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Scritto da Carmela Mariano
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Sabato 11 Febbraio 2012 08:00 |
Parla Marilina Niro, Consigliere comunale di maggioranza dissidente
Fioccano parole grosse a Palazzo San Giorgio. Maggioranza e Sindaco che accusano i cinque “dissidenti” di tenere sotto scacco l’Amministrazione comunale di Campobasso per interessi personali. Consiglieri che ribattono minacciando azioni legali per diffamazione. I toni, insomma, all’interno del Comune, si fanno sempre più roventi. Il tema delle vendite delle farmacie comunali sembrerebbe nascondere dissensi latenti da tempo e che ora, come tutti i nodi, arriverebbero al pettine. Ne abbiamo parlato con Marilina Niro, una dei cinque Consiglieri sotto accusa, la quale ha ribadito il sostegno del gruppo al programma elettorale presentato ai tempi da Di Bartolomeo ma, allo stesso tempo, difende la libertà di pensiero politico all’interno della maggioranza.
Consigliera Niro, la maggioranza che fino ad ora sosteneva Di Bartolomeo ora sta piano piano lasciando solo il Sindaco: 5 Consiglieri (tra cui lei) hanno già dichiarato la propria separazione dalla linea dell’Amministrazione comunale e, intanto, la città attende ancora quella ripresa promessa in campagna elettorale. Cosa sta succedendo a Palazzo San Giorgio? “Io non direi che cinque Consiglieri non appoggiano Di Bartolomeo ma, piuttosto, questi Consiglieri, in merito alle farmacie, hanno espresso un propria opinione diversa da quella del Sindaco e della Giunta. Questa non è una separazione dalla linea politica della maggioranza perché questa è tracciata dai programmi elettorali. Noi, infatti, non ci dissociamo dal programma presentato al momento delle elezioni. Semplicemente non condividiamo la vendita della farmacia comunale. Riteniamo che in democrazia, soprattutto all’interno della maggioranza, si possa dissentire altrimenti non sarebbe necessaria l’elezione di tanti Consiglieri. Laddove i numeri danno ragione a qualcuno quella dovrebbe essere la soluzione. Noi partiamo da 35 rappresentanti (compreso il Sindaco e gli Assessori), quindi, anche tolti noi cinque e l’intera opposizione, il provvedimento non avrà problemi a passare”. Voci maligne parlano di contese su deleghe e strategie per ottenere gettoni presenza. Come rispondete voi “dissidenti” a tali accuse? “Io ho ottenuto e gestito una delega senza alcuna richiesta da parte mia ma solo perché ho avuto un largo consenso elettorale. Delega che ho avuto a titolo del tutto gratuito e senza gettoni in più. Inoltre sono tra quelli che partecipano alle Commissioni nella misura in cui lo ritiene utile, senza mai aver fatto l’amplein ma raggiungendo una media di 300/400 euro di gettoni presenza. Credo, inoltre, che potrei guadagnare di più dedicandomi ad altre attività di tipo privato. Sono una persona che ha sempre lavorato senza straguadagnare mai. Quindi le accuse non mi toccano e penso che non tocchino nemmeno gli altri quattro perché di fatto non mi sembra che abbiamo avuto un di più. Io, personalmente, ho rinunciato anche al mio ruolo di capogruppo, essendo stata prima eletta, senza alcun problema. Non mi sembra che altri, che hanno avuto deleghe e incarichi a cui sono seguiti gettoni, siano stati esposti a critiche come noi. Io nella mia vita sono stata educata a conquistare e meritare le cose e non voglio scendere in una arena che getta ombre sulla politica”. Lei ha dichiarato che le farmacie comunali non vanno vendute ma potenziate. Ci più spiegare che tipo di soluzioni avrebbe in mente? “Sono molto contenta della domanda perché mi permette anche di rispondere ad una nota di alcuni consiglieri di maggioranza. Noi abbiamo prospettato alcune soluzioni. Per noi è possibile creare delle società per azioni con i farmacisti che lavorano all’interno dello stesso Comune. Ci è stato detto che la categoria non sarebbe d’accordo ma non abbiamo prove di ciò. È possibile fondare delle società in house dove il Comune utilizza gli utili e ha il controllo economico della stessa e la cui gestione rimane esterna. Questo risolverebbe il problema delle assunzioni e i gestori potranno guadagnare a provvigioni secondo accordi prestabiliti. Tutto ciò permetterebbe di far rimanere il servizio nelle mani del Comune. Altre soluzioni sono società miste pubblico-privato da proporre a farmacisti e dipendenti. Ancora, si è detto che gli utili della farmacia che si vuole vendere sono minimi. Allora perché non migliorare i guadagni? Su questi utili, inoltre, influiscono fattori come i ritardi dei pagamenti. Allora, come mai le comunali non si avvalgono della stessa possibilità data alle private di abbattere gli interessi di mora attraverso contatti con le banche?questi contratti permetterebbero alle banche si pagare subito e alla Regione di farsi carico degli interessi. Se si vende, invece, credo che sia giusto che i termini della vendita sia definiti fin d’ora”. Il decreto Cresci Italia ha liberalizzato anche il settore delle farmacie. Secondo quanto disposto, Campobasso dovrebbe aprire altri 4 o 5 punti vendita mentre l’Amministrazione comunale pensa, invece, a vendere. Perché non si ricorre ai concorsi pubblici per risolvere il problema del personale, o al massimo, a co-partecipazioni pubblico-privato? “Su questo c’è un limite perché il Patto di stabilità vincola anche sulle assunzioni per cui, se si assumono farmacisti si rischia di avere un deficit di personale in altri settori. Questa è stata una scelta strategica che però va motivata. Se il personale della farmacia non si può aumentare si trovano altre soluzioni ma non si può chiudere un esercizio in attivo e prendere personali in attività che in attivo non sono. Io non entro nel merito delle scelte che competono alla Giunta ma ritengo, come consigliere, di dover dire la mia. Non si può arrivare all’ultimo minuto, quando il personale della farmacia è stremato a proporre come unica soluzione la vendita”. In ultimo vorrei chiederle: lei ha dichiarato che le accuse mosse dal Sindaco nei vostri confronti troveranno risposta nelle opportune sedi. Come vi muoverete, dunque, nei prossimi giorni? “Io spero che si chiuda il capitolo degli insulti e delle accuse perché non amo discutere certe cose in maniera dura. Però su certe accuse infamanti non si può stare zitti perché si corre il rischio, in chi ascolta, che questa sia vera. Il Sindaco ha glissato su certe affermazioni facendo ricadere la responsabilità su alcuni giornalisti. Cosa che quest’ultimi hanno anche chiarito. Il concetto brutto che non vogliamo far passare è che noi terremmo sotto ricatto il Sindaco per interessi personali. Io vorrei capire, a questo punto, quali sarebbero questi interessi. Se Di Bartolomeo non li chiarirà pubblicamente io ricorrerò alle sedi opportune, anche se queste dovessero essere i tribunali”. Carmela Mariano
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