Si pagano più pensioni che buste paga

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La CGIA rileva che dal 1 gennaio 2019 il numero delle pensioni erogate in Italia ha superato le buste paghe  degli occupati, sarà per effetto covid ma lo scorso maggio coloro che avevano un impiego lavorativo sono scesi a 22,77 milioni di unità, le pensioni erogate ammontavano a 22,78 mln.

Il normale flusso d’uscita dal mercato del lavoro per limite di età e l’impulso dato dall’introduzione di “quota 100” con il 1 gennaio 2019 il numero delle pensioni è salito di oltre 220 mila unità, naturale che “il sorpasso sia avvenuto dopo l’esplosione Covid che ha determinato  un calo di lavoratori attivi.

Culle vuote e età media della popolazione sempre più elevata, nel prossimo futuro avremo una società meno innovativa, meno dinamica e con un livello e una qualità dei consumi interni in costante diminuzione e a parte gli effetti della crisi causa Covid, il progressivo invecchiamento della popolazione italiana sarà il vero grosso problema con il quale fare i conti.

Negli ultimi anni gli imprenditori cercano personale o altamente qualificato o figure caratterizzate da bassi livelli di competenze, per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali causa scollamento scuola-lavoro, i secondi sono lavoro che i nostri giovani,sempre meno numerosi, rifiutano di occupare e solo in parte vengono coperti dagli stranieri,lo abbiamo visto con i percettori del reddito di cittadinanza,nessuno si è reso disponibile per i lavori dei campi,in prospettiva la difficoltà di incrociare domanda e offerta di lavoro rimarrà una questione non facile da risolvere.

Con più pensioni che impiegati, operai e autonomi, in futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale che attualmente supera i 293 miliardi di euro all’anno, pari al 16,6 per cento del Pil.

Gli ultimi dati disponibili a livello territoriale dicono che tutte le otto regioni del Sud presentano un numero di pensioni superiore a quello degli occupati, al Centro, invece, male Umbria e Marche, le situazioni più problematiche si registrano nelle aree dove l’età media è più avanzata, al Nord l’unica regione in “difficoltà” è la Liguria, che ha tutte le 4 province con il saldo negativo e il Friuli Venezia Giulia che ha un saldo pari a zero.

Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è rilevante non solo per le conseguenze sociali ma anche per quelle economiche; in termini di spesa sanitaria e di sostenibilità del sistema pensionistico, i consumi degli over 60 sono mediamente più alti rispetto a quelli degli under 30 nel comparto dell’alimentazione, della casa e della salute.

La questione dell’invecchiamento della popolazione riguarda la stragrande maggioranza dei paesi più avanzati economicamente; Giappone e Germania presentano degli indicatori demografici molto simili ai nostri, con culle vuote e assenza di politiche migratorie di ampio respiro corriamo il pericolo che l’Europa venga travolta da queste problematiche.

L’Europa ha bisogno disperatamente di più bambini e di più persone al lavoro che possano sostenere gli anziani a riposo o bisognosi di cure, è necessario far venire alla luce nuove risorse e di attrarne di già disponibili.

Investire per favorire le nascite è una scelta che non piace a molti governi, spesso in virtù di un banale calcolo statistico, la tendenza demografica declinante richiede sempre maggiori risorse a favore della parte elettoralmente più rilevante della popolazione, la tentazione della rendita è un indicatore evidente di declino e di sconfitta.

Alfredo Magnifico

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