Il crollo dei mercati, la deflazione e Sanremo

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Quello che sta accadendo sui mercati finanziari mondiali dall’inizio 2016 era largamente atteso e previsto, almeno da chi ha uno sguardo un po’ più completo sull’andamento dell’economia globale. Chi ci segue conosce bene il nostro mantra e il crollo (che ancora probabilmente non è terminato) delle quotazioni dei titoli finanziari non è un fenomeno inatteso. Brutto, doloroso, preoccupante ma inatteso certamente no. Per spiegare cosa sta effettivamente accadendo bisogna togliere di mezzo le fesserie propinateci ogni giorno dalle tv generaliste e dai giornaloni di sistema ed andare un po’ più in là. Tra le pieghe dei crolli di borsa, tra le dichiarazioni di banchieri, bancari e banchisti ogni tanto si sente una parola, importante ma alquanto esotica. La parola si chiama deflazione. Un fenomeno che, nelle nostre vite e nelle vite dei nostri genitori ed anche dei nostri nonni non era mai stato registrato. La deflazione è quel fenomeno in base al quale i prezzi di beni e servizi anziché aumentare diminuiscono. Un fenomeno apparentemente contro natura per chi è abituato da un centinaio di anni a vedere i prezzi aumentare, grazie al contrario della deflazione, l’inflazione. Ci si sente stralunati in un posto dove c’è la deflazione: è come se la terra ti viene a mancare sotto i piedi. Eppure la deflazione oggi è la realtà e lo sarà per molto tempo, tanto, forse tantissimo. Un fenomeno la deflazione, inevitabile con la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo.

Cerchiamo di capire allora cosa sono l’inflazione e la deflazione. Il meccanismo è lo stesso, solo cambia il segno, come i numeri nell’algebra. Con l’inflazione i prezzi aumentano e quindi l’economia ascrive un valore monetario crescente ai beni e servizi. Con la deflazione il valore dei beni e servizi decresce, quindi gli stessi sono ritenuti di minor valore, sia pure nella forma monetaria. Si tratta di fenomeni solo congiunturali, di oscillazioni di variabili monetarie (tassi di interesse principalmente) o c’è dell’altro? C’è dell’altro. Un esempio per capire. Ieri volevi comprare un elettrodomestico. Andavi dal tuo rivenditore di fiducia (così si chiamavano) trattavi un po’ sul prezzo ma alla fine sborsavi quanto il rivenditore aveva stabilito essere il prezzo di listino. Non avevi d’altronde molto alternative. Oggi invece ti colleghi a internet, fai un paio di ricerche su google, arrivi ad un sito di comparazione di prezzi e trovi per ogni modello il miglior prezzo di acquisto. Paghi con sistemi elettronici sicuri e dopo qualche giorno a casa ti arriva l’elettrodomestico al prezzo migliore possibile. L’elettrodomestico nel primo e secondo caso è lo stesso (anzi nel secondo è molto più avanzato e tecnologico) il prezzo invece è diverso, nel secondo caso molto più basso anche del 50/60%. Questa è la deflazione.

Altro esempio vicino al mondo di chi scrive: vendi la pubblicità su un giornale. Prima quando c’erano solo le edizione cartacee per fare il prezzo della pubblicità dichiaravi la tiratura e sin base a quella facevi il listino. Se poi a quella tiratura corrispondevano un tot di lettori o la metà o neanche uno non si poteva sapere, se non con meccanismi costosi e complessi. Oggi vendi la pubblicità su un giornale on line e l’inserzionista ti chiede subito la schermata di Google Analytics dove sono riportati i dati dei lettori del tuo sito, segmentati in tutti i modi possibili e immaginabili. Il prezzo dell’inserzione, che come l’elettrodomestico è lo stessa sia nel primo che nel secondo caso, è crollato però di un fattore dieci. Se prima chiedevi 1000 euro oggi chiedi 100 euro. Questa è deflazione. Se avete compreso gli esempi la deflazione non andrà via rapidamente, anzi. Qual’è la sua radice, infatti? In gergo tecnico si chiama progressiva eliminazione delle asimmetri informative, praticamente significa assolta trasparenza e comparabilità del prezzo di beni e servizi. Tutto questo è stato reso possibile dall’innovazione tecnolgica e dall’aumentato potere di calcolo delle macchine. Ma questo sta portando il mondo in territori inesplorati.

Un altro esempio, dalle cronache finanziarie di questi giorni? Le banche crollano non solo perché sono piene di schifezze ma perché con sistemi di banking online in agenzia non ci va più nessuno. E per gestire il banking online 300.000 dipendenti bancari (tanti sono in Italia) sono esageratamente troppi. Ma i bilanci delle banche ancora sopportano questa massa di stipendiati non più necessari nella stessa misura di prima, oltre ai costi di affitto e gestione delle agenzie. E allora la banca, semplicemente, vale molto meno di prima ed il prezzo giustamente crolla, anche in maniera traumatica, perchè traumatico è stato il cambiamento introdotto dall’online banking. Ed anche questo non è altro che deflazione. Il discorso ovviamente è lungo e comporterà un trauma complessivo alle nostre vite e ai nostri sistemi sociali e politici. Purtroppo abbiamo leader politici, cui spetterebbe guidarci in questo mondo nuovo e inesplorato che non valgono nulla e soprattutto non hanno capito nulla. Ma intanto possiamo consolarci con una granitica certezza: Sanremo è sempre Sanremo. (Pietro Colagiovanni)

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