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Scritto da Fabio Fatica
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Sabato 28 Gennaio 2012 08:40 |
Il Vicepresidente Orlando parla del tema delle liberalizzazioni e delle preoccupazioni dei farmacisti per il decreto legge del Governo
Nessun passo indietro da parte della categoria dei farmacisti. La chiusura programmata per il prossimo primo febbraio ci sarà. A meno di un incontro chiarificatore con il Governo che, per scongiurare l’eventualità della protesta, dovrebbe aversi prima della data in questione.
Nonostante nel decreto legge sulle liberalizzazioni sia sparito, almeno apparentemente, il passaggio in cui si prevedeva, nelle regioni che entro marzo 2013 non avessero provvisto ad aumentare il numero di farmacie portandole ad una ogni 3000 abitanti, la possibilità di vendere i farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie e nei supermercati con angoli preposti, la protesta continua, come ha confermato il Vicepresidente di Federfarma Molise Giuseppe Orlando. Troppe le note dolenti del decreto per la categoria. Vicepresidente Orlando quale è la posizione di Federfarma Molise sul tema della liberalizzazioni? Quali le principali preoccupazioni? “Per ora nessuna, anche perché non c’è nulla di definito. C’è un testo che deve passare per il Parlamento e lì sappiamo bene che con gli emendamenti può ancora succedere di tutto. Il problema è che il Governo non ci ha ricevuto. Non ha incontrato i vertici di Federfarma per chiarire i punti critici della manovra e quindi è stata vanificata l’azione sindacale. Per questo aderiamo all’agitazione del primo febbraio, per protestare contro la mancata convocazione. Se saremo convocati, come spero, l’agitazione probabilmente rientrerà. Fermo restando la volontà di contattare le forze politiche affinché capiscano quello che funziona e quello che invece non funziona nella manovra”. Analizziamo punto per punto il decreto legge. Per ciò che concerne liberalizzazione di turni e orari siete favorevoli? “Immagini una farmacia rurale dove il titolare è da solo. Effettuate le sue sette o otto ore di lavoro che fa? Non ha la possibilità di scambiare il turno con nessuno. Delle 160 farmacie del Molise non so quante abbiano a questo punto la possibilità di dare seguito a questa liberalizzazione. Inoltre un domani, una volta passati i sei mesi di tempo concessi alle regioni per adeguarsi e recepire la normativa, organizzare concorsi, riorganizzare la pianta organica, se non verrà fatto tutto questo, sarà data la possibilità alla distribuzione diretta di vendere i farmaci con ricetta. Così si agevola soltanto chi ha già la possibilità di fare turnazione e dunque può assicurare le aperture per 24 ore su 24 (leggasi centri commerciali e catene di grandi distribuzioni ndr). La concorrenza sarebbe totalmente sleale nei confronti di chi esercita la professione che ha soltanto due strade da percorrere: o si adegua, o perde in partenza”. Lei si riferisce alla possibilità di vendere farmaci di fascia C anche nei supermercati e parafarmacie di quelle regioni che non soddisfano il criterio di una farmacia ogni tremila abitanti. Questo comma è stato sostituito da un altro che prevede l’invio di un commissario di governo per le regioni inadempienti. Dunque il pericolo sembrerebbe essere scongiurato. “E’ sparito dalla porta principale ma ritorna da quella di servizio. In sei mesi voglio vedere quante farmacie si apriranno per soddisfare il criterio di una farmacia ogni tremila abitanti”. Ma il Molise non soddisfa già questa condizione con le sue 160 farmacie sparse su tutto il territorio regionale? “Non è proprio così perché ci sono della anomalie. Tenga inoltre presente che nel totale non rientrano tutte le farmacie comunali (solo a Campobasso ce ne sono tre ad esempio, ndr). Dunque la situazione è tutta da verificare”. E’ tuttavia positivo, quanto meno per il paziente, l’obbligo previsto per il medico di indicare in ricetta il farmaco equivalente. E’ d’accordo? “Questo è un aspetto positivo ma è soltanto una cosa aggiuntiva perché è un qualcosa che già esiste. Il medico scrive la specialità e noi farmacisti siamo obbligati a informare il paziente che esiste il farmaco generico e possiamo sostituire la specialità con il generico. Ma questo già da ora. Dunque non capisco la forzatura. Questa disposizione è già in atto. A meno che il medico non scriva sulla ricetta non sostituibile”. Qualora Federfarma non dovesse essere ricevuta dal Governo prima del prossimo primo febbraio, la protesta sarebbe dunque inevitabile? “Tengo a precisare che in ogni caso non parliamo di serrate perché verrebbe assicurata comunque l’apertura delle farmacie di turno: è una chiusura simbolica ed una protesta. Aspettiamo poi di vedere come si comporterà il Parlamento. Non escludo tuttavia che in futuro possano esserci anche altre iniziative”. Fabio Fatica
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