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Presentazione del volume "I trascendentali traditi" del filosofo del pop Claudio Sottocornola | Stampa |
Giovedì 19 Gennaio 2012 12:24

Sabato 21 gennaio 2012, alla sala AXA di Palladino Company, a Campobasso, un appuntamento speciale con una delle personalità più poliedriche e "irregolari" della cultura italiana degli ultimi anni: Claudio Sottocornola. Docente di filosofia, artista grafico, interprete, poeta e saggista, Claudio Sottocornola (1959) è una delle personalità più poliedriche e "irregolari" della cultura italiana degli ultimi anni. I suoi studi - che si traducono sia in pubblicazioni che in recital - sono accomunati dall'utilizzo delle categorie "popular" come chiave di lettura della storia italiana del '900. Proprio per questo motivo la stampa lo ha soprannominato "il filosofo del pop". Intellettuale inquieto e trasversale, Sottocornola è noto in Lombardia per i suoi eventi: recital, reading, lezioni-concerto con il coinvolgimento dei suoi studenti e mostre fotografiche riscuotono sempre successo, tanto da aver creato un vero e proprio "caso". Per la prima volta a Campobasso, il 21 gennaio Claudio Sottocornola sarà intervistato dal giornalista Donato Zoppo e presenterà al pubblico molisano la sua stimolante e originale attività, in particolare l'ultimo saggio I trascendentali traditi (Velar Edizioni), dedicato a Pier Paolo Pasolini. Il saggio si sofferma sulle derive della contemporaneità, sul declino di una civiltà e sul pensiero debole, ma anche sui valori tenacemente ricercati nonostante scetticismo e disillusioni. Operando come sempre senza cesure tra cultura alta e bassa, popular e arte sacra, anche in I trascendentali traditi si muove fra pensiero debole e pensiero forte, alla ricerca di un senso e di una direzione.

La presenza di Sottocornola nella sala AXA - uno dei luoghi più intriganti per la multimedialità e le varie connessioni artistiche - non è casuale: il "filosofo del pop" ha sempre lavorato con materiale artistico (lo testimoniano le sue mostre Eighties e Il giardino di mia madre e altri luoghi) e continua a spaziare tra diverse modalità espressive, pensiamo all'interpretazione canora o alla fotografia. L'incontro a Campobasso sarà l'occasione per approfondire il suo percorso, alla ricerca dei valori e del sacro nell'epoca del mercato e della tecnologia, di una nuova ipotesi di insegnamento in un periodo difficile per la scuola, di un senso nuovo e pregnante dell'arte, della musica e della poesia in un panorama sempre più dominato dalla frammentazione del sapere. Una dedica a Pier Paolo Pasolini e nove brevi conversazioni sui trascendentali, ovvero quei  “caratteri che appartengono all’essere in tutta la sua estensione”, secondo la rigorosa definizione di Vanni Rovighi, che delinea con chiarezza la portata di quei concetti, come bene, verità, bellezza, unità che i filosofi medievali predicavano di tutto il reale, nel solco di un ottimismo metafisico culminante nel pensiero di Tommaso d’Aquino, che apre sotto forma di citazione, accanto ad altro autore classico o moderno, ogni capitoletto. Questa è la struttura essenziale de “I trascendentali traditi” (pp. 164, Ed. Velar, euro 9.00) di Claudio Sottocornola, filosofo che utilizza musica, poesia e immagine come strumenti di lavoro privilegiati, e qui si attarda fra le derive del contemporaneo, evocato da città in degrado, corpi alterati e famiglie liquide, ad assaporare tutto l’amaro di una civiltà in declino e di un pensiero sempre più debole, sforzandosi di  segnalare nel buio minaccioso che sovrasta e avvolge ogni cosa quel valore o universale che potrebbe insospettire il lettore, specie se scettico e disilluso, ma ben presto lo coinvolge invece in una complicità, quella del viaggio, della ricerca appassionata e della speranza  di una non inutile meta. Ciò dipende in gran parte dal rispetto e dalla valorizzazione delle soggettività che questo scritto in forma di pamphlet esprime come sua vocazione più intima e accorata per cui, accanto ad una dimensione quasi apocalittica e veemente, di denuncia e amarezza, ove la biografia quale ermeneutica del vero si fa strumento di comprensione profonda del senso e della vita, emerge uno sguardo post moderno che redime le asperità in nome di una situazionalità (storica, personale, naturale) in grado di giustificare le differenze, relativizzare le colpe, promuovere il dialogo ma, soprattutto, innamorarsi dell’ “altro”, a qualsiasi regione – ideologica, culturale, religiosa – appartenga.   

