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Scritto da Michele Petraroia
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Venerdì 10 Febbraio 2012 11:16 |
Ai giornalisti e collaboratori, presenti e passati, de “ IL MANIFESTO “ che dal 1971 hanno dato vita a un’esperienza straordinaria di passione politica, impegno militante, spirito critico e approfondimento culturale, dico semplicemente “Grazie Compagni “. E mi auguro che la pagina dolorosa che si aprirà in questi giorni della liquidazione coatta amministrativa possa evolvere verso una soluzione positiva, perché l’Italia, angosciata e impaurita, di questa fase storica, ha bisogno più che mai di un quotidiano controcorrente che stimoli il confronto ideale oltre i salotti paludati a cui ci ha abituato il “Grande Fratello”.
Una società conformista è meno libera, e nei luoghi dove si è tutti omologati la democrazia và in sofferenza. Occorre garantire il pluralismo nell’informazione offrendo la possibilità alle televisioni locali, alle radio, ai periodici e ai quotidiani che esprimono una diversa linea editoriale di poter arricchire il confronto culturale e animare la dialettica politica ben oltre gli steccati di schieramento ed i recinti di partito. Tagliare i contributi alle piccole testate e impedire a chi canta fuori dal coro di poter raggiungere i cittadini in video, in audio o con la carta stampata, è un grossolano errore di valutazione che impoverisce l’intero sistema democratico nazionale perché lo priva di quel pensiero critico che ci aiuta a leggere i fatti oltre le apparenze e da una diversa angolazione. Occorre ripensare il duopolio televisivo che schiaccia le emittenti locali, e riflettere sul rapporto tra banche, imprese e proprietà della carta stampata per evitare che la libertà delle idee venga subordinata alla primazia degli interessi delle lobby affaristiche. Certo che trovarsi a 63 anni dall’entrata in vigore dell’art. 21 della Costituzione Italiana a registrare un simile accentramento nel controllo dei mass-media equivale a riconoscere il fallimento di una cattiva politica che ha smarrito il proprio radicamento culturale, sociale e storico. E’ tutta la sinistra che deve interrogarsi su questo sfilacciamento tra intellettuali, amministratori, sindacati e politica, che abbandona al proprio destino gli operai della FIOM e non si accorge degli ammanchi di milioni di euro che finiscono nelle tasche di un Tesoriere incontrollato e onnipotente.
Michele Petraroia |