Alluvione in Emilia Romagna/Di Lisa: mancanza o insufficiente pianificazione e programmazione territoriale

La tragedia della Romagna e delle Marche ripropone in termini drammatici il tema della prevenzione e della messa in sicurezza del nostro territorio. In questo momento il nostro pensiero va alle vittime ed alle famiglie colpite da questa sciagura e a quanti hanno perso affetti e beni. A loro esprimiamo cordoglio, vicinanza e solidarietà che, ci auguriamo, venga accompagnata da interventi rapidi e sostanziosi, da parte delle istituzioni, per il ripristino delle normali attività. A questi interventi per affrontare l’emergenza, è necessario che seguano impegni cogenti e concreti tesi a creare le condizioni perché simili sciagure non si ripetano.

I mutamenti climatici hanno alterato gli equilibri precedenti e dobbiamo realizzare il prima possibile che sempre più frequentemente avremo precipitazioni eccezionali, come è avvenuto in Romagna. E dobbiamo avere la consapevolezza che anche in presenza di un radicale contrasto ai cambiamenti climatici e l’azzeramento della immissione di gas serra nell’atmosfera, e non è così, gli effetti benefici sul clima li potremo vedere e valutare, forse, fra qualche decennio. Per cui dobbiamo, purtroppo, adattarci ai cambiamenti climatici intervenuti e, per il momento, puntare alla mitigazione degli effetti. Ed è possibile farlo se prioritariamente acquisiamo la consapevolezza che il nostro, essendo molto più giovane, è un Paese più vulnerabile, sia da punto di vista idrogeologico che sismico, rispetto agli altri paesi europei ed è caratterizzato da una situazione geologica più complicata rispetto agli altri.

A fronte di questa peculiarità dell’Italia, dobbiamo registrare una scarsa cultura sui meccanismi di funzionamento del Pianeta, dell’ambiente in cui viviamo, delle scienze della Terra e geologica in particolare, nella popolazione e in chi la governa. La riprova è la scarsissima presenza, o addirittura l’assenza, di geologi nelle pubbliche amministrazioni e la mancanza o insufficiente pianificazione e programmazione territoriale che non può prescindere dalla approfondita conoscenza geologica dei territori che hanno specifiche peculiarità geolitologiche, geomorfologiche, idrauliche.

La funzione del geologo è fondamentale e questo professionista non può essere interpellato e chiamato in causa solo dopo le sciagure ma in fase di programmazione, progettazione e realizzazione di opere che potenzialmente impattano sul territorio.

In un territorio fragile come il nostro, per esercitare una efficace azione preventiva di tutela, sarebbe addirittura necessario avere un presidio capillare di geologi, così come avviene per gli altri tecnici. Ma così non è.

A titolo di esempio è opportuno sottolineare che in tutto il Molise abbiamo solo tre geologi dipendenti della pubblica amministrazione!

Si continua dissennatamente a disboscare, a consumare suolo e a impermeabilizzare territorio, a restringere i naturali alvei dei corsi d’acqua, a procrastinare la realizzazione delle casse di espansione dei fiumi che, in caso di piena, potrebbero regolarne il deflusso. Creando in tal modo le premesse di ulteriori sciagure.

Per non parlare poi della assenza ormai totale della manutenzione dei corsi d’acqua e delle infrastrutture. Sono praticamente scomparsi, sulle strade provinciali, i cantonieri che svolgevano un’opera preziosa e fondamentale quali la ripulitura delle cunette, dei ponticelli, garantendo così, in sinergia con gli agricoltori, un corretto deflusso delle acque di ruscellamento diffuse.

C’è bisogno di un cambio di paradigma, di una vera e propria rivoluzione copernicana sulla gestione del territorio, anche perché in Italia la spesa per riparare i danni da alluvione, frane, terremoti, equivale a oltre quattro volte la spesa in prevenzione.

E’ una follia. Tutta italiana.

Il Presidente dell’Ordine dei Geologi del Molise

Domenico Di Lisa

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