Isernia: CasaPound ricorda il giurista isernino Manlio Sargenti nell’anniversario della scomparsa

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‘Il lavoro deve diventare protagonista del processo produttivo’. E’ con questa frase, che racchiude il senso del pensieroe dell’operato di Manlio Sargenti, che CasaPound Italia ha inteso commemorare la figura dell’insigne giurista, natio del capoluogo pentro, venuto a mancare il 20 Dicembre dello scorso anno. “Capo di Gabinetto del Ministerodell’Economia Corporativa durante la Repubblica Sociale Italiana, Sargenti collaborò all’estensione delle norme sulla socializzazione delle imprese, che garantivano ai lavoratori la cogestione e la partecipazione agli utili delle imprese ove prestavano la propria manodopera. Provvedimenti questi di straordinaria portata, in quanto elevavano la condizione del lavoratore da semplice salariato a soggetto pienamente partecipe della vita economica della nazione, e che non furono purtroppo recepiti dalla legislazione dell’Italiapost-bellica, ove si fece ritorno alla netta contrapposizione tra proprietario e lavoratore, con la conseguente perdita delle conquiste giuridiche ottenute dai lavoratori durante la RSI“.

Così in una nota sull’iniziativa AgostinoDi Giacomo, responsabile isernino di CasaPound.“Un messaggio – continua Di Giacomo – quello dell’elevazione della condizionedel lavoratore, che risulta di stringente attualità in un’epoca come quella odierna, in cui il predominio della finanza e delle logiche speculative ha portato al progressivo smantellamento delle tutele lavorative, con i lavoratori costretti ad accettare paghe sempre più ridotte e condannati ad un avvenire reso insicuro dalla natura a tempo determinato dei contratti di lavoro. Circostanze, queste, che evidenziano la necessità di mantenere vivo il ricordo e l’eredità ideale di Sargenti, che fece della difesa e della promozione della dignità del ruolo del lavoro nella vita della nazione una missione di vita, iniziata con l’attività legislativa durante la Repubblica Sociale e proseguita con l’impegno politico e culturale nell’Italia del dopoguerra”.

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