Il TAR Molise nella mattinata di ieri ha deciso un ulteriore rinvio in ordine alla richiesta di sospensiva, da parte di alcune società interessate alla realizzazione di impianti eolici, avverso l’apposizione di vincoli paesaggistici ed archeologici nell’Alta Valle del Tammaro stabiliti dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise. Aldilà dei pur legittimi motivi tecnici addotti (discussione in un’unica udienza di tutte le istanze riguardanti l’eolico ai fini di un’economicità dei giudizi), la UIL Beni Culturali vede anche, come effetto collaterale di tale decisione, il tentativo di sfiancare i manifestanti, di ridurne il numero ad ogni rinvio (quando, invece, sta concretamente accadendo l’esatto contrario), considerato il fatto che molti dei presenti sono costretti ogni volta ad usufruire di giorni di ferie per prendere parte alla protesta. Non si comprende altrimenti come mai tale decisione del TAR non sia stata presa mesi addietro, essendo tecnicamente possibile.
Ma il numero nutrito di persone libere recatesi davanti al tribunale rappresenta una importante risposta ai maldestri tentativi delle fameliche società dell’eolico di imporre la loro forza economica, il loro potere anche politico e trasversale. Le facce dei tanti lavoratori e lavoratrici presenti, spesso agricoltori, fortemente indurite innanzitutto dal sudore e dal sole ed, oggi, anche dalle difficoltà di sbarcare il lunario, non lasciano presagire un allentamento della tensione, in virtù del fatto che, oltre alle aride terre faticosamente coltivate (ma mai sostenute dal potere politico contro la vigliacca logica degli affamatori industriali, predatori del lavoro dei produttori-lavoratori), ora si vuole anche distruggere quel patrimonio paesaggistico-culturale-agrario che rappresenta da sempre il vissuto e la storia tramandata loro da chi più rispettosamente ha saputo proteggere il territorio. Ed è principalmente per loro che la UIL BAC, con tutte le energie possibili, continuerà a sostenere questa lotta di civiltà, tesa alla salvaguardia dell’unica risorsa possibile: i beni della natura. Non servirà rinviare al 3 novembre ogni decisione, ci saremo anche allora con più forza e più forze, attiveremo altri canali, porteremo in quel luogo mezzi e uomini pacificamente ma caparbiamente, continueremo a raccontare ai nostri figli che un territorio rispettato equivale ad una dignità non barattabile, continueremo contro ogni logica perversa a far sentire la nostra voce giusta in ogni luogo a partire dal consiglio di stato (altro possibile e probabile ostacolo verso il rispetto dei luoghi), per continuare con la corte costituzionale e per finire, ma senza finire, con il parlamento europeo, lasciando per ultima la giustizia europea. Il giorno 8 settembre la UIL BAC si riunirà ancora una volta con i comitati e le associazioni al fine di ottimizzare gli sforzi e l’organizzazione di nuove e più incisive forme di lotta. Il potere economico non fiaccherà le tenaci resistenze di uomini non disposti ai compromessi.
Le parole dell’apparato politico in queste ore, così come avevamo ipotizzato, non tranquillizzano affatto i movimenti. Chi ha permesso l’attuale sfregio già è pronto a confrontarsi con basi populistiche e nient’affatto velate, il confronto è già intriso di potere caduto dall’alto che nulla lascerà ai difensori del territorio. E noi difensori del territorio non ci lasceremo intimidire. Già in queste ore nuove adesioni stanno ingrossando le fila “dell’esercito” paesaggistico, una nuova coscienza è pronta per affrontare dure e giuste battaglie. Siamo consapevoli del fatto che i “distruttori” sono attrezzati per abusare del territorio così come va dicendo qualche legale per l’impianto di Pietrabbondante. Per loro è bastata una decisione dei giudici del tribunale di Isernia di dissequestro dell’area interessata dalla costruzione di un impianto eolico nel citato comune, a seguito del sequestro effettuato suo tempo dalla forestale, per far veicolare false notizie relative alla possibile ripresa immediata dei lavori, sottacendo, in modo colpevole, di informare l’opinione pubblica che ciò non è assolutamente attuabile, causa conseguenti risvolti penali, in quanto nella medesima zona insistono ben due vincoli, uno di natura paesaggistica, l’altro di natura archeologica che nulla hanno in comune con l’attività svolta, a nostro giudizio in modo egregio, dal Corpo Forestale dello Stato. A breve la UIL BAC, unitamente a chiunque voglia partecipare ad un’altra battaglia di civiltà, si recherà nel bosco di Pietrabbondante, selvaggiamente offeso dai tagli, e metterà a dimora una nuova piantina lì dove ne è stata brutalmente tagliata un’altra. Vi faremo sapere. Aspettiamo uomini, non chiacchiere.
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