Lettere in Redazione/ Campobasso … dietro luci e paillettes il nulla

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Riceviamo e pubblichiamo

Questa non vuole essere la solita lettera di lamentele da parte del cittadino indignato, ma solo la constatazione di alcuni dati di fatto.
Sto notando che Campobasso si sta riempiendo di una quantità di luminarie che non ha mai avuto, neanche ai tempi delle vacche grasse (leggasi negli anni ’80). L’occasione, forse, è data dal trecentenario di Paolo Saverio Di Zinno, ma anche l’anno scorso non si è scherzato su luci e paillettes.
Se uno non è disattento ed è abituato ad utilizzare la propria capacità raziocinante, noterà una cosa molto semplice: quando si vuole, si riescono a reperire i fondi. E’ di una banalità spiazzante, eppure è così. Allora, guardandosi intorno, tra alberi mezzi morti, parchi inesistenti, panchine divelte, pensiline degli autobus da terzo mondo, marciapiedi con voragini, luoghi di aggregazione da ricercare a “Chi L’ha Visto”,  ci si chiede: tutto questo non è una priorità? Se non illuminiamo il Municipio, è meno Natale? Poiché il Natale è ben altra cosa, la risposta è retorica.
Sono sicura che il grande Paolo Saverio Di Zinno avrebbe voluto meno appariscenza ed una città più bella, decorosa, orientata al concreto. Sentirsi campobassani significa questo, non regalarsi qualche momento di oblio con luci e suoni.
Immersi in questa implacabile imperturbabilità, i membri dell’esecutivo credono ancora che immergere la cittadinanza in un’atmosfera onirica la aiuti ad avere la memoria corta e a dimenticarsi dei mali del capoluogo. Peccato che c’è ancora chi pensa con la propria testa.
Senza pregiudizio alcuno,
Mara Iapoce

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