In realtà ciò che colloca questo scritto così coraggioso e atipico fra Tommaso e Vattimo, è proprio l’esigenza, che l’autore ribadisce e decanta, di un orizzonte di verità o autenticità che orienti il cammino dell’uomo contemporaneo, e nel contempo il rifiuto a identificare ciò con un approccio apodittico e dicotomico che separi troppo facilmente vero e falso, bene e male, bello e brutto, in nome di una concezione ermeneutica della verità (che potrebbe ricordare, per esempio, Kierkegaard, Nietzsche o Heidegger), intesa come interpretazione, ove i concetti, come le note di una musica, evocano nella loro sinfonicità  la bellezza dell’intero (di per sé ineffabile, come voleva Eckhart). Così fra Kant e la Scolastica, l’autore sceglie l’Ermeneutica contemporanea come l’ambito che meglio può restituire il desiderio di unità e universalità evocato appunto in altre epoche storiche dalla stessa Scolastica o dal Criticismo, e oggi idoneo ad essere espresso appunto da un visione della conoscenza e del rapporto uomo-mondo come interpretazione, e quindi attraverso la tolleranza, il dialogo, l’incontro, anche per ciò che concerne la spiritualità e le tematiche teologiche, che vanno ormai, come ogni ambito dell’esperienza umana contemporanea, planetarizzandosi, ed esigono quindi una visione olistica ed empatica, mentre necessitano di sprovincializzarsi in nome di una fraternità o amicizia, anche spirituale, più allargata. Come accadeva per i collage di “Eighties”, ove Sottocornola miscelava cultura alta e bassa, popular e arte sacra, destrutturando per ricostruire secondo armonie e senso del tutto nuovi, anche qui si assiste ad una singolar tenzone fra pensiero debole e pensiero forte, ove alla fine orizzontale e verticale, universale e particolare, verità e dubbio, anarchia e dogma convivono danzando mirabilmente sotto lo stesso cielo. Perché “tutto è grazia”, secondo la celebre affermazione del curato di Bernanos, ma non tutto è uguale e bisogna saper scegliere quale intensità di vita e di valore vogliamo realizzare…

C’è nell’intero percorso un forte richiamo alla responsabilità e all’impegno, e si capisce, perché l’autore, come docente, si è lasciato ispirare dai suoi giovani studenti o, meglio, dai loro bisogni e  dalle loro domande, a scrivere di filosofia come un testamento minimo, come una testimonianza e un impegno a orientare nel cammino, quando sembra venire a mancare ogni indizio di stella polare, una generazione che si smarrisce.

Il libro verrà presentato al pubblico e alla stampa venerdì 16 dicembre alle ore 18, presso la Libreria Buona Stampa a Bergamo, in Via Paleocapa, 4/E. Interverranno Alessia Biasiolo, direttrice di testata e scrittrice, Agata Salamone, docente di Filosofia e Storia, Donatella Merigo, lettrice.    (C.S.)


Claudio Sottocornola, ordinario di Filosofia e Storia a Bergamo, si è laureato con una tesi in Storia della teologia all’Università Cattolica di Milano e ha insegnato Discipline religiose, Materie Letterarie, Scienze dell’educazione.  Scrittore, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dal 1991, studioso e interprete del popular, ha pubblicato su varie testate italiane servizi, studi, interviste relative ai fenomeni della musica pop-rock dagli anni ’50 ad oggi, alla storia della televisione italiana, del varietà, del cinema, delle arti visive. Ha collaborato inoltre con emittenti radio e TV, ove ha trasmesso in particolare “speciali” con interviste e medaglioni di Storia della canzone italiana.

Dalla metà degli anni ’70 la sua attività culturale si caratterizza per una tenace ricerca poetica che ispirandosi all’ermetismo assume le più disparate influenze, da Pavese a Prévert al cinema, soprattutto di grandi autori italiani, di cui Sottocornola è un attento indagatore.

