Raddoppiano i laureati in fuga all’estero, l’Italia si svuota di cervelli

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Secondo stime OCSE Il nostro Paese spende il 4% del Pil per l’intero ciclo di istruzione dei cittadini: cifra che si aggira intorno ai 69 miliardi di euro, pari a 20 volte l’Imu-Tasi sulla prima casa abolita qualche anno fa,con oltre 100mila euro la spesa pubblica per l’istruzione di un/a giovane che conclude l’università.
Dal rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile che analizza l’andamento della qualità della vita dei cittadini e dell’ambiente, che include tra i suoi indicatori la capacità del Paese di trattenere i talenti,che utilizza come indicatore la mobilità dei laureati, il tasso migratorio e il rapporto tra saldo migratorio e residenti, riferito ai soli laureati italiani di età 25-39 anni, fascia in cui il potenziale innovativo dei laureati è particolarmente elevato emergono pessime notizie.
Dal Rapporto viene fuori che nel 2016 il saldo migratorio dei laureati non solo è negativo, con la perdita di circa 10mila “cervelli”, ma rappresenta il doppio di quello registrato nel 2012: il rispettivo tasso risulta pari a -4,5 per mille laureati residenti (era -2,4 per mille quattro anni prima).
Alla lieve ripresa economica iniziata nel 2015 non corrisponde una inversione nelle tendenze migratorie, anzi rispetto al 2015 il tasso è in ulteriore diminuzione e vede proseguire la perdita di giovani altamente qualificati, con competenze specialistiche e skill avanzati.
Tutte le regioni hanno un saldo migratorio di laureati negativo comprese Lombardia ed Emilia-Romagna che conquistano terreno poichè alle “perdite” verso l’estero si aggiungono i “guadagni” legati alla mobilità interregionale di laureati (da Sud verso Nord),Basilicata, Calabria e Sicilia hanno il quadro più decisamente negativo: alle migrazioni verso l’estero, con saldo negativo tra -4 e -7 per mille, si sommano quelle verso altre regioni fino ad arrivare a un tasso migratorio tra -26 e -28 per mille. I laureati in percentuale emigrano più della media degli italiani, (dal 2008 al 2016 gli espatriati sono stati 623.885).
L’incapacità di trattenere i talenti ci danno il quadro di un Paese dove il capitale umano, maggiormente qualificato, formato grazie al cospicuo investimento dello Stato e delle famiglie, che potrebbe essere motore di innovazione e portatore di creatività, viene ad essere in parte perduto.
La perdita non è compensata da ingressi di laureati stranieri,le stime Istat sulla forza lavoro non sono incoraggianti: dopo la lieve crescita del 2015/16 il numero di giovani laureati stranieri verso l’ Italia non ha presentato variazioni significative, pessimo segnale sul fronte di innovazione, competitività, gettito fiscale e sostenibilità del sistema previdenziale.
La fuga di cervelli verso Nord o estero rischia di influenzare negativamente benessere e sostenibilità del Sud non solo per carenza strutturale di adeguate opportunità lavorative, ma per il perdurare di uno stentato sviluppo del tessuto produttivo.
Alfredo Magnifico

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