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“Confmolise Impresa, uno strumento utile per valorizzare le risorse del territorio” | Stampa |
Scritto da MDL   
Domenica 05 Febbraio 2012 12:30

Parla Andrea Casolino, socio Confmolise Impresa

Dopo la crisi, la Manovra Monti che con le norme in essa contenuti ha creato scontenti in tutti i settori: a livello economico si sono registrate le proteste delle diverse categorie lavorative, a livello sociale è aumentato l’indebitamento per le famiglie.Andrea Casolino, promotore finanziario di Termoli, ci dà un’analisi dell’attuale situazione economica e, in qualità di socio di Confmolise Impresa, ci illustra le azioni future mirate necessarie per il Molise.
Dottor Casolino, lei è un promotore finanziario. Può farci un quadro della crisi e conseguentemente dell’economia molisana?  “ La crisi che stiamo vivendo non è un caso isolato, ma bensì è la terza crisi in dieci anni, dopo quella del 2001, conseguente alla cadute delle Torri Gemelle e alle guerre in Iraq e Afghanistan; quella del 2008 collegata alla crisi statunitense dei mutui sub prime e quella sempre del 2008 scaturita dal fallimento della Lehman Brothers Holdings Inc. Gli effetti di queste crisi hanno ridisegnato i paradigmi economici e la geopolitica internazionale. Ora necessita trovare nuovi equilibri e nuove linee di sviluppo. L’ultima crisi tuttavia racchiude degli aspetti nuovi, e per alcuni versi più pericolosi: ha messo per la prima volta in discussione la solvibilità degli Stati sovrani Europei, come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, e ha intaccato la fiducia dei risparmiatori verso alcuni strumenti di risparmio fino ad oggi considerati “sicuri”: i titoli di stato. A ciò va aggiunto che questa fase è inserita in un contesto globale dove l’informatizzazione e l’interconnessione dei mercati permette la circolazione di informazioni, e di strumenti finanziari (es. i CDS, i credit default swap), immediata e incontrollata, favorendo spesso la speculazione finanziaria. Ciò è agevolato anche da “vuoti” normativi non solo a livello nazionale ma internazionale. Per quanto riguarda il Molise la crisi sviluppatasi a partire dalla seconda metà del 2011 ha frenato la già debole ripresa avviatasi nel 2010. Il settore industriale è stato sicuramente penalizzato dalla contrazione domanda interna, che risente molto della perdita del potere di acquisto delle famiglie, e dal rincaro del prezzo delle materie prime. Due indicatori ci possono offrire ulteriori spunti: l’aumento della disoccupazione (9.1% per il 2008 e il 2009, 8.4% per il 2010 e 9.6% per il 2011) e la contrazione del numero delle imprese attive in Regione (dalle 32.446 del 2010 alle 32.210 del 2011).”
Il Governo Monti ha varato una serie di normative, dalle liberalizzazioni alle semplificazioni. In che percentuale influiscono sulla capacità di investimento dei cittadini, in particolare dei molisani?
“Analizzare il “Decreto Salva Italia” e i provvedimenti ad esso collegati richiederebbe molto tempo. Inoltre non sarebbe corretto esprimere un giudizio positivo o negativo complessivo sullo stesso. Una cosa è certa: il Governo è stato costretto ad intervenire per fare cassa nel breve periodo, ed adottare misure necessarie per il risanamento dei conti pubblici e per il rilancio del sistema nel medio lungo periodo. Molti di questi intervenuti sono stati necessari anche per rivalutare l’immagine del nostro Paese nei confronti del contesto internazionale Sicuramente molte scelte, come le liberalizzazioni e la riforma delle pensioni possono risultare impopolari, ma erano necessarie. Sicuramente l’incremento della pressione fiscale, tra cui l’introduzione del’IMU, e la contrazione dei trasferimenti agli Enti locali, causeranno una riduzione delle disponibilità economica delle famiglie, già colpite da diversi anni dal rincaro dei prezzi. Ciò causerò una ulteriore contrazione dei consumi e del risparmio”.
Secondo lei i provvedimenti del Governo Monti peseranno sui conti economici delle banche?
