Biomasse di Campochiaro: paghino i responsabili non il popolo molisano

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E’ un’aria avvelenata, prima ancora che l’impianto venga mai realizzato, quella che circonda l’impianto a biomasse di Campochiaro. Le proteste, le convulsioni politiche, le convulse riunioni in cerca di quadrature. E poi i presunti o reali conflitti di interesse, le commistioni tra ruoli pubblici e ruoli privati, i ricorsi giudiziari, i risarcimenti, le voci, la rabbia, il disincanto. C’è tutto nella lunare vicenda dell’impianto da 0,9 periodico nella piana di Bojano. E c’è soprattutto l’aria avvelenata di un sistema ormai prossimo allo sfascio. Un sistema fatto di prossimità, di cordate e di legami,a volte di sangue, a volte di feudo che ha retto il Molise negli ultimi cinquanta anni. Un sistema che coinvolge tutti, controllori e controllati, decisori e decisi, politici, funzionari, imprenditori e prenditori. Spesso, e sicuramente sarà anche questo il caso, nel rispetto formale, impeccabile della legge. Spesso, e non sarà certamente questo il caso, nella sostanziale assalto al patrimonio pubblico, alle sue casse o, come nel caso degli impianti energetici, al suo territorio, alla salute delle sue popolazioni, all’equilibrio ecologico e ambientale. Solo per soldi, esclusivamente per soldi. E oggi nel Molise, come meritoriamente ci ha informato il presidente della commissione anticorruzione Vincenzo Musacchio si muore per tumori tre volte di più che nel 1970. E quindi oggi nel Molise se hai il cancro sei destinato a morte breve e dolorosa, anche perchè più di una inutile chemioterapia (che spesso ti uccide lei al posto del tumore) l’esercito di 756 dirigenti della sanità molisana non sa che farti. In questo clima avvelenato si è iscritta la lunare vicenda di Campochiaro. Che non doveva, a nostro avviso e per ragioni di mera opportunità fare neanche un passo avanti. Non doveva (e forse non poteva) giungere ad un cantiere del tutto legittimo ed in possesso di tutti i timbri di legge. Oggi siamo arrivati ad un epilogo, con la revoca/sospensione/non sappiamo bene cose dell’impianto. E’un bene per la comunità, è una presa d’atto, sia pure tardiva ma intelligente della politica rispetto ad una situazione insostenibile persino nel Molise, il posto al mondo dove si sopporta l’impossibile. Ma già si parla chiaramente già da oggi di risarcimenti milionari in capo agli imprenditori che dovevano realizzare l’impianto. E nessuno vuole mettere in dubbio i diritti dei privati, anche se ci attendiamo un’attento scrutinio delle loro istanze. Noi chiediamo solo una cosa: se risarcimento ci sarà, il popolo molisano, per il tramite delle casse pubbliche, non dovrà mai pagare nemmeno un centesimo per una vicenda così insipiente. Se risarcimento sarà dovrà essere tirato fuori di tasca propria da chi questo pasticcio puzzolente ha creato e determinato. Dovrà pagare, almeno per una volta nella storia di questa terra, chi ha sbagliato. E pensiamo anche che la Corte dei Conti  possa attentamente vigilare sul prosieguo di questa storia. Noi da parte nostra sicuramente lo faremo. (Pietro Colagiovanni)

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