un lavoro stabile.
Se a questo aggiungiamo il part-time una volta volontario oggi tre su dieci, soprattutto giovani e donne sostengono che è imposto con la conseguenza salario basso, contributi ridotti, e pensione leggera.
Secondo Istat il 10,2% degli occupati e a rischio povertà lavorativa.
Il grande paradigma italiano è che da un lato aumenta il lavoro dall' altra aumenta la miseria di chi lavora.
Alfredo Magnifico



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