“A pesare sui conti della banche non sono tanto i provvedimenti del Governo Monti, quanto più una congiuntura interna ed esterna al sistema che rischia di creare non pochi problemi. Le banche oggi si trovano “schiacciate” da una parte dalla necessità di soddisfare nuovi requisiti patrimoniali più esigenti, e dall’altra dalla difficoltà di reperire sul mercato nuove liquidità. Mi spiego meglio. Da un lato Basilea III ha imposto alle banche, al fine di incrementare la propria consistenza patrimoniale, un innalzamento del Core Tier1, il principale indicatore di solidità patrimoniale, al 9% entro il giugno 2012 (tale indicatore è dato dal rapporto fra il patrimonio base di una banca e gli “impieghi”, cioè i soldi prestati. Da ciò si evince che le banche per ogni 100 euro prestati ne dovranno averne almeno 9 in cassa). Dall’altro le banche hanno difficoltà a reperire nuove risorse: dal recuperare dei crediti già erogati (gli impieghi a sofferenza del sistema bancario italiano sono passati dai 41.319 milioni di euro del 2008 ai 102.108 a settembre 2011), alla scadenza nel 2012 di più di 87 milioni di euro di obbligazioni (solo per citare quelli delle prime 4 banche italiane!), alla difficoltà delle Banche di raccogliere nuovo risparmio a causa dell’impennata dei tassi si interesse che ha reso molto più onerosa la raccolta. L’insieme di questi fattori ci permette di inquadrare a quale rischio di liquidità si andrà incontro. Infatti se il 2011 è stato l’anno dello Spred, il 2012 potrebbe essere quello del Credit crunch, (“stretta creditizia”). Il risultato sarà che le famiglie e le aziende avranno più difficoltà a reperire denaro (come già si è registrato già nel 2011), con conseguenti rischi per il rilancio dei consumi e dell’attività economica delle imprese. Non a caso per il 2012 la stima del Pil italiano è pari dal -1% di Moody’s al -1.7% di Prometeia”.
Una recente statistica realizzata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre ha verificato che dal settembre 2008 al settembre 2011, l’indebitamento medio delle famiglie italiane è aumentato del +36,4%. Cosa ci dice a riguardo?
Il crescente indebitamento delle famiglie è un fenomeno preoccupante non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale. La famiglia media italiana si trova da un lato con redditi che perdono il potere d’acquisto (quando non si perde proprio il lavoro!) e dall’altro con un rincaro dei prezzi. Il gap tra entrate e uscite viene colmato con il ricorso al debito, che non fa altro che traslare e frazionare la difficoltà momentanea nel futuro, aggravandola degli interessi. Da un punto di vista sociale la cronaca proprio in questi ultimi mesi ha incrementato le notizie inerenti gesti estremi compiuti da persone in serie difficoltà, molte delle quali non riuscivano a rientrare dai debiti contratti. A tale proposito, risulta sempre più importante una corretta e parsimoniosa gestione delle risorse, ancor di più quando si riesce a risparmiare, anche se poco. Infatti in questi casi è determinante la pianificazione finanziaria rapportando le risorse disponibili a degli obiettivi chiari (lo studio dei figli, la casa, la pensione)”.
Secondo lei, allo stato attuale, i cittadini hanno ancora fiducia nelle banche? Quale futuro ci si deve aspettare?
La mia percezione è che i cittadini sono delusi e stanchi non solo delle banche, ma delle istituzione e del sistema in genere. Sono stanchi di vedere anni di sacrifici vanificati dall’inefficienza, dagli sprechi e dalle ingiustizie del sistema. A tale proposito è importante che le istituzioni ridiano fiducia al territorio, lavorando con etica, riducendo gli sprechi, investendo sui giovani, la ricerca e l’ambiente attraverso chiare e condivise linee di sviluppo e di equità sociale”.
Lei è un associato della Confmolise Impresa, come mai questa decisione? Cosa l’ha spinta ad aderire?
“Dopo una serie di informazioni che delineano un quadro difficile va detto anche che necessita avere e dare fiducia, impegno e collaborazione. In virtù di questi presupposti ho aderito a Confmolise Impresa. Sono convinto che ognuno di noi, in relazione alle proprie competenze e possibilità debba dare il contributo personale per una società migliore”.
Crede che la Confmolise Impresa possa fungere da organo interlocutore tra associati e istituzioni molisane? Ha delle proposte da avanzare al Presidente Montesanto?
“Non solo credo, ma sono convito che Confmolise Impresa possa essere uno strumento utile per aggregare e valorizzare le risorse del territorio, ponendosi come collettore tra il contesto locale e le varie istituzioni e attori del territorio. Al Presidente Montesanto, al Direttivo e ai soci tutti mi sento di consigliare di lavorare insieme, nel rispetto di tutti, con inclusione, in una logica super partes e nella direzione dello sviluppo del nostro territorio e del bene comune”.
MDL

 

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