2014: Mulise cumm’ sta accise…

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molisevec“Mulise puzz’ esse accise”. Così cantava una canzone regalata alla sua terra d’origine da Fred Bongusto, grande interprete della musica e della tradizione musicale italiana degli anni 60/70. “Mulise cumm sta accise” potrebbe essere, invece, il titolo di una ipotetica canzone dedicata alla regione alla fine del 2013 e alla vigilia di un 2014 pieno di rischi, di incertezza e di ansia. La piccola regione italiana, la sua piccola comunità (poco più di trecentomila anime) si trova infatti, dopo due anni decisamente orribili in una condizione non propriamente felice, non propriamente salutare. Non gli si può certo rilasciare il certificato di sana e robusta costituzione. Eppure il 2013 è stato un anno per il Molise di grandi cambiamenti. Nel 2013 infatti è finito l’ultradecennale sistema di governo di Michele Iorio, politico di grande spessore ma amministratore spesso, troppo spesso insufficiente e opaco.

Un sistema che non si limitava, si badi bene, al solo controllo dell’Ente Regione Molise. Il regno di Michele Iorio permeava di sé l’intera società molisana, l’intera sua economia e si rifletteva in tutti i gangli nervosi del sistema economico locale. Anche le aziende formalmente private dovevano avere a che fare, in modo diretto o indiretto, con Michele Iorio e i suoi uomini. E non era facile. Il sistema di Michele Iorio, gestito per la parte economica da un uomo sopravvalutato (in primis da se stesso) per i risultati gestionali come Gianfranco Vitagliano, era un sistema in cui la fedeltà al capo faceva premio sulle capacità realizzative e operative. Se eri bravo eri quasi un pericolo, rappresentavi  un problema. Un sistema che si limitava a redistribuire risorse generate altrove e che le redistribuiva secondo il metro, rigido, delle appartenenze e della lealtà specie nell’urna elettorale. Un sistema che aveva quindi in sé i germi di una diffusa corruzione, culturale prima che attuativa. Un sistema sballato, inefficiente, iniquo che poteva reggere solo fino al punto in cui il governo nazionale continuava a mandarci fondi e finanziamenti. I soldi ad un certo punto sono finiti (e non potevano non finire, come da noi predetto in larghissimo anticipo) e quindi è finito anche il regno di Michele Iorio. E’ finito nell’anno di grazia 2013, che solo per questo è un anno di un certo rilievo storico. Da febbraio a Michele Iorio è subentrata una nuova compagine gestionale, che definire di centro sinistra è forse un azzardo. Un po’ perché non si neanche più bene, anche a livello nazionale, cosa mai possa significare centro sinistra, un po’ perché si trattava di una santa alleanza, capeggiata dall’architetto ed ex presidente della Camera di Commercio Paolo Frattura, unita nella necessità, nella volontà di cacciare Michele Iorio. C’era e c’è in questa alleanza un po’ di tutto: rivoluzionari veri, persone perbene, gente che cercava la vendetta contro Michele Iorio, interessi privati, gente che in corsa ha lasciato Iorio per avere nuove prospettive, gente che voleva e vuole davvero cambiare pagina. L’eterogeneità della compagnia, vincente alle elezioni, ha però messo a dura prova l’azione di cambiamento stesso. Che sarebbe ingiusto dire che non c’è stato, ma sarebbe altrettanto ingiusto definire pieno e completo. Il primo vulnus all’azione di Frattura è il freno rispetto ad un’azione di due diligence rispetto al passato. Non si poteva probabilmente fare, se è vero come è vero che alle scorse primarie del Partito democratico uomini di Gianfranco Vitagliano si sono recati ai seggi per votare i renziani Frattura e Fanelli. Non si poteva fare forse perché il trauma sarebbe stato grande, forse troppo grande. Qui ci conosciamo tutti e i rapporti personali ostacolano l’interpretazione piena dei ruoli che la legge stabilisce in astratto. Ma sarebbe stato un bene. E quindi, come nel caso dell’agonizzante (ma forse ha già esalato l’ultimo respiro)  polo avicolo di Bojano è passato tempo, si è scelta la strada del percorso soft, si sono addirittura lasciati al loro posto i dirigenti scelti e selezionati da Michele Iorio e dalla sua Giunta. La nuova Giunta regionale nel contempo ha avviato un apprezzabile azione di microamministrazione. Gli assessori lavorano, il presidente lavora, nonostante la storia  del quinto assessore vicenda un po’ lunare abbia ulteriormente rallentato l’azione del nuovo governo. E’ migliorata la trasparenza dell’azione amministrativa, il governo regionale agisce in modo più lineare e conoscibile. Ma al momento si tratta di una azione ancora limitata, un’azione che sarebbe piaciuta al poeta delle piccole cose Giovanni Pascoli. Forse i tempi sono ancora troppo stretti, forse il coacervo di forze e di istanze che ha portato alla vittoria di Frattura ancora non si amalgama al punto giusto, fatto sta che la Regione non ha ancora messo mano ai grandi problemi in cui la stessa è precipitata. E il Molise e i molisani soffrono, nel vero senso della parola. Uno dei più grandi problemi di questa comunità è infatti il servizio sanitario. Costa quasi 800 milioni di euro l’anno, prevede