Docente di “Storia della Canzone e dello Spettacolo” presso la “Terza Università” di Bergamo, ha affiancato negli ultimi quindici anni alla ricerca scientifica in tale ambito, una ricerca estetica e creativa che lo ha portato in studio di registrazione per indagare origini e nuove modalità interpretative dei classici della canzone italiana, con incursioni anche nell’ambito anglosassone.

Ha pubblicato 3 cd, “L’appuntamento” (2004), “L’appuntamento 2 (i classici...)” (2005), “L’appuntamento 3 (Ma l’amore no: quaderno delle origini)” (2005), che raccolgono una selezione dei suoi “studi”, realizzati fra il 1994 e il 2001: la trilogia affronta il meglio della canzone pop e d’autore in Italia.

Numerosi gli incontri e le interviste-ritratto realizzate, fra gli altri, con Paolo Conte, Angelo Branduardi, Ivano Fossati, Enrico Ruggeri, Rita Pavone, Milva, Ornella Vanoni, Gianni Morandi, Anna Oxa, Mia Martini, Carla Fracci, Alberto Lattuada, Nino Manfredi, Giorgio Albertazzi, Teo Teocoli, Gene Gnocchi, Wanda Osiris, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Heather Parisi, Catherine Spaak, Mara Venier, Pierangelo Bertoli, Caterina Caselli, Amedeo Minghi, Bruno Lauzi, Vittorio Sgarbi, Gianna Nannini, Enzo Jannacci...

Dal 2004 Claudio Sottocornola Claude è in tour con una serie di lezioni-concerto e di omaggi alle grandi voci della “Storia della canzone moderna”, che vengono replicati per ogni tipo di pubblico (Teatri, Scuole, Comuni, Terza Università, locali che propongono buona musica...), e che presentano, nell’ambito del pop, un innegabile valore pionieristico, associando in modo assolutamente inedito espressione artistica e approccio storico-critico entro il medesimo evento, che si struttura come un indimenticabile one-man show apprezzato da pubblico e stampa.

A questo nel 2006 si aggiunge il DVD “L’Appuntamento/the video”, che contiene riprese in studio di brani selezionati fra quelli proposti nella trilogia, e associando parole, musica e immagini, consegna al pubblico la dimensione multimediale della ricerca attraverso un inedito “concerto virtuale”.

Nel 2007, in contemporanea con la mostra itinerante delle opere, esce il DVD multimediale “80’s/Eighties (laudes creaturarum ’81)”, testimonianza degli anni '80 attraverso 40 collages giovanili dal sottotitolo "avere 22 anni nel 1981...": una sorta di “lauda pop” nella quale pubblicità, moda, divi, personaggi degli anni '80 e opere d'arte di sempre si articolano come un inno alla sacralità del profano, a partire dal ricordo dell’estate ’81, in cui le opere vennero composte di getto. Il volumetto e la mostra “Anteprima” anticipano poi con versi e collages l’imminente pubblicazione dell’antologia poetica. Anche questa esperienza documenta la straordinaria passione interdisciplinare che anima la ricerca dell’autore.

Nel 2008 pubblica “Giovinezza…addio. Diario di fine ‘900 in versi” (1974-1994), che raccoglie poesie scritte dall’autore fra i 15 e i 35 anni e costituisce una specie di “romanzo di formazione” che ha per scenario la fine del secolo e del millennio. L’opera attesta una lunga ricerca dell’autore nel mondo della parola, che approda dall’ermetismo delle origini ad una speciale attenzione per la cultura pop contemporanea e i linguaggi musicali e iconici sottesi. A completare la proposta il cd “L’appuntamento/collection”, allegato alla raccolta, con venti canzoni pop, rock e d’autore registrate fra il 1994 e il 2001. Dall’opera, oggetto di una diffusa e favorevole attenzione critica, viene tratto il recital “I migliori anni della nostra vita”, in cui l’autore racconta, fra poesia e canzoni live, la storia italiana dagli anni ’60 ad oggi.

“Nugae, nugellae, lampi” (2009) rappresenta l’integrazione poetica e fotografica della precedente silloge, confermando un vivo interesse per l’interazione e la contaminazione dei linguaggi, e presenta una prima selezione del percorso per immagini “Il giardino di mia madre e altri luoghi”. Il recital “Quaderno di liceo”, che accompagna la presentazione del volume, propone un viaggio a ritroso negli anni ’70, alla ricerca del mythos fondativo, in un connubio di suoni, parole, immagini tra storia personale e sociale.

