Campobasso/ Tondini di ferro scoperti all’ospedale Cardarelli

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La sensibilità verso le problematiche connesse alla sicurezza è sicuramente aumentata dopo le scosse telluriche del mese di agosto scorso e quella precedente del mese di aprile; ma un occhio di riguardo al Molise è necessario proprio per la sequenza ‘storica’ dei terremoti in una regione che è tra quelle a maggior rischio sismico in Italia. Partendo da queste considerazioni vogliamo a aprire una finestra sullo stato dell’ospedale Cardarelli di Campobasso; lo facciamo prendendo spunto da una nota inviataci da un lettore, con annesso corredo fotografico. Riportiamo di seguito il suo commento.

Ponti, autostrade, ospedali: un paese con i tondini a vista. Gli ospedali sono tra gli edifici strategici primari. Mi chiedo uno di 7 piani in cemento armato, come il #Cardarelli di #Campobasso, con strutture visibili come in queste foto, come reagirebbe ad una scossa di terremoto forte? Solo un mese fa ce ne sono state due medio alte (4.5 e 5.0), con epicentro a circa 50km.”

La nota riporta alla memoria una vecchia discussione sulla struttura ospedaliera del capoluogo di regione, tanto imponente quanto vetusta e obiettivamente non molto ben tenuta all’esterno. Un gigante di sette piani che appare malato, tanto per restare in tema sanitario. Anni addietro una nota tecnica evidenziava problemi di staticità dovuti almeno in parte al fatto che all’epoca della progettazione non esisteva ancora una normativa antisismica adeguata per il Molise; si parlò anche dell’ipotesi di abbattimento dell’ala vecchia e, stante la riorganizzazione sanitaria, del suo trasferimento nei moderni locali della Cattolica. Non riprenderemo la vecchia discussione e le polemiche fra i fautori dell’integrazione anche edilizia e i contrari, ma un fatto è certo: le foto inviate dal lettore mostrano un degrado che porta a motivi di preoccupazione, anche senza voler creare a tutti i costi eccessivi allarmismi.

Ci chiediamo se un palazzone imponente, con centinaia di degenti, possa trovarsi in questa situazione e ancor più ci chiediamo che seguito è stato dato a quella perizia tecnica che evidenziava una situazione di rischio; pur nella consapevolezza che abbattere un palazzone e ricostruirlo, con i costi stratosferici e i tempi d’attesa biblici che l’operazione comporterebbe, non può certo essere considerata l’opzione del momento.

La messa in sicurezza dell’ospedale è una priorità, più di tante altre al momento in discussione nelle stanze politiche regionali; aspettiamo un gesto di disponibilità ed un segnale d’attenzione dalle autorità competenti.

Stefano Manocchio

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