Legge Salva Borghi, Carriero (PD): i comuni dovranno muoversi velocemente per fruire degli incentivi

Dal 17 novembre è divenuta legge a favore dei “Piccoli Comuni” o “Salva Borghi.
Bene, buona cosa, ma… c’è sempre un ma in agguato, soprattutto quando si vuole per forza “vendere” un qualcosa soprattutto in periodi di elezioni politiche e non.
Infatti le buone intenzioni del DDL n.158/2017 si perdono un po’ nei meandri dei decreti che i vari Ministeri dovranno emettere entro 120 giorni per definire i parametri occorrenti per le tipologie dei comuni (per esempio enti collocati in aree di dissesto idrogeologico, inadeguatezza di servizi, comuni montani, ecc.).
Nei successivi 60 gg il Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i vari Ministeri – chissà quali nuovi e/o vecchi soggetti visto l’avvicinarsi delle politiche -, definisce l’elenco analitico dei comuni che potranno fruire delle agevolazioni.
E se non bastassero i circa sei mesi così già definiti, i vari decreti di cui ai due punti precedenti, verranno trasmessi alle Camere per il parere delle competenti (nuove) Commissioni parlamentari, tutte da istituire e formare, che si dovranno esprimere entro altri 30 gg.
Poi, le risorse del Fondo istituito (10 milioni di euro per il 2017 e 15 milioni annui per il periodo 2018/2023) verranno ridistribuite ed utilizzate attraverso la predisposizione di un “Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni”, da adottarsi entro 180 gg con DPCM.
Insomma, un anno se va tutto bene!
Certo i comuni dovranno muoversi velocemente per fruire degli incentivi, organizzandosi con progetti da presentare al fine di partecipare e favorire la promozione e lo sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale, promuovendo – in questo modo – anche un nuovo equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza nei piccoli comuni, incentivando altresì la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale, rurale, storico, culturale e architettonico. Diversamente nulla potranno ottenere.
Ce la faranno? Ci auguriamo di si, anche perché altro punto positivo inserito come obiettivo del ddl è quello dell’adozione di misure a favore dei cittadini che risiedono in queste piccole realtà e delle attività produttive, contro lo spopolamento e per incentivare l’arrivo dei turisti.
Certo, i progetti finanziabili, sono individuati sempre attraverso un DPCM, però le risorse erogate sono cumulabili con agevolazioni e contributi eventualmente già previsti da normativa europea, nazionale o regionale. Non male se si ragiona in termini di programmazione e di messa in atto di idee.
La priorità degli interventi è così programmata nel ddl: a) qualificazione e manutenzione del territorio, mediante recupero e riqualificazione di immobili esistenti e di aree dismesse e interventi per riduzione rischio idrogeologico; b) messa in sicurezza e riqualificazione delle infrastrutture stradali e degli edifici pubblici, con particolare riferimento a quelli scolastici e a quelli destinati ai servizi per la prima infanzia, alle strutture pubbliche con funzioni socio-assistenziali e alle strutture di maggiore fruizione pubblica; c) riqualificazione e accrescimento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico, nonché realizzazione di impianti di produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili; d) acquisizione e riqualificazione di terreni e di edifici in stato di abbandono o di degrado, anche al fine di sostenere l’imprenditoria giovanile per l’avvio di nuove attività turistiche e commerciali volte alla valorizzazione e alla promozione del territorio e dei suoi prodotti; e) acquisizione di case cantoniere e del sedime ferroviario dismesso (per le finalità di cui all’articolo 6, co. 1 del ddl); f) recupero e riqualificazione urbana dei centri storici, ai sensi dell’articolo 4, anche ai fini della realizzazione di alberghi diffusi; g) recupero di beni culturali, storici, artistici e librari; h) recupero dei pascoli montani, anche al fine di favorire la produzione di carni e di formaggi di qualità.
Con tutte queste situazioni, su cui agire ed interagire, si può spaziare ed ogni Amministrazione potrebbe ben individuare la strada che intende percorrere per il futuro del proprio comune.
A tutto questo, si potrebbero aggiungere anche le “ciclovie” , cioè un itinerario che consenta il transito delle biciclette nelle due direzioni, dotato di diversi livelli di protezione determinati da provvedimenti o infrastrutture che rendono la percorrenza ciclistica più agevole e sicura.
Si, piste ciclabili ma anche veri e propri itinerari da effettuare in bicicletta. In Italia vi sono già ciclovie per oltre 16.000 km.
Infatti, attualmente allo studio della Camera dei Deputati c’è un progetto di legge specifico, proprio per migliorare sia la mobilità urbana nelle città che incentivare questo nuovo modo di fare turismo su tutta la nostra penisola e che in Europa è già in auge da tempo!
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti svilupperà, per competenza, la pianificazione e dovrà occuparsi stabilmente di questa materia, stabilendo, altresì, stabilite anche le competenze di Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni.
Ed allora perché non promuovere l’uso della bicicletta per le attività turistiche e ricreative, in coerenza con il Piano strategico di sviluppo del turismo in Italia, con il Piano straordinario della mobilità turistica e ragionare in termini complessivi anche con i progetti del “Salva Borghi”?
Potrebbe essere un buon tandem al fine di riscoprire i nostri piccoli paesi, portare turismo, risvegliare l’economia locale e, perché no, rispettare anche l’ambiente riservandogli attenzioni che diversamente non ci sarebbero.
Basta volerlo!

 

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