Nel 2010 è la volta della mostra itinerante “Il giardino di mia madre e altri luoghi”, commosso tributo visivo alla memoria della madre mancata in anni recenti, con 250 scatti fotografici di giardino e paesaggi, e una sezione di ritratti, raccolti anche in un suggestivo percorso multimediale sulle note de “I pattinatori” di Waldteufel abilmente rivisitate, e accompagnati da interessanti testi critici. Il tutto nell’ambito di un discorso sulla “cura” e sulla responsabilità che si estende “dai luoghi del mondo alla relazione fra le persone” (il dvd viene infatti anche finalizzato a un’iniziativa benefica per il mondo del volontariato, nel quale Angela Belloni Sottocornola, che il percorso di immagini vuole ricordare, era attivamente impegnata).

“The gift” è il volumetto che Sottocornola decide di dare alle stampe e regalare agli studenti in occasione degli Esami di Maturità 2010, quasi “testamento minimo” di un docente di Filosofia che parla della possibilità di “dono” e impegno a partire da un contesto post-moderno che si sforza di recuperare e tematizzare gli input dell’antropologia biblica e classica, nonché gli assunti della gnoseologia moderna e della Ermeneutica contemporanea, di cui si assume soprattutto la vitale categoria di “interpretazione”, atta a suscitare dialogo e capacità di mediazione.

Con “Il pane e i pesci” (quattro volumi in cofanetto per un totale di quasi mille pagine), che raccoglie scritti realizzati dall’autore fra il 1980 e il 2010, siamo di fronte ad un tentativo di “compendio” di un’intera esperienza spirituale, fra autobiografia, teologia e giornalismo, entro lo scenario contemporaneo caratterizzato da una crisi del discorso sul sacro e sul simbolo, che l’autore tenta invece di recuperare nei suoi rapporti con il territorio e la memoria. Il primo volume, “La spiritualità eucaristica di Charles de Foucauld nella sua vita”, prende in esame la suggestiva esperienza del grande mistico ed esploratore francese , con particolare attenzione alla dimensione della “adorazione”; il secondo volume, “Scritti cristiani per la gente di Colognola”, propone una serie di articolo redatti fra gli anni ’80 e ’90 su volontariato e animazione del territorio di un quartiere alla periferia di Bergamo, con interviste a missionari, analisi di encicliche e spaccati di vita quotidiana; il terzo, “Scritti spirituali giovanili, citazioni, appunti, aforismi”, si presenta come uno zibaldone di pensieri da San Paolo a Jim Morrison, con numerose riflessioni dell’autore stesso, quasi  “diario di formazione” nel passaggio dalla giovinezza alla maturità. “My status quaestionis 2010” è invece un volumetto introduttivo che, in modo paradossale e divergente, vuol fare il punto su globalizzazione, scristianizzazione e mutate antropologie, sforzandosi di cogliere  “le ragioni dell’altro”.

IL 2011 vede Sottocornola celebrare l’anniversario dell’unificazione nazionale con “Una notte in Italia”, ciclo di cinque lezioni-concerto presso l’Auditorium della Provincia di Bergamo, che si propone di affrontare il vasto repertorio della canzone popolare italiana come veicolo di unità linguistica e culturale nazionale, in particolare dagli anni ’50 ad oggi, e lo fa coinvolgendo nella propria performance artistica e musicale studenti universitari e liceali fra canto, danza, poesia e recitazione nel riuscito tentativo di formulare un tributo originale e innovativo a quanto di meglio può offrire l’identità italiana.

Una dedica a Pier Paolo Pasolini e una critica del contemporaneo a partire da una prospettiva straniante, quella della filosofia medievale rivisitata alla luce dell’Ermeneutica contemporanea, è invece il tema del pamphlet “I trascendentali traditi”, presentato nel dicembre 2011.  

Per Sottocornola, infatti, filosofia e poesia, musica e arte in genere, sono espressioni di una medesima ricerca, che punta a realizzare condizioni di equilibrio ermeneutico entro una realtà aporetica e contraddittoria come quella contemporanea, grazie all’assunzione della categoria di interpretazione come strumento epistemologico più idoneo a decifrarla.

 

 

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