Politica/ Il Pcl tra i promotori dell’appello antifascista

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Il PCL Molise è tra i promotori dell’appello antifascista molisano “Il fascismo non è opinione è un crimine” , poiché ritiene preziosa ed importante la ripresa di una mobilitazione, a partire dalla sinistra sociale, politica e sindacale molisana, per fermare la deriva barbarica in atto, scatenata in particolare per mezzo della Lega, delle destre e dei neofascisti, intesa come sempre a dirottare le lotte popolari contro falsi obiettivi, quali sono la vergognosa campagna di istigazione all’odio contro i migranti e le guerre tra poveri L’obiettivo dei fascisti e dei leghisti è stato sempre quello di coprire le vere cause del disagio sociale, che derivano invece dal sistema capitalistico, dalla minoranza di magnati della finanza e dell’industria e dai loro partiti di destra o di “centrosinistra”, che depredano quotidianamente il resto della società, con il loro sistema fondato sullo sfruttamento e sulla corruzione.
Nel contempo la nostra partecipazione a questa iniziativa si distingue da alcune parti del testo, perché vuole portare il contributo proprio dell’antifascismo anticapitalista, l’antifascismo dal versante della classe lavoratrice, ricordando che il passaggio dal regime criminale di Mussolini alla Costituzione repubblicana del ’48 non ha di fatto modificato la natura classista dello stato e dei governi italiani, rimasti espressione delle stesse classi possidenti e sfruttatrici che avevano prima foraggiato il fascismo. Ben se ne accorse uno dei padri costituenti, Calamandrei: “ per compensare le forze di sinistra di una rivoluzione mancata, le forze di destra non si opposero ad accogliere nella Costituzione una rivoluzione promessa “.
Fu il tradimento della Resistenza e dei suoi valori fondanti giunto sino ai nostri giorni. Tanto più che le leggi costituzionali (XII disposizione transitoria) e ordinarie (“legge Scelba”, “Legge Mancino”) che mettono pur giustamente al bando il fascismo e il razzismo come crimini, a parte loro lacune giuridiche forse pensate ad hoc, sono rimaste sempre disapplicate; così come lo sono i “principi progressivi” della prima parte della Costituzione, inattuabili allo stato poiché incompatibili con il sistema capitalistico. Mentre ben si continuano ad applicare la sacralità della proprietà privata dei grandi mezzi di produzione e gran parte dei vecchi patti del fascismo a garanzia dei privilegi vaticani, per non parlare d’altro. Sin dal dopoguerra i criminali fascisti sono rimasti impuniti, dalla inaudita amnistia di Togliatti alla “scoperta” dell ’armadio della vergogna degli anni ‘90, ai crimini di guerra, e poi con i fascisti in doppio petto e non, ben protetti riciclati nei gangli del potere per continuare ancora oggi la loro miserabile opera violenta e terroristica al servizio dei potenti e del capitale Mentre come è noto ad essere perseguitati e discriminati furono sin dal dopoguerra proprio i partigiani, comunisti, socialisti, anarchici, ed in alcuni casi la stessa sinistra cattolica. Nel suo “piccolo” l’esperienza di Isernia nel 2011 è emblematica: mentre i neofascisti potevano tenere una riunione propagandistica in un sala istituzionale della “repubblica democratica antifascista” del palazzo della Provincia di Isernia, peraltro sito in una via ancora intitolata vergognosamente al simbolo delle squadracce fasciste degli anni ’20 (Berta Giovanni), il coordinatore del PCL MOLISE ed altri antifascisti molisani venivano mandati giudizio su iniziativa inaudita di una dirigente della Digos di Isernia, e di un PM, non nuovo a tali accanimenti contro la nostra area comunista, addirittura con assurde richieste di reclusione e multe salate fondate sul nulla, per aver manifestato legittimamente il proprio dissenso antifascista.
Addirittura, un canto della Resistenza entrò incredibilmente nel capo d’imputazione come parte integrante ! Fu il famigerato processo “ Bella Ciao” che eccepimmo anche come giuridicamente grottesco, contestato anche dall’ANPI e dal quale uscimmo comunque vittoriosi. Siamo tra i promotori di questo appello, dunque, per riprendere, anche nel Molise, il filo spezzato della Lotta di Liberazione contro le classi sfruttatrici, quella che fu portata avanti dalla parte più avanzata del movimento partigiano, quella che voleva “conquistare la rossa primavera”. Per la ricostruzione, oggi, di un movimento antifascista e anticapitalista guidato dalla classe lavoratrice, che possa unire tutti gli oppressi e sfruttati, qualunque sia la loro nazionalità e qualunque sia il colore della pelle, per una Repubblica dei Lavoratori, per un Governo dei Lavoratori, per una società più libera e più giusta.

P.C.L. Sezione del Molise

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