La magia dei Misteri sta nel numero “13”

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Di Massimo Dalla Torre

 

13 nella cabala e per quelli che credono nei numeri è senza ombra di dubbio un simbolo fortunato, anche se in molti paesi dell’area orientale il numero 13 è sinonimo di mistero e di conseguenza è bene trattarlo con i cosiddetti “guanti bianchi”. Abbiamo voluto prendere spunto dal mondo della numerologia che, sempre più entra nel dna umano per presentare il numero 13 sotto un diverso aspetto: quello culturale. Quello legato alle innumerevoli testimonianze che vogliono il 13 presente in molte opere d’arte e in molte manifestazioni che caratterizzano la vita di realtà simili alla nostra. E’ il caso dei misteri, ossia le macchine nate dall’ingegno di Paolo Saverio di Zinno che, sono il simbolo di un qualcosa che caratterizza il capoluogo di regione. Il quale, nella sua semplicità, conserva gelosamente una tradizione di cui è fiera e che difficilmente, nonostante i venti contrari, vedrà la fine. 13 simboli che mostrano come dal ferro posso nascere baluardi di una cultura che appartiene al tessuto stesso e non a chi vuole a tutti i costi cervelotizzare la tradizione facendola apparire come un retaggio di altri tempi che, oggi dove si corre, trova il tempo che trova. Credeteci non è facile parlare del significato intrinseco ed estrinseco dei misteri perché i misteri stessi sono l’espressione più recondita di ognuno di noi che annualmente accorriamo ad ammirarli e a testimoniare la loro valenza e il bagno di folla di ieri 2 dicembre è la prova provata e non chiacchiere che il vento porta via. Una testimonianza che affonda le radici nella notte dei tempi che è possibile palesare attraverso le fotografie e quant’altro li ritrae ingigantendone, qualora necessitasse, il senso per cui nel lontano 1700 un figlio del popolo lo scultore campobassano Paolo Saverio di Zinno li disegnò e li affidò alle mani degli artigiani, nella fattispecie ai fratelli Cancellario,  che li forgiarono a testimonianza di una fede non ampollosa ma schietta. Una fede che traspare anche nei più piccoli segni e che è esplosa anche ieri sera perché  i sacri ingegni sono la personificazione dell’animus di una collettività che si tiene stretti, gelosamente, i 13 simboli. I quali, si palesano soprattutto quando nel silenzio più assoluto del museo a loro dedicato, ci parlano, ci guardano, metaforicamente s’intende, invitandoci ad una riflessione seria ed attenta e non ad una semplice fugace visita che lascia il più delle volte il vuoto. Un vuoto che invece è il segno tangibile di quello che essi rappresentano. Un vuoto che si colma soltanto compenetrandosi sul perché sono stati creati, sul perché a distanza di secoli sono ancora lì, sul perché c’è sempre più voglia di ammirarli. Un accavallarsi di sensazioni più o meno palesi che non si spengono ma che rinvigoriscono ogni giorno di più. Un accavallarsi di gesti spontanei ma soprattutto di amore per un qualcosa che ci entra dentro e ci prende perché i 13 misteri, che ci auguriamo possano tornare al loro numero originario: ossia 24, sono e saranno Campobasso quello con la “c” maiuscola: ma questo purtroppo molti lo hanno dimenticato.

 

 

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