L’inchiesta: “Iuventa voleva tagliare fuori la Guardia costiera italiana” Il giallo della chat con gli scafisti

Nelle carte il tentativo di creare un coordinamento parallelo. La procura: “Ma l’equipaggio era spinto soltanto da motivazioni umanitarie”

di FRANCESCO VIVIANO e ALESSANDRA ZINITI www.repubblica.it

Il Mediterraneo era “cosa loro”. Volevano creare un “coordinamento parallelo in mare, con altre Ong, ritenendo che il centro nazionale di Roma non fosse in grado di fare il proprio lavoro e trovavano ogni scusa per mettersi in contrasto con loro”. A costo di “creare l’incidente” con la Guardia costiera libica. Un “pericolo” per salvati e soccorritori.

Loro, i giovani volontari tedeschi della Jugend Rettett, con quella “bagnarola malandata”, dovevano stare sempre in prima fila nel recuperare i migranti, sul filo delle 12 miglia se non ancora oltre, tanto da dire un deciso no alla proposta lanciata da Msf e Save the Children di un arretramento di tutte le navi umanitarie sulla linea delle 24 miglia. Forti, forse, anche dell’efficacia di una chat tra tutti i teamleader delle navi umanitarie sulla quale sarebbero giunte, dalla Libia, segnalazioni sulla posizione di barconi da soccorrere. Un giallo che l’inchiesta dei pm di Trapani deve ancora chiarire.

LE OPERAZIONI SPREGIUDICATE Le parole del medico italiano Stefano Spinelli, ex coordinatore della onlus “Rainbow for Africa” per un periodo presente a bordo e poi dissociatasi dall’operato della Iuventa, tracciano meglio di qualsiasi testimonianza il ritratto di un team il cui modus operandi, poi documentato da un agente di polizia sotto copertura, sarebbe stato quasi sempre spregiudicato, imprudente e segnato da modalità illecite come scrive il gip di Trapani Emanuele Cersosimo nel decreto di sequestro della nave che, bloccata mercoledì a Lampedusa, arriverà questa sera a Trapani per essere messa a disposizione degli inquirenti in attesa che il tribunale del riesame si pronunci sul ricorso affidato all’avvocato Leonardo Marino dalla Ong tedesca che, comunque – hanno sottolineato i pm – avrebbero agito solo per motivi umanitari, spinti dal desiderio di visibilità e di ottenere maggiori donazioni.

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