una tassazione asfissiante per i cittadini e i malati (vedi superticket) ma è insoddisfacente. Come vedremo nei prossimi numeri l’azione sviluppata nel 2013 ( e quindi non più di competenza di Michele Iorio) è giudicata largamente insufficiente anche dal governo nazionale e dall’ormai famoso tavolo tecnico. Anche qui è mancata l’operazione verità, il taglio netto col passato. Ma in questo caso la difficoltà per Frattura è davvero grande. Uno dei principali attori della sanità privata molisana, l’Istituto Neuromed è di proprietà di uno dei principali sponsor politici della santa alleanza fratturiana, Aldo Patriciello. Peraltro proprio quella parte politica buggerata (è proprio il caso di dirlo) dalla vicenda del mancato quinto assessore, Ma al netto di Neuromed, dove possiamo pure capire le cautele e la necessità di approfondire, anche il resto non va. La questione Cattolica ha imperversato per mesi sui giornali, con le minacce di licenziamento per 45 infermieri. Questa testata ha analizzato in profondità i conti della Cattolica e ha dimostrato come i risparmi si potevano ottenere su ben altri voci di spesa,  appalti milionari e discrezionali pagati sempre   dalle casse pubbliche. Ma  alla fine invece ha pagato Pantalone, con casse integrazioni e autotassazione dei dipendenti della ex Cattolica. Se a questo si sommano le polemiche per il ruolo di consulente della regione e, nel contempo, difensore dei principali operatori della sanità privata dell’avvocato Salvatore Di Pardo la conduzione amministrative del sistema sanitario nel 2013 non si può giudicare del tutto soddisfacente. Ma a questo punto la vera svolta sulla sanità molisana, la cartina di tornasole non è solo e soltanto la soluzione di problematiche amministrative e gestionali. No anche se queste hanno un loro peso notevole. Quello che il Presidente Frattura, anche nella sua veste di commissario per la sanità, deve affrontare è la qualità del servizio di cura che il Molise eroga ai pazienti. E segnatamente la qualità del servizio di cura per i malati di tumore, quello che più impatta nella vita e nella tranquillità psicologica delle famiglie molisane. L’evidenza empirica di ciascuno di noi parla di una vera e propria epidemia di cancro . Molto delle patologie derivano sicuramente da stili di vita sbagliati, protratti nel tempo  e negli anni(il fumo e le sigarette in primis) Ciò non toglie che si ha la sgradevole sensazione che nel Molise la diagnosi di un tumore equivalga quasi  ad una condanna a morte. Il tasso di mortalità tumorale è troppo elevato per un sistema che spende centinaia di milioni di euro per contrastare questa patologia. L’irrogazione di cura chemioterapiche spesso è visto come una sorta di debilitante effetto placebo  Si ha quasi la percezione che il malato sia lasciato morire, che ci si arrenda alla inevitabile morte che deriva dal cancro. Frattura deve, se vuole lasciare il segno come amministratore di qualità, immediatamente ordinare una ricognizione sui dati delle malattie tumorali trattate negli ospedali regionali. Deve verificare quanti casi emergono, quanti vengono trattati in loco, quanto vanno presso altre strutture e presso altre regioni. Quante persone muoiono e dopo quanto tempo. Queste sono le vere sfide di sistema con tutto il rispetto per il conflitto di interessi Neuromed- Rialzati Molise- Patriciello. Su un altro punto il governo Frattura può marcare la differenza, anche se i primi segnali non sono stati positivi. Si tratta dell’enorme sperpero di risorse derivante dai contratti di dirigenza pubblica e parapubblica. Per chi segue questa testata i dati sono noti. Ogni anno nel Molise si spendono dai 200 ai 300 milioni di euro per ricompensare oltre 1000 dirigenti pubblici, annidati nei posti più impensati (perfino in Molise Dati). La Giunta Frattura si questo ha sinora fortemente deluso, forse perché pressata da temi francamente meno rilevanti come il portaborse Vincenzo o l’articolo 7. Ha approvato una proposta di legge per aumentare il numero dei direttori generali della Regione da 4 a 5. Ha mantenuto al loro posto i dirigenti della Gam, anche se la Gam il 4 novembre ha chiuso ogni attività. Con tutto il rispetto per i 10 milioni di euro che costa il consiglio regionale, i 200 milioni di euro dei dirigenti pubblici sono il vero, reale sperpero  di risorse pubbliche molisano. Ogni anno arricchiamo un ristretto gruppo di famiglie senza sapere neanche perché e percome. La Giunta deve tagliare il numero di dirigenti, deve ridurre i loro compensi, deve legarli a contratti di durata breve (biennali o triennali) e ad obiettivi misurabili, magari misurati direttamente dai cittadini e dall’utenza. Molte di questi mille persone si devono finalmente trovare un lavoro vero e non solo una scrivani piena di soldi, di privilegi e di potere pagata dal popolo e dalle sue tasse. Il Molise  è quindi davvero messo molto male. Ma se si comincia ad operare con decisione su temi così rilevanti, se il nuovo Governo regionale ha il coraggio di attivarsi su temi così rilevanti e sentiti  il Molise può ancora risorgere e ritornare in salute.

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