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Popolari Liberali: Il fallimento della Legge Regionale sul Piano Casa | Stampa |
Scritto da Redazione   
Venerdì 29 Luglio 2011 16:37

I Popolari Liberali ritengono doveroso sottolineare ancora una volta il fallimento della Legge Regionale sul Piano Casa, approvata in data 11.12.2009 dalla Regione Molise. La Legge intende perseguire: “…il rilancio del settore edilizio con interventi finalizzati al miglioramento della qualità abitativa, per preservare, mantenere, ricostruire e rivitalizzare il patrimonio edilizio esistente, e promuovere l’edilizia economica per giovani coppie, anziani, …”. Ne condividiamo la ratio, ma l’aver previsto la possibilità di un cambio generalizzato della destinazione urbanistica non porta benefici in termini di lavoro, miglioramento del patrimonio edilizio, realizzazione di edilizia sociale, ma serve solo a regolarizzare i complessi nati per svolgere attività ricettiva, che sono stati venduti a privati come residenze. E’ un colpo mortale per il turismo su tutta la fascia costiera molisana ed in particolare per Termoli per la mancanza assoluta di aree  idonee per realizzare, eventualmente, nuove strutture ricettive. Per tutto ciò non si può e non si deve demonizzare la classe imprenditoriale del settore turistico che necessitava e necessita di ben altri interventi di sostegno, tartassata anche con aumenti indiscriminati di tributi e tariffe.

Inoltre, nelle Linee Guida Programmatiche per la disciplina degli interventi urbanistici riferiti alla Legge sul Piano Casa, emanate dal Consiglio Comunale di Termoli, è prevista, tra l’altro, la  monetizzazione delle aree da cedere per il soddisfacimento degli standard urbanistici, fissando un unico valore per tutto il territorio comunale, in netto contrasto con la Delibera n° 30 del Consiglio Regionale che prevede la cessione delle aree e solo in subordine, in mancanza di tali aree, la monetizzazione con un valore diverso  a seconda della zona di intervento. Nello specifico, a Termoli sono presenti aree da cedere in misura nettamente superiore a quella necessaria. Illegittimo accettare la monetizzazione degli standard perché si darebbe ai proprietari di queste aree “una ulteriore sberla” lasciando loro la proprietà delle  aree destinate a standard urbanistici ormai inutilizzabili e per le quali continuerebbero a pagare le tasse. Al paragrafo 6 delle stesse Linee Guida, in riferimento alla edilizia sociale nelle zone agricole, si rinvia, con la sola esclusione dell’indice di cubatura, a quanto previsto dalle NTA (Norme Tecniche di Attuazione del Piano) per le zone agricole. Ciò equivale a vietare qualsiasi tipo di intervento.

Alla Amministrazione Comunale restano  due vie da seguire: la prima è quella di lasciare validi i deliberati adottati e con coraggio dire che si è scherzato perché l’interesse delle Amministrazioni (Regionale e Comunale) non era quello della ripresa della attività nel settore edile, di migliorare il patrimonio edilizio,   realizzare  abitazioni per le fasce deboli, ma di sanare, a costo zero, tutto l’abusivismo edilizio costiero. La seconda via è quella  di annullare la Delibera di Consiglio Comunale n° 41 del 19.08.2010, approvare tutte le istanze presentate per la realizzazione di edilizia sociale, magari ai sensi dell’art. 51 della Legge 865 del 22.10.1971,dopo aver fissato il valore del contributo perequativo da versare al Comune uguale per tutti e determinato per interventi e zone omogenee  

Siamo stati facili profeti nel prevedere l’assoluta inutilità dei provvedimenti presi sia a livello Regionale che Comunale. Il settore edilizio ha bisogno di interventi di diversa natura per poter sperare in una ripresa .
In conclusione un grazie al Legislatore Regionale per averci regalato questa immorale “Legge del Cambio di Destinazione d’Uso Generalizzato”, sanatoria a costo zero  di tutti i complessi ricettivi venduti poi a privati come residenze.


Il Coordinamento Cittadino dei Popolari Liberali

 

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