Emigrazione non immigrazione è il problema dell’Italia: 5 milioni in fuga

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Una ricerca Expat, “lavoro e famiglia in Europa”, di Iref, per conto delle Acli Internazionali riporta che sono oltre 5 milioni gli italiani all’estero, gli ultimi 125 mila nel 2017, scopo è raccogliere impressioni e bisogni di chi migrato dall’Italia all’estero, è residente da almeno 6 mesi in una delle città dove offrono servizi le Acli, da New York a Londra, passando per Parigi, Melbourne, Bruxelles, sino ad arrivare a San Paolo e Buenos Aires, obiettivo è rinnovare la missione di tutela e sostegno alle marginalità rispetto alla migrazione, cambiata profondamente, ma con fragilità e paure.


Le statistiche analizzano il percorso di integrazione dei nostri connazionali, risultano persone che hanno superato le difficoltà del primo approdo e riconoscono quali strumenti poter mettere in campo per un aiuto serio alla mobilità internazionale, aiutando a individuare nuovi strumenti di conciliazione vita-lavoro.


La vera sfida è lavorare con determinazione al rafforzamento della dimensione sociale europea, affinché le opportunità siano accessibili a tutti i cittadini dell’Unione,soprattutto, alle giovani generazioni, per questo è importante che i principi e i diritti stabiliti dal pilastro sociale europeo e trovino una rapida applicazione, adeguando i sistemi d’istruzione e di formazione all’evoluzione tecnologica, aggiornandoli costantemente; favorendo conciliazione tra attività professionali e obblighi familiari, garantendo diritti minimi ai lavoratori che devono far fronte a carichi di cura; armonizzando il diritto del lavoro e il sistema previdenziale tra i diversi paesi.


Nel 2016 la Lombardia, con quasi 23 mila individui, si è confermata la prima regione per partenze, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022),solo il Friuli Venezia Giulia, risulta negativo alle emigrazioni con 300 persone in meno (-7,3%).
Le partenze sono di famiglia con minori (oltre il 20%, di cui il 12,9% ha meno di 10 anni) o con genitori oltre la soglia dei 65 anni, accompagnatori e sostenitori´ del progetto migratorio dei figli (il 5,2% del totale),a questi si aggiunge il 9,7% di chi ha tra i 50 e i 64 anni, tanti `disoccupati senza speranza´ tristemente noti alle cronache del nostro Paese poiché rimasti senza lavoro in Italia e con enormi difficoltà di riuscire a trovare alternative occupazionali concrete per continuare a mantenere la propria famiglia e il proprio regime di vita.


Le donne sono meno numerose in tutte le classi di età ad esclusione di quella degli over 85 anni (358 donne rispetto a 222 uomini): si tratta soprattutto di vedove che rispondono alla speranza di vita più lunga.
Il Regno Unito registra un primato assoluto, seguito da Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Brasile e Usa. Paesi che assorbono, nel complesso, il 65% delle cancellazioni per l’estero (66.664 su 102.259 in termini assoluti), nelle prime venti, oltre Cina e Romania, anche gli Emirati Arabi Uniti, con un aumento, tra il 2014 e il 2015, attorno al 20%. Tra i sette emirati i principali sono Abu Dhabi e Dubai.
Alfredo Magnifico

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