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Scritto da Michele Petraroia
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Venerdì 03 Febbraio 2012 14:15 |
Premesso che il prezzo mondiale dello zucchero è recentemente aumentato rendendo fallimentari le pregresse politiche comunitarie di settore che avevano incentivato lo smantellamento della filiera saccarifera europea, salvo alcune aree dell’Europa continentale, è opportuno riconsiderare l’impellenza di mutare tali scelte strategiche in favore di una produzione regionale, nazionale e comunitaria di zucchero che eviti costose acquisizioni di una materia prima strategica sul mercato mondiale.
Spetta al Governo Nazionale e alle principali rappresentanze delle organizzazioni imprenditoriali, delle associazioni agricole, dei sindacati e delle associazioni dei bieticoltori porre con forza a livello comunitario la necessità di rielaborare nuove politiche per il comparto zucchero che restituiscano competitività e futuro ai produttori e alle imprese di trasformazione.In tale nuovo contesto economico internazionale, segnalo il pericolo che l’Italia sia costretta ad importare a prezzi progressivamente crescenti milioni di tonnellate di zucchero da paesi extra europei con notevoli penalizzazioni sulla bilancia dei pagamenti.A tal proposito vanno fermate le azioni di dismissioni produttive del comparto saccarifero nazionale e vanno salvaguardati e rilanciati i 4 stabilimenti industriali italiani ancora in attività, con l’obiettivo di preservare un comparto economico, di tutelare occupazione diretta e dell’indotto, nonché scongiurare un salasso finanziario per acquisire zucchero dall’estero.Evidenzio che l’unico stabilimento industriale di trasformazione rimasto in produzione nell’Italia centro meridionale è quello di Termoli che potrebbe assolvere in prospettiva alla funzione strategica summenzionata con indubbi effetti positivi sul comparto agricolo e sull’occupazione e sui benefici connessi con i mancati obblighi di importare dai mercati esteri un prodotto disponibile sul nostro territorio.Qualora le diverse autorità comunitarie, nazionali e regionali in indirizzo convenissero sull’analisi e sulla proposta conseguente, sollecito atti concreti e tempestivi che aiutino a tenere in attività, potenziare e rilanciare la filiera bieticolo-saccarifera dell’Italia centro meridionale e lo stabilimento agroindustriale di trasformazione di Termoli.Meritano massimo rispetto le opposte posizioni tese a smantellare la filiera bieticola e a chiudere gli stabilimenti saccariferi.Ciò che non è accettabile è l’ipocrisia di istituzioni nazionali e regionali, nonché di organizzazioni professionali, sindacali e imprenditoriali che teoricamente asseriscono di condividere l’analisi e le proposte contenute nella seguente nota, salvo non adottare alcun provvedimento, alcuna delibera o assumere un qualsiasi atto in favore del mantenimento della filiera bieticolo-saccarifera nell’Italia centro meridionale.Lasciare come si sta facendo da 4 anni alla sola Regione Molise l’onere di contrapporsi alle scelte dell’Unione Europea, alle decisioni della politica agricola nazionale e alle norme sulla concorrenza è inammissibile, offensivo e sbagliato.La più piccola regione italiana non ha i mezzi finanziari, né il potere di reggere in assoluta solitudine istituzionale l’onere di tenere in vita la filiera bieticola-saccarifera italiana.Non ci sono i margini e sottrarre dal bilancio pubblico risorse che determinano benefici per tutte le altre regioni che producono la materia prima non è più possibile. Si impone un accordo nazionale nel tavolo convocato dal Ministro delle Politiche Agricole, Dott. Mario Catania, per il giorno 22 febbraio prossimo che vincoli il Governo e le altre Regioni a concorrere con mezzi finanziari e con scelte politiche coerenti alla tutela del comparto bieticolo-saccarifero con atti deliberativi conseguenti, eventuale ingresso tra i soci azionisti dello Zuccherificio del Molise e condivisione delle responsabilità gestionali, industriali e produttive. |