Molise, cervelli in fuga, resta il deserto

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Ci sono statistiche che per un giornalista è difficile commentare senza farsi condizionare, anche negativamente; così apprendere quello che si sapeva, o almeno sospettava, può essere operazione comunque poco piacevole. Il Molise è terra d’emigranti, da sempre; purtroppo, dopo una pausa che non è stata foriera di sviluppo, è tornato ad esserlo, con delle ‘aggravanti’. E’ senza possibilità di dubbio l’esito dello studio di Demoskopica sulle economie locali: il Molise è la regione con il maggior numero di persone, in percentuale, emigrate all’estero. Un numero quasi pari ad un terzo della popolazione residente ha deciso di andare addirittura fuori dall’Italia nell’ultimo ventennio; ad aggravare il dato il fatto che si tratta di emigrazione intellettuale, con alta percentuale di laureati, che dalle nostre parti non trovano strade lavorative adeguate o spesso strade lavorative in generale.

La statistica si ‘appesantisce’ con il numero complessivo relativo all’emigrazione. Nello stesso periodo i molisani che hanno deciso di abbandonare la regione, non per diletto ma per necessità, sono quasi la metà della popolazione residente. Sono numeri che fanno presagire la devastazione sociale, perché portano dietro lo sradicamento di intere famiglie, la mancata costruzione di nuovi nuclei familiari; genitori che non vedranno più i figli e nonni senza nipoti. Anche il profilo psicologico di questa situazione non può essere sottovalutato. Un esodo biblico di cervelli produttivi, che toglierà il futuro alla regione e lascerà a chi resta solo il deserto.

L’esodo non si ferma perché il Molise è una regione che non dà prospettive future, attanagliata nella morsa di ossessiva burocrazia e condizionata da un rapporto melmoso fra pubblico e privato. In questa situazione prolifera il degrado prodotto dalla politica, fatto di conventicole e prebende ingiustificate, dove la richiesta di un curriculum non è contemplata o registra come reazione un’espressione di meraviglia, come di fronte ad un’apparizione sacra. Individuare un singolo colpevole è come voler inserire una trave nella cruna di un ago: è un degrado complessivo e duraturo e nessuno, tra gli amministratori e gli uomini di potere, è esente da colpe. Naturalmente chi governa deve prendersi le responsabilità maggiori; e, in questo caso, dello sfascio.

Alla fine un record nuovo interesserà il Molise: diventeremo il più grande pensionato d’Italia. Lo dico senza ironia, ma con la consapevolezza che la regione ha intrapreso un cammino che non porta da nessuna parte; e, questa, da giornalista e da molisano, è una chiosa che avrei preferito non utilizzare.

Stefano Manocchio

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