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Di Lena: le eccellenze DOP e IGP e il primato del gusto e delle bellezze d'Italia | Stampa |
Scritto da Pasquale Di Lena   
Giovedì 23 Febbraio 2012 10:50

Con il riconoscimento della Dop “Vulture”, olio extravergine di oliva, pubblicato il 13 gennaio, e quello della Igp del 22 febbraio, riferito al limone della Calabria “Rocca Imperiale”, il quadro delle eccellenze italiane con denominazione di origine è di 239 (148 Dop, 89 Igp ) più 2 Stg. Si rafforza il primato dell’Italia avanti alla Francia con 83 Dop e 105 Igp e la Spagna con 83 Dop e 70 Igp. Dopo i 20 riconoscimenti registrati nel 2011, l’Italia rafforza il suo primato che la vede saldamente davanti alla Francia con 188 (83 DOP, 105 IGP), la Spagna con 153 (83 DOP, 70 IGP), il Portogallo con 116 (58 DOP, 58 IGP), la Grecia con 94 (69 DOP e 25 IGP) e la Germania con 81 (29 DOP, 52 IGP), presentandosi con due prodotti del sud, che stanno a testimoniare il recupero delle regioni meridionali dopo il pesante ritardo iniziale. Il quadro dell’Italia per Regioni, vede prima, sul gradino più alto del podio ,sempre il Veneto con 35 riconoscimenti (17 DOP e 18 IGP) e, a scalare, l’Emilia Romagna (33, di cui 17 DOP e 16 IGP)  e la Sicilia (25, di cui 15 DOP e 10 IGP) che nel 2011 ha fatto la sua rincorsa superando la Lombardia.
La Calabria, con la sua nuova IGP, sale a quota 16 (11 DOP e 5 IGT) e consolida il 9° posto tra le regioni italiane, mentre la Basilicata, con il suo olio Dop “Vulture” sale al 13° posto.

Una situazione, dicevamo, in grande movimento che esprime, con il primato complessivo dei riconoscimenti e quelli registrati nelle classi di riferimento,  la straordinaria ricchezza di prodotti e di ambienti dell’agricoltura italiana che si possono fregiare dei marchi di qualità dell’origine.
Un primato importante che sta a testimoniare i valori storico culturali e quelli legati alla tradizione dei tanti (per fortuna) stupendi territori e, anche, le capacità dei nostri produttori di cui  oltre 80 mila impegnati in un compito non facile, ma dal grande significato, qual è quello della qualità e della sua certificazione. La possibilità, cioè, di garantire, con i marchi europei ottenuti nel rispetto dei disciplinari di produzione, il consumatore del mercato globale e di farlo sentire contento di non essere omologato nel momento in cui ha la possibilità di acquistare prodotti sani e particolari per le loro caratteristiche organolettiche. E, in più, anche sereno, sapendo che servono per una sana e corretta alimentazione, cioè vivere e stare bene in salute.

Senza dimenticare che la conquista di questo primato è il frutto di un percorso non facile che, oltre ai quasi dieci miliardi di fatturato prodotto, dà una immagine straordinaria alla nostra agricoltura, di grande modernità e attualità con il significato ed il valore del territorio di cui sono i naturali baluardi di fronte alla sua continua distruzione. Una immagine che può tornare utile per riportare al centro della discussione il ruolo dell’agricoltura, soprattutto in questa fase di pesante crisi del sistema economico, che, per risollevarsi, ha la necessità e l’urgenza di questo settore, che , per quanto ci riguarda, resta primario. Un primato che è, grazie alla regia del Mipaaf ed allo sforzo del mondo dei produttori e trasformatori, una carta importante da giocare per ciò che abbiamo appena sottolineato, e, ancor più, per la conquista dei mercati, che è un problema non solo dell’agroalimentare italiano ma, soprattutto, dell’Europa. Un primato dovuto, anche e soprattutto, alle piccole denominazioni, che sono la struttura portante dell’intero sistema e come tali preziose per dare forza e continuità al suo procedere. Il nostro augurio è che ne arrivino tante altre ad ampliare il quadro della complessità e ricchezza del nostro agroalimentare; l’immagine di territori segnati da qualità e bellezza e da un’agricoltura che ha bisogno di uscire dallo stato di emarginazione, soprattutto culturale, per tornare a far vivere i suoi valori e le sue risorse che, non lo dimentichiamo, sono tanta parte di quella Dieta Mediterranea, che, quale patrimonio dell’umanità, esalta la nostra cultura e le nostre tradizioni.

Non sono le piccole denominazioni il problema, ma il limite culturale di chi pensa che il patrimonio complessivo, italiano e europeo (1082 di cui 538 DOP - 507 IGP - 37 STG), possa viaggiare e volare senza una strategia di comunicazione, essenziale per spiegare al mondo intero il significatodei marchi comuni per facilitare la scelta del consumatore con la garanzia di qualità.   Sta qui la necessità di una strategia di comunicazione dell’Europa, da trasformare in iniziative costanti di informazione e di comunicazione, presentazione e degustazione delle eccellenze per far vincere la qualità e, così, battere l’omologazione messa in atto dalle 12 sorelle che controllano e decidono delle produzioni e dei consumi. Il primato dell’Italia ha proprio nei tanti piccoli tesori dei mille e più mille territori vocati la possibilità di essere rafforzato, e, per quanto ci riguarda, un patrimonio sempre più ricco di eccellenze serve all’Italia ed all’Europa per vivere e vincere le nuove competizioni